Il Vocaboletano – 27# – o’ scuorno

Quante volte vi è capitato di provare vergogna in una determinata situazione? Eccovi servita la parola di stasera: o’scuorno! Ossia la vergogna!
Ma da dove deriva questo termine? L’etimologia affonderebbe le sue radici nel greco. La parola “scuorno” infatti deriverebbe dal vocabolo ellenico αισχύνομαι che vuole dire appunto “vergognarsi”.
Altre ipotesi invece, come quella di un linguista, fanno derivare questa parola dal verbo scornare, che a sua volta deriva dal vocabolo “corno”, con L’aggiunta di una “s” iniziale che ha un valore privativo ed indica la perdita di qualcosa, nello specifico la perdita della durezza del corno, il cui quindi significato è
“senza corno o corna” cioè “scornato”. Per comprendere meglio il legame tra l’avere “scuorno” e l’essere scornati possiamo pensare ai cervi, a quando lottano per conquistare il cuore di un esemplare femmina e si scontrano utilizzando le proprie corna. Il cervo che per primo viene privato di una delle corna, esce sconfitto dallo scontro e si ritira allontanandosi dal luogo del combattimento e dal resto dei cervi. Non avendo più una delle due corna quel cervo sarà identificato da tutti gli altri suoi simili come colui che ha subìto una sconfitta, in quanto si è dimostrato più debole del vittorioso avversario. Così come l’animale senza parte delle sue corna perde il rispetto dei suoi simili e viene per questo esiliato, così l’uomo che si deve mettere “scuorno” è sottoposto alla gogna pubblica.
Altri modi di dire legati a questa parola sono i seguenti:
S’e’ messo ‘o scuorno ‘n faccia (ha reso pubblica la sua vergogna)
Che scuorno! (Che vergogna!)
Ma non ti miette scuorno? (Ma non ti vergogni?)
Fa ‘a scurnusa: fa la vergognosa, ossia è colei che prova vergogna, ma ovviamente esiste anche il maschile, scurnuso che si riferisce all’uomo che prova vergogna, o imbarazzo.
Vi confesso che anche io mi sono messa scuorno a fare gli audio dei vocaboli napoletani e dei modi di dire, ma per diffondere l’idioma terronico ho superato lo scuorno e mi sono fatta sentire!
P.s. Grazie Gintoki per aver sopperito alla mia mancanza dello scorso mercoledì.
Buona serata a tutti!

Degli uccelli, dei piromani, dei suv e di coglioni vari

Ieri nei pressi dell’ospedale, dove ultimamente sto andando spesso e volentieri, a far visita ad una persona, ho incrociato un colombo morto stecchito.
E sì, che sto dando battaglia alle rondinelle, alle tortore, alle gazze ladre, ai merli e ai passerotti, ma non è che li voglio vedere morti, ci mancherebbe!
Agli animali non auguro morte, a quelli no, rendono il mondo un posto migliore, invece quando penso ad alcune persone confesso che pensieri omicidi mi attraversano la testa, ma anche tipo cariche elettriche attaccate ai coglioni bagnati, andrebbero benissimo. E in questa categoria, di gente da torturare, metterei di sicuro i piromani che in questo periodo stanno dando fuoco a qualsiasi posto pieno di alberi e vegetazione. Dalle mie parti, sembra di stare in uno stato di guerra, perchè ci sono canadair ogni sacrosanto giorno che sfrecciano in cielo. A quei pezzi di merda, li attaccherei ad un palo, non di legno, per non sprecare altri alberi e gli darei fuoco, giusto per ripristinare la legge del taglione, in casi eccezionali, ce ne sarebbe davvero bisogno!
Ritornando ai volatili, in questo periodo mi hanno davvero sfiancata. Ho il balcone tempestato di cacche di uccelli, le corde dove stendo i panni, il tetto, sono pieni zeppi di combriccole di uccelli che si danno appuntamento per cinguettare allegramente ogni santo giorno, a tutte le ore.
Per correre ai ripari, ho appeso alle corde dei cd, perchè solitamente grazie al riflesso che proiettano, gli uccelli deviano e vanno a scacazzare da qualche altra parte. Sembra che momentaneamente il mio piano abbia funzionato. A meno che da domani non li vedrò muniti di occhiali antiriflesso, allora forse un piccolo risultato l’ho ottenuto. Scusatemi uccelli del rione Felicity!
Qualche sera fa, una mia amica mi ha invitata per un aperitivo in un locale. Quando siamo uscite per riprendere l’auto, abbiamo tristemente appurato che un coglione, aveva parcheggiato esattamente dietro la nostra auto. Chiuse a destra da altra auto, a sinistra da un muretto, e dietro da MR Coglione range Rover.
La mia amica infastidita, ha cercato di fare varie manovre per uscire, ovviamente io che sono poco democratica e molto scoglionata, soprattutto d’estate, perchè odio il caldo e la gente maleducata e strafottente e aggiungo, anche i suv, ho optato per una bella rigata nella fiancata dell’auto con la chiave. La mia amica mi ha guardata sconvolta. E vabbè, dai che sarà mai ho pensato io? una piccola deviazione dal carrozziere non gli farà di certo male a Mr Range Rover. Poi comunque con grande sforzo e dopo non so quanto tempo, è riuscita ad uscire dall’incastro parcheggiotico, non gli abbiamo dato neanche la soddisfazione di dire: ecco le due donne imbranate che non sanno manco uscire dal parcheggio!
p.s. in compenso il mojito era davvero orgasmico!

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esperimento cd versus volatili

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il mojito della serata range rover

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Uno dei numerosi incendi che vedo ogni sera da casa mia

Il Vocaboletano – #26 – Cofecchie

Toccava a me, lo so. Toccava a me la settimana scorsa, ma fortunatamente socioGintoki c’è sempre, anche quando io sono in una delle mie fasi di scombinata. Grazie Gin
e buona lettura a tutti!

Shock Anafilattico

Una delle attività preferite dalle persone è quella di parlare e fare commenti alle spalle degli altri.

Questa pratica del far capannello e scambiarsi pettegolezzi sotto voce a Napoli è detta “Fa’ ‘e cufecchie”, fare le cofecchie. A volte più semplicemente si usa direttamente il verbo – derivato – cofecchiare come sinonimo di spettegolare, fare inciuci.

“Senti, sarà pure bravo a carte ma mi hanno detto che ce l’ha moscio”

Sembra un termine un po’ desueto e probabilmente lo è. Oggigiorno è più facile sentirlo utilizzato più nel centro di Napoli che in provincia.

La prima volta che lo sentii fu una decina di anni or sono. Una mia amica, indicando due nostri amici che avevano allungato il passo e parlottavano, disse “Stanno cofecchiando”.

Io annuii intuendo che si riferisse a qualcosa limitato a loro due, ma non conoscevo tale espressione. Pensavo fosse uno slang da bimbominchia.

Quando feci…

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Marilù

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Alcune barche restano nel porto per paura
che le correnti le trascinino via, altre arrugginiscono in porto senza aver mai acceso il motore, il loro viaggio è finito ancora prima di iniziare.
Poi c’è Marilù una barca salpata da un porto che non conosciamo, diretta a un porto che ignoriamo, sembra una piccola barca qualunque ma in lei dimora un invito rivolto a tutti quelli che hanno la fortuna di incrociarla: navigate senza paura nel mare della vita!
Cristian

Il Vocaboletano – #25 – ‘O Mamozio

Shock Anafilattico

Vi è mai capitato che un vostro amico o conoscente rimanesse un po’ interdetto e imbambolato nel mezzo di qualcosa? Magari con lo sguardo da pesce lesso con contorno di patate e un’espressione del viso che nel complesso gli dava un’aria da stolido?

Ebbene, potevate apostrofare il tale dicendo che sembrava proprio un Mamozio!

Dicesi Mamozio, infatti, l’individuo dall’aria assente, con lo sguardo perso nel vuoto, privo di alcuna reazione tal da far sospettare un encefalogramma piatto, come un pupazzo o bamboccio malfatto.

Il termine ha origine nel ‘700, quando a Pozzuoli – città Flegrea al confine con Napoli – durante gli scavi per la costruzione di una chiesa venne ritrovata una statua acefala (cioè senza testa). L’epigrafe diceva che si trattava del console Romano Quinto Flavio Mesio Egnazio Lolliano Mavorzio: chissà che casino quando dovevano chiamarlo!

La statua fu ricollocata in sede e si decise di donarle una nuova…

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Sole, munnezza e silenzi vari

Il sole di oggi spaccava le pietre, ma nonostante tutto mi sono armata di casco e sono uscita a fare quello che dovevo fare. Odio l’estate.
Oggi nel reparto dei biscotti del supermercato non son stati toccati discorsi da neuropsichiatria, e in realtà non ho neanche comprato nulla, se non un casco di banane acerbe, che sono quelle che preferisco, anche se l’altro giorno Biobà mi ha detto con tono di rimprovero: sei una donna così intelligente, ma poi ti perdi in un bicchiere d’acqua! e secondo voi perchè mi ha detto questo? Perchè gli chiedo di portarmi sempre banane acerbe e lui il più delle volte me le porta già mature e mi ribadisce che le banane acerbe non sanno di nulla! Vabbè, ma a me piacciono! Ma non credo che a lui interessi minimamente questo piccolo particolare.
Nel reparto biscotti, oggi, ero stranamente silenziosa, mentre la mia amica erborista cercava prodotti senza glutine e mi parlava delle lampade di sale.
Poi all’uscita del supermercato, non ho potuto non notare quel sacco di spazzatura nero, rotto, dal quale fuoriusciva più della metà del contenuto e vicino al quale io avevo avuto la geniale idea di parcheggiare lo scooter.
Allora la mia amica ha iniziato a fare un esame del contenuto della busta: c’è un lui che fuma i sigari e sta con una lei che ha ancora il ciclo, perchè ci sono assorbenti arrotolati, e quindi non è ancora in menopausa, il tipo fuma anche sigarette, ma io invece credo che sia lei a fumare sigarette, amano le zucchine, forse per i giochi erotici, e usano come deodorante ascellare dove, poi il resto era nell’altra metà della busta e non abbiamo potuto continuare l’indagine. Ma su una cosa eravamo sicure entrambe, i possessori di quella busta di spazzatura sono due coglioni! Anche perchè più che portarla giù e separarla, non mi sembra che debbano spalare merda per ore sotto il sole, ma evidentemente gli farebbe bene farlo! Non ho ancora capito quelli che ancora non riescono a fare la raccolta differenziata! Per me quelli che gettano le buste di spazzatura davanti alle case degli altri, perchè non si son presi la briga di separarne il contenuto, son davvero MUNNEZZA TOP 100! Dovrebbero fargli come regalo, un completo di munnezza per ogni stagione, da indossare ogni domenica! Ovviamente completi di topi al seguito da fare da strascico e mosche e vermi come accessori immancabili. Che dite li brevettiamo?