Piano con l’Affetto

Per Damien

Stanotte non ho più consigli nè idee
mi restano poche sorprese
conto i secondi e li finisco così
questi attimi di lunghe attese
Trascinami di nuovo sui tuoi colli ispidi
ma prova a non precipitare per primo

Fermati ancora un attimo
e vacci piano sai piano con l’affetto

Piano con l’affetto
potresti uccidermi così
ti prego vacci piano
solo per il mio bene
potresti anche uccidermi

 

Sonata in Do di Petto

Sono in ufficio, e mi sto ritagliando il mio piccolo spazio per oggi. Gli altri colleghi sono tutti euforici per scadenze varie di progetti, io vorrei solo essere il più lontano possibile da quì, magari su una montagna, da sola. Ieri penso di aver raggiunto l’apice dell’incazzatura. Almeno di questo periodo, perchè ho fatto di molto, ma molto peggio. A volte quando urlo durante qualche litigio, mi capita dopo di aver così male alla gola, da accorgermi solo in quel momento di quanto male ho fatto a me stessa a perdere le staffe e non solo a me ovviamente. Si litiga sempre con qualcuno, certo quel qualcuno potrei essere anche io, cosa che accade spesso. Solo che se litigo con me stessa, non urlo, rimango in silenzio o piango. Ieri ho dato un Do di petto, ma non solo ieri, mi capita a periodi, arrivano momenti in cui la mia buddhità evapora come se non fosse mai esistita. Non mi piaccio quando accade. Questa parte di me non mi piace affatto. Ho una lista chilometrica di cose che non mi piacciono di me ed elencarle tutte non cambierebbe la realtà dei fatti. Al posto della mia esibizione nella sonata in Do di petto, avrei preferito cantare l’ave Verum al duomo ed usare la mia voce per qualcosa di bello. Non mi sopporto quando perdo le staffe. In passato ho fatto delle cose di cui non vado fiera, guidata dalla rabbia, ma poi con gli anni ho iniziato a lasciar andare, a lasciar correre certe cose, a lasciarle completamente scivolare via, a non sbottare per una pressione o per un’ingiustizia o per un dolore. Ho incassato tanto in dolore e delusione, ma so anche che non è che abbiamo un serbatoio interiore che ci avverte che siamo pieni e che quindi altra merda non ne possiamo più ricevere, quella non ha limiti purtroppo, certa gente è nata proprio per generare merda e per gettarla nella vita degli altri. Io non sono un agnellino, ma cerco almeno di non maltrattare le persone gratuitamente, di non calpestarle, di non ferirle, di non usarle. In questi giorni ho parlato pochissimo. Come se avessi perso le parole, che si sono assottigliate fino a trasformarsi in muto silenzio. Quando divento così silenziosa, c’è sicuramente qualcosa che non va. C’è una parte di me impigliata da qualche parte e tutto il resto di me si muove nel quotidiano come sempre. Le persone pronte ad ascoltarci sono poche o anzi, forse nel mio caso non ce ne sono. Allora è meglio tacere.

