Trilobiti #180 il maestro dei sogni

Però qualcosa è cambiato in me.
La prospettiva è cambiata.
In questo viaggio attraverso tanti inferni, il mondo mi è apparso talvolta malsano, spesso inconcepibile e altre volte insopportabile.
La discesa è forse finalmente finita e ora inizia la salita che probabilmente mi insegnerà che l’animo umano possiede anche il lato virtuoso.
Così sono uscito a riveder le stelle e ho modellato la mia anima su questa nota speranzosa.
Il Maestro M ha rinvigorito le mie speranze e dato nuova linfa alle mie forze in vistoso calo.
Questo è dunque il messaggio che stamattina ho trovato sotto il cuscino. Ci ho riflettuto per tutto il giorno e mi è piaciuto dare questa interpretazione.
Stasera dunque è come spiegare le ali in un nuovo volo.

tratto da Il maestro dei sogni di Fabrizio Sandrini

Trilobiti #179 L’entità

Si assassinarono re, si avvelenarono diplomatici, si appoggiarono fazioni in conflitto come prassi della diplomazia pontificia; si chiusero gli occhi di fronte a massacri e olocausti; si finanziarono gruppi terroristi e dittatori sudamericani; si protessero criminali di guerra e si riciclò denaro della mafia; si manipolarono mercati finanziari e si provocarono fallimenti bancari, si condannarono conflitti mentre si vendevano armi; tutto questo in nome di Dio, con l’Entità come suo strumento.

Eric Frattini – L’Entità

Trilobiti #178 Scendeva un filobus per strada

Scendeva un filobus per strada

Scendeva un filobus per strada,
una donna camminava innanzi.
Tutti gli uomini sul filobus
non staccavano gli occhi da lei.

Il filobus le passò accanto,
e poi la superò.
E tutti gli uomini sul filobus
restarono a lungo voltati a guardarla.

Solo l’autista del filobus
non voltò la testa:
bisogna pure che almeno uno
guardi sempre avanti.

Bulat Okudzava

Trilobiti #177 L’uomo verticale

Nella vecchia casa passavo molte ore in una stanza che chiamavo “stanza dei libri”. Lì avevo raccolto migliaia di romanzi, saggi, trattati e libri d’arte. Molti li avevo letti più volte, sottolineati, chiosati e dissezionati per ricavarne qualche insegnamento per me e per i miei studenti. Alcuni li avevo scelti come bastioni delle mie mura. Altri come passaporti per le mie terre. Sillogi di ciò che la vita era o avrebbe dovuto essere.
Non ho alcun desiderio di sapere cosa è stato di loro. A meno che qualcuno non abbia incendiato la casa suppongo siano ancora là a farsi divorare dalla muffa e dai topi. Amo infinitamente quelle storie , eppure le so responsabili di quello che sono. Un uomo mancante.

Davide Longo – L’uomo verticale