Il Vocaboletano – #19 – Arrevotare

Shock Anafilattico

Siamo arrivati all’appuntamento 19 del Vocaboletano. Il successo che ha riscosso sinora è tale che si può dire che abbiamo proprio arrevotato!

Come? Non sapete cosa voglia dire arrevotare? Eh ma allora bisogna proprio spiegare tutto.

In senso letterale, arrevotare, dal latino volvitare (“volgere”, con il ri- iniziale che sta a indicare “volgere dall’altro lato”) vuol dire proprio rivoltare, verso la parte opposta.

Il termine è però usato in senso figurato: è raro infatti sentir dire di aver arrevutato un oggetto. Si usa, invece, per descrivere aggiungendo enfasi un’azione che crea sconvolgimento in senso positivo, tal da suscitare ammirazione e meraviglia in chi sta intorno.

Ascolta l’audio

Nel gergo giovanile è spesso diventata una spacconata, “Questa sera arrevutamm!”, immaginando una serata con donne che cadono ai propri piedi, sguardi di ammirazione e invidia da parte del popolo, divertimento e sconvolgimento assicurati.


Che poi il più delle volte…

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Sfogatoio, it’s me!

Esiste un’applicazione (una app. tanto per fare i tipi al passo coi tempi) su tutti gli smartphone, che si chiama: Sfogatoio.
Se guardate bene nel playstore del vostro cellulare, la trovate anche sotto la voce Marilù.
Non a caso, quando usufruirete di questa applicazione, avrete a disposizione due opzioni:

– una è quella telefonica, c’è il simbolo della cornetta del telefono, basta che clicchiate su quel simbolo e subito sentirete la mia voce rassicurante pronta ad accogliere i vostri sfoghi.

– la seconda opzione è quella della mia presenza fisica, ma sappiate che questa comporta un pò di tempo in più, rispetto all’opzione telefonica. Non vi aspettate di vedermi materializzata davanti a voi se cliccate sul simbolo di una sagoma femminile che indossa una t-shirt dei sonic youth! Il tasto da cliccare è proprio quello però, lo avete trovato? Ecco, quando lo avrete visualizzato e ci avrete cliccato sopra, vi comparirà esattamente la posizione in cui io sono in quel preciso momento, con tanto di mappa satellitare e indirizzo, e se non siete pratici della zona, c’è street view che vi guiderà esattamente verso il luogo in cui io sono in quel momento. Una volta che mi avrete intercettata, ricordatevi che molto probabilmente non avrò la t-shirt dei sonic youth, poichè non sono come Dylan dog che ha una giacca nera e una camicia rossa in serie e indossa solo quelle. Quindi prestate bene attenzione a tutto il resto, ma vi assicuro che mi riconoscerete, perchè nel momento in cui avrete cliccato su quel tasto, io avrò ricevuto la vostra richiesta di attenzione e mi sarò posta in modalità di accoglienza.

Dopo aver spiegato i passi principali, adesso elenchiamo le funzioni esatte di questa app.
Se siete insicuri, stanchi, tristi, se siete attanagliati da dubbi, paure, se avete l’urgenza di essere compresi da qualcuno, se desiderate di essere accettati per quello che siete veramente, e non per quello che gli altri si aspettano voi siate, allora troverete me, ossia Marilù, la sagoma con la maglietta dei sonic youth di cui parlavo sopra.
I tipi di sfogo possono essere di vario genere, ne elenco alcuni, giusto per farvi capire se in futuro vorrete scaricare questa app. ma ricordate che qualunque sia il motivo per farvi cliccare quel pulsante, io non mi tirerò indietro.
Quel che sono pronta ad accogliere sono:
le frustrazioni, le indecisioni, la necessità di ricevere consiglio inerente a qualsiasi argomento, che sia un esame universitario, un ritardo del ciclo mestruale, un marito o una moglie che non vi danno più le giuste attenzioni, il desiderio impellente di tradire il vostro o la vostra compagna, i conseguenti sensi di colpa, approfondimenti sul preromanticismo inglese, la vostra ex che non riuscite a dimenticare, il vostro rapporto di coppia che è ormai finito, ma continuate a trascinarvelo dietro come una zavorra, perchè non avete il coraggio di affrontare le conseguenze della fine di un rapporto, l’assenza di dialogo col vostro partner, la paura di essere un fallimento, di aver fatto una serie infinita di errori che vi ha portato a vivere una vita che non sentite affatto, il non sapere cosa fare in una determinata situazione, qualunque sia la situazione, anche la più improponibile, la più trascendentale, la più inimmaginabile, diventerà semplice se la racconterete a me.
Vi ho per caso convinti?
Questo post è il risultato di un determinato periodo di tempo, in cui mi sono resa conto che sono io lo Sfogatoio, di gente che conosco da anni, di persone che incontro per caso sul treno, per strada, in fila alla posta, alla fermata del bus e così via…
Se esistono altri sfogatoi come me, allora contattatemi. Un raduno di sfogatoi potrebbe rimettere in sesto i miei pensieri cattivi nei confronti dell’umanità e soprattutto potrebbe farmi guadagnare un posto nel giardino di Gibran.

Mai tai immaginario

Oggi piove ed io indosso una t-shirt del Brasile che stona completamente col tempo che c’è fuori.
Desidero ardentemente un Mai tai. Lo so, non se ne parla di bere, ma avete presente quando già sentite in bocca il sapore forte del rum, che però non vi arriva subito, perchè la dolcezza dell’orzata mischiata all’asprezza del orange Curaçao, vi prepara alla carezza finale del lime, ed è solo in quel momento che il rum prende comodamente posto in voi. Vedo anche l’ombrellino fucsia col quale gioco mentre sorseggio il cocktail freddo. Ma non siamo in Polinesia e mancano ancora dieci giorni dalla fine delle RINUNCE. Ecco cosa ti fa l’astinenza dalle cose piacevoli. Mi fa avere delle allucinazioni visive, e gustative. E per non farmi mancare l’effetto tortura, ho anche preparato una crostata di crema e fragole, da portare in dono ad una persona a cui farò visita tra poco. Merito o no di passare ad un grado di buddità superiore?

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Dell’insonnia, del vento e dei Pronto senza risposta

Quelli che ti telefonano da numero sconosciuto e poi riagganciano, non li capisco proprio.
Il mio primo “Pronto”, ha sempre un tono positivo/curioso, al secondo “Pronto”, ho già il sospetto che l’interlocutore abbia qualche problema di linea, o nello specifico con la sottoscritta, e si potrebbe trattare di una sorta di mancanza , o di verifica del fatto che nonostante io sia morta, risponde ancora la mia voce al telefono, o è solo un folle di turno che ha fatto un numero a caso, ed evidentemente la sequenza dei miei numeri gli piace proprio tanto. Al terzo “Pronto”, il tono della mia voce è totalmente cambiato, sono spazientita, e anche irritata, perchè se mi devi dire qualcosa, vorrei che me la dicessi, anche se ho la sensazione che non si tratta di cose piacevoli. Se invece vuoi solo sentire me, che dico solo quell’instancabile mantra che è una successione infinita di “Pronto”, allora davvero mi sfugge il senso di questa cosa. Ma chissà quante cose sfuggono alla mia comprensione ogni giorno e quante volte farei meglio a vestirmi di leggerezza e fregarmene di tante cose. Oggi mentre soffiava un pò di vento, ho pensato che il vento non è solo. Non so il perchè di questo mio pensiero, ma ho sempre creduto che il vento si sentisse solo. Invece oggi ho avuto una sorta di illuminazione a riguardo. Ho pensato che lui sfiora un sacco di cose, le scuote, le sconquassa, le scompiglia, le accarezza, le fa cadere, le sposta, e son persone, prati, case, cose diverse, e lui non le sceglie, non c’è discriminazione nel suo passaggio, son tutti uguali per lui. Siamo tutti allo stesso livello.
E la cosa più bella è che lui non è solo, come io ho sempre creduto in passato. Se l’insonnia mi fa questo effetto, forse sarà meglio che inizi a pensare seriamente a farmi flebo di camomilla e melissa.

Louder than love

Avete presente quando vi risuona nella testa e sulla bocca una canzone? E ve la portate avanti per qualche giorno, come se lei avesse scelto di farvi compagnia insinuandosi in voi senza chiedervi il permesso e voi glielo lasciate fare, la accogliete e le date forza.
La canzone che ho in testa in questi giorni è Hunger strike dei Temple of the dog.

E ricordo esattamente il momento in cui acquistai il cd contenente questo brano, ero a Roma in gita scolastica con la mia classe del liceo e al posto di comprare un souvenir, mi fiondai in un negozio di dischi che era per me ENORME, abituata ai bugigattoli dove di solito compro cd. Ero talmente entusiasta di questo acquisto, che non vedevo l’ora di tornare a casa per poterlo ascoltare nella penombra della mia stanza. Oggi verso l’ora di pranzo, un mio amico mi dice: è morto Chris Cornell.
Io sono rimasta basita. Lo so, muoiono continuamente persone, persone a cui noi teniamo e altre di cui non sappiamo nemmeno il nome, ma io questo nome lo conosco bene, perchè ho amato per anni la sua musica, la sua voce e quindi questa notizia è arrivata come una doccia fredda. Ho detto una parolaccia, farfugliato più che altro, perchè intanto le parole di hunger strike continuavano a risuonarmi dentro.
Fuori c’è il sole ma vi assicuro che questa giornata ha preso una brutta piega, non solo per questo evento, ma per altre cose intorno degne di nota. Cerco di non pensarci mentre un altro pezzo della mia vita si stacca, per non tornare più.
Buon viaggio Chris!

Il Vocaboletano – #18 – Alluccà

Buonasera a tutti! il termine a cui ci accostiamo questa sera è molto caro alla gente del sud, perchè dalle nostre parti i toni pacati sono altamente vietati. Da noi, s’addà alluccà!
E che cosa significa nello specifico alluccà, ossia alluccare, vuol dire alzare la voce, urlare, strillare, gridare, sbraitare, rimproverare, abbaiare.
Traccia audio di Alluccà.
Se il cane del vostro vicino abbaia tutta la notte potrete dire: ‘e ‘lluccat’ tutta a nuttata, numm è fatt rorm proprie.! Tradotto: non ho dormito affatto, perchè il cane ha abbaiato tutta la notte. Per la traccia audio cliccare quì.

Vale anche, nella forma transitiva, come “rimproverare”: quindi un bambino irrequieto viene “alluccato” se combina pasticci. Un tipo di rimprovero potrebbe essere il seguente: dagli n’allucca ncapa e virimm si s’impara! Ossia:fagli una sgridata bella assestata (in testa, così se la ricorda meglio),  e vediamo se impara. Per la traccia audio cliccate quì.

Le origini etimologiche del termine sono varie:

Si indicava con “alucus” (quindi “alucari” e poi “alluccare“) l’ “allocco”, uccello caratteristico per i suoi strilli ed “allucchi”.
Oppure lo si fa derivare dal latino “alloquor” (parlo, invoco, arringo) da “ad loquor” parlare a più persone, quindi era gioco forza alzare il tono della voce, le animate arringhe degli avvocati degli antichi romani erano dette “allocuzioni”.
Altri sembrano collegarlo allo spagnolo “loco”, cioè folle, demente, dissociato, come se quelle urla, abbastanza esagitate, fossero una manifestazione tipica del forsennato.

Sin da quando ero piccola, son cresciuta tra gli “allucchi” del quartiere, quelli da balcone a balcone tra mia madre e le sue sorelle che abitavano nelle case a fianco alla nostra, ma che per comunicare tra loro, alluccavano annullando in tal modo le distanze, ma anche facendosi così sentire non solo dai loro diretti interlocutori, ma anche da tutti quelli che erano nei paraggi. Stessa situazione, ancor più colorata, l’ho vissuta quando abitavo a Napoli, dove allucchi di ogni genere si innalzavano da ogni angolo e vicolo ad altissimi decibel, e forse proprio per questa ragione, l’Alfieri definiva i napoletani “maestri nell’arte di gridare”.

Vi auguro una dolce notte, senza allucchi, ma magari costellata di bei sogni. Alla prossima!