Mattina di un sabato d’estate

Ci sono giorni in cui parto dal presupposto che non voglio arrabbiarmi. Allora anche se magari ho passato una notte a dir poco di merda, cerco di aggiustare il tiro con il resto. Mentre sono in bagno a lavarmi il viso con la coda dell’occhio intravedo Dalì che sta facendo pipì sul tappeto. E va bene, non importa, il tappeto si lava. Poi scendo di sotto e cerco di dare una svolta alla piega negativa che sta prendendo la giornata, facendo una colazione memorabile in un posto che io adoro. A volte d’estate faccio colazione sotto il chiosco in giardino. Quello era il chiosco dove da bambina giocavo con Buddha infliggendogli i peggiori travestimenti, ignorando chi fosse e me ne scuso ampiamente. Mi porto dietro un vassoio con una grande tazza di latte freddo, biscotti e caffè. Mentre faccio colazione, arriva Thor, il siberian husky di mia cugina Lucy e inizia a fissarmi con quei favolosi occhioni di ghiaccio nella speranza che gli molli qualche biscotto. Ovviamente lo faccio, ma nel frattempo arriva il piccolo invidiosetto di Dalì e inizia a lamentarsi, perchè anche lui recrimina un biscotto, anche se solitamente di mattina sgranocchia fette biscottate come se fosse una marmotta. E così la piega inizia a distendersi e facciamo amorevolmente colazione tutti e tre insieme, io, Thor e Dalì. Dopo poco arriva Biobà, lo sento col megafono avvicinarsi e decantare: ‘e perl ‘e zuccr, (perle di zucchero) ossia l’anguria, ‘e parcuoc pò vin, ossia le pesche da mettere nel vino rosso e così via…allora corro su a vestirmi, perche’ ovviamente sono ancora in pigiama, e vado a rendermi un minimo decente per poter fare la spesa alla fornitissima ape car di Biobà, se posso trovare una pecca al mio adorato Biobà, è la sua insistenza a farmi provare la frutta prima che io la compri, lo so che è un favore che mi fa, perchè vuole assicurarsi di accontentarmi, ma a volte mi sono appena svegliata e l’ultima cosa che voglio è mangiare una mela o un’arancia. Lui è sempre pronto col suo coltello per sbucciarti un frutto e porgertelo come se fossi alla corte di un re, solo che siamo davanti casa mia e il mio offritore di frutta preferito ha una testa di cavallo tatuata sul braccio.

Oggi una mia carissima amica compie 43 anni, vorrei farle gli auguri anche quì, anche se non legge il blog, perchè non sa che scrivo su un blog. Vorrei dirle che le voglio bene e che anche se non ci vediamo spesso, rimane sempre una delle sorelle che non ho mai avuto. Ti stringo sull’anima M.V.

Nel caso voleste approfondimenti sulla mia infanzia con Buddha e sul mio fruttivendolo di fiducia, vi rimando sotto al post agli articoli in cui ne parlo. Buon sabato a tutti!

Alien on board

A me non piace molto guidare. Ci sono arrivata tardi a guidare l’auto. E immagino che l’ho fatto solo perchè vivo in un posto dove se non hai l’auto, sei fottuto! I mezzi di trasporto funzionano malissimo da me e quindi per raggiungere i paesi vicini o la città, devi per forza avere un mezzo alternativo. Ai tempi delle medie imparai a portare il Sì blu della Piaggio, non so se qualcuno di voi se lo ricorda, per poterlo fare dovete essere nati almeno negli anni 70. Era di mia cugina Lucy, che quando prese la patente decise di darlo a me. Son rimasta a piedi non so quante volte, perchè finiva la miscela e non c’era nessuna spia ad indicartelo, te ne accorgevi solo quando il motorino si spegneva e allora dovevi iniziare a pedalare o a portarlo a mano. Per accenderlo dovevi pedalare velocemente e poi partiva, lo adoravo! All’epoca il casco non esisteva e nemmeno il patentino. Imparavi a guidare da autodidatta, idem per i segnali stradali e le regole da seguire. Eppure non ho mai fatto incidenti. Son caduta una sola volta da quel motorino, quando stavano facendo dei lavori stradali sul ponte vicino casa mia, io ero seduta dietro e guidava mia cugina, era sera e non c’erano nemmeno i lampioni stradali ed io feci un gesto automatico senza pensarci: misi la freccia allungando la mano, perchè ovviamente gli indicatori di direzione non c’erano sul motorino e dovevi metterli a mano, anzi a braccio, come si fa quando vai in bici, ricordo che per terra c’erano delle palle nere di ferro con sopra delle fiamme, immagino servissero per farti capire che c’erano dei lavori in corso, ed io allungando il braccio non vidi minimamente il segnale stradale che era stato posto proprio per quei lavori e lo colpii col braccio tirando il segnale per terra e cadendo ovviamente anche io dal motorino. Ricordo che rimasi a terra a ridere a crepapelle e che mia cugina che invece era rimasta seduta sul sì, mi guardò incredula prima di scoppiare a ridere anche lei. Ho fatto la gavetta su quel motorino per qualche anno fino ad arrivare ad avere il mio Mbk Evolis 50, col quale ho avuto il mio primo incidente serio (vi risparmio i particolari, ma è stato davvero un incidente brutto) e poi lo scooter che ho adesso che è un Liberty 150. A me è sempre piaciuta la vespa, ma poi non so per quale ragione non ho mai pensato di prenderne una. Per quanto riguarda l’auto, la uso per venirci a lavoro e poco altro. Da quando è iniziato il covid ho dovuto per forza prendere la macchina, perchè i treni son stati soppressi, e i bus al posto di aumentare son diminuiti. Se torno indietro nel tempo, posso vedere i semi di questa mio approccio non positivo verso le automobili da quando ero bambina ed ero l’unica del mio gruppo di amici a cui non piaceva andare nelle autoscontro, da noi chiamate “nduz nduz”. Dietro la mia auto c’è uno sticker che dice” Alien on board”, mi fu regalato da un amico tempo fa. Quell’aliena sono io. Giusto per essere chiari sul tema. Non è l’auto in sè che non mi piace, a volte è anche piacevole guidare con un bel sottofondo musicale, ma sono le cose di contorno che mi infastidiscono, in primis gli altri guidatori, tipo la gente che infrange continuamente il codice stradale, che suona il clacson, perchè è esaurita e non perchè ce ne sia davvero la necessità, poi c’è il problema del parcheggio, devi fare mille giri e al milionesimo giro, quando sei riuscito a trovare un posto, comunque sempre in Culonia, sei ormai esausto e di pessimo umore. Lo scooter è tutt’altra cosa, lo preferirò alla macchina anche quando sarò una vecchia decrepita, semmai arriverò ad esserlo. Sentire tutto con tutti i sensi senza avere intorno l’impalcatura dell’abitacolo, è qualcosa di indescrivibile. Ho sempre pensato che mentre sei tu a portare lo scooter, l’auto porta te. Forse è per questo che mi piace di più lo scooter, perchè sono io a portarlo davvero, con l’andamento del corpo nelle curve, diventa un tutt’uno con la persona che lo porta. Poi ovviamente c’è da dire che se ti becca un acquazzone improvviso mentre sei sullo scooter, tutta la poesia di poco fa, va a farsi fottere, insieme al tipo che vi sfreccia con l’auto accanto passando in una pozzanghera che vi colpisce come energia e vi fa maledire tutto e tutti.

Non so come mi sia venuta l’idea di questo post, vi lascio due immagini prese però dal web, uno è l’adesivo che ho sull’auto e l’altro di un sì identico a quello che portavo, uno scasso totale. Buon venerdì a tutti!

il motorino della foto era in un annuncio di vendita, quello di mia cugina Lucy è diventato parte della vallata dietro casa ormai, ma vi assicuro che è identico a quello della foto.

Un saluto all’uomo che mi regalò una rosa

Ieri è morto il mio vicino di casa. Colui che mi regalò quella rosa rossa un giorno che stavo passando davanti casa sua.

https://crisalide77.wordpress.com/2017/07/

Non lo vedevo da tanto, era ormai allettato da qualche anno. L’ho rivisto ieri, sul letto quando ormai c’era solo il suo corpo e l’anima era già volata via. Ho visto però sua moglie in questi anni e dall’espressione del suo viso capivo che le cose non stavano andando bene. Vivere nel quartiere dove sono nata mi porta a ricordare tanti aneddoti che mi legano alle famiglie dei miei vicini di casa. E poi ci lega tutti il periodo del terremoto del 1980, quando abbiamo vissuto nello stesso capannone per mesi. Quando ero piccola giocavo sempre nella strada davanti casa, ero quella bimba con le ginocchia sempre sbucciate, scorazzavo su una bici blu e rientravo solo quando le urla di mia madre si facevano insistenti. Ora non ci sono più bimbi che giocano nella strada, ci sono troppe auto. Il mio vicino era un tipo silenzioso ma aveva sempre un sorriso da donarti. Voglio ricordarlo con gli occhi sorridenti e quella rosa rossa in mano che mi regalò. Buon viaggio!

He’s got his ticket…

Frame of Mind

Mercoledì che trasuda riflessioni. In questo periodo ho difficoltà a farmi capire dagli altri. La comunicazione è diventata un terreno impervio per me. Rimango in silenzio, per molto tempo, perchè non credo di essere capita quando parlo e neanche quando scrivo. Cerco di raccogliere dei sassolini levigati durante il percorso, per non dimenticarmi che in realtà tutto passa, forse anche le persone e lo strappo che hanno causato alla nostra anima. Cerco sempre di essere me con gli altri, ma il più delle volte credo che agli altri non frega un’emerita cippa di avere un qualsiasi rapporto o legame con la sottoscritta e credo che se accettassi questa cosa, starei molto meglio. Mi sembra sempre di non essere compresa o di essere fraintesa. Ritorna il problema di dover mantenere un profilo basso, ma in realtà non so proprio cosa voglia dire. Sono troppo e troppe cose tutte insieme. Ma che cazzo vuol dire? Io sono così, e molto probabilmente ho un carattere di merda. Cerco di rimanere fedele a me stessa, per quel che di me rimane. L’essenza, forse. Con gli anni, le tormente e i vari crolli interiori hanno fatto sì che rimanesse intatta solo una parte, piccola e fiammeggiante. Il resto è andato a farsi fottere con i rapporti logoranti, a cui io ho dato molto carburante. Avrei dovuto fermarmi quando sentivo lo scricchiolio e non arrivare al disfacimento totale. Invece non mi fermo mai, sono una sorta di kamikaze, credo sempre che le cose possano mettersi per il meglio, come quella volta che lui è tornato e pensavo fosse tornato per me, non per redimersi e trovare se stesso e fare pace con la sua coscienza del cazzo. Perchè poi mentre tu sei stato disintegrato, gli altri fanno i cazzi loro e vanno avanti come caterpillar nella loro splendida vita e tu rimani come un luogo di passaggio a cui han fatto sosta per pisciare. Certa gente neanche lo immagina il danno che fa agli altri. Pensano che magari son stati buoni e ti hanno fatto del bene per anni e su quel “bene” possono poi camparci anche dopo per tutta la loro esistenza, ma tu intanto sei fottuto, perchè hai iniziato a dubitare anche di quello che sei, visto che poi, se sei te e vuoi bene come tu sai fare, il prezzo che paghi è il disastro. Gli errori li commettiamo tutti, io per prima, sono una campionessa di reazioni a cazzo e di chiusure blindate. Ma poi cerco sempre il meglio, perchè sono sempre convinta che ci sia un meglio, anche nelle persone più buie. Adesso sono stanca. Avrei voglia di stare sdraiata su un prato con lo sguardo all’insù e non sentire il peso che invece mi porta in basso. Avrei voglia di piangere senza dover spiegare perchè sto piangendo, ma liberarmi un poco, slegare quei nodi che mi inchiodano. Ho scritto troppe parolacce in questo post e mi scuso. Non lo rileggo ma so che è così. Sono arrabbiata con me. Tanto per cambiare. Vorrei potermela prendere qualche volta con qualcun altro e non sempre con me, ma poi mi rendo conto che gli errori sono i miei e che anche quando voglio bene a qualcuno, è una mia scelta o è solo una scelta del mio cuore, e quindi il problema rimane mio. Potrei fare come fanno in tanti, rimanere a debita distanza e non permettere al cuore di affezionarsi. Potrei rimanere nel mio piccolo angolo e smetterla di parlare, di dare, di capire, di accogliere.

Devo solo imparare a farlo. E’ una parola, però riuscirci davvero.

Buon mercoledì a tutti.

Give me one reason

Eccoci, in un caldo, afoso venerdì di agosto. Quanto adoro questa canzone e quanto adoro lei! Per anni non sono riuscita ad ascoltarla, perchè mi ricordava mia cugina in un letto d’ospedale che aveva le cuffiette e consumava tutti i suoi brani nell’attesa di stare meglio. Non è mai stata più meglio, quella è stata l’ultima volta che l’ho vista, abbiamo proprio parlato di Tracy Chapman e di quanto le sarebbe piaciuto andare ad un suo concerto. Non c’è nessuno che ti avverte che le persone a cui tieni stanno per andare via, che magari quella è l’ultima occasione che hai per poter dire o fare qualcosa. Ma niente, non lo puoi sapere. Ed io quel giorno ero ignara del fatto che di lì a poco non l’avrei più rivista, se non nella bara nella sala mortuaria dell’ospedale. Ci penso a lei, penso a come sarebbe adesso se fosse ancora viva. Se sarebbe riuscita a realizzare il suo sogno di diventare una giornalista. Penso ai suoi occhi grandi ed espressivi e ai sui lunghi capelli biondi, al suo sorriso timido, che a volte sembrava malinconico, che penso assomigli al mio. Il tempo quando qualcuno muore si ferma. Lei rimarrà sempre quella ragazza di 17 ed io la ricorderò sempre così com’era. A volte quando mi sembra di non riuscire a fare qualcosa, penso che devo insistere e riuscire a farlo anche per lei. Non volevo fare un post triste, non che mi ponga un obiettivo umorale quando scrivo quì. Sono nella mia postazione, sola. Collega sempre in ritardo. Vorrei in realtà essere sempre sola e non sentire il telefono che squilla in continuazione, chi ti chiede quel documento, chi ti chiede di fare questo o altro. Sono svogliata in questi giorni, mi sono posta l’obiettivo di non lavorare tutto il mese di agosto di pomeriggio. Di non accettare quindi nessun lavoro extra, perchè a giugno, a luglio, ho dovuto chiudere più lavori contemporaneamente e ad un certo punto mi sono resa conto di stare come al solito chiedendo troppo a me stessa. Ora sono stanca, sia fisicamente che mentalmente e sono stufa anche di capire certi atteggiamenti e certe pretese della gente. Non mi tiro indietro, sono sempre la stessa e questo ho imparato a mie spese che non è un bene. Ho l’anima ammaccata e il cuore piegato. Ripensando alla frase di King di Cuore in Atlantide :”Il più delle volte i cuori non si spezzano. Il più delle volte si piegano soltanto”.

Buon proseguimento di giornata!

M.

You oughta know

Appena arrivata in ufficio. Sono sola, la mia collega arriverà come al solito con oltre mezz’ora di ritardo ed io avrò il tempo per scrivere senza interruzioni. Ho intitolato questo post come la canzone che ho cantato a squarciagola stamattina in auto. Per me è terapeutica questa canzone. Finestrini chiusi, aria condizionata accesa e decibel a go go. Siamo nel 1995, avevo 18 anni e quell’ estate l’ho trascorsa in Inghilterra. Il college a Wimbledon, conigli e gatti che scorazzavano per casa, le serate/concerto al Camden Palace, quelle lungo il Tamigi a bere birre ghiacciate, le notti nel sacco a pelo a dormire nel parco, i bagni nella fontana in una piazza e le cazziate dei poliziotti, il viaggio in metro con i vestiti zuppi, i primi stage diving che abbia mai visto, le corse per non perdere le metro, i sandwich con le salse all’aglio, i pub che erano dei veri pub e sentivi l’odore del legno del bancone avvolgerti insieme alla schiuma della birra, i mercatini colorati, la musica del walkman, all’epoca non c’erano i cellulari ed io chiamavo a casa dalla cabina telefonica, avevo i capelli fucsia e in testa un basco a scacchi bianco e nero, ed ero innamorata di uno stronzo che mi avrebbe spezzato il cuore, ma io ancora non lo sapevo e godevo dei batticuore che mi provocava quell’innamoramento. Forse il primo vero amore se non consideriamo il timido con la vespa bourdeaux e ovviamente il ragazzo dark che veniva dal lago. Se ripercorro il testo della canzone ci ritrovo molto della mia vita. Ma questa è un’altra storia da rispolverare, forse in un altro momento o anche mai. Oggi ho parcheggiato la macchina al sole, quando tornerò a riprenderla lo sterzo si sarà liquefatto. Mentre percorrevo la strada per raggiungere l’ufficio ho dovuto dribblare non so quante merde di cane, da prenderne una ad una e da spiaccicare dritto in faccia ai proprietari dei cuccioli che non hanno colpa di avere dei padroni incivili. Ho incontrato la cartolaia che ho conosciuto appena mi son trasferita in questo nuovo ufficio e mi ha accolta con un sorriso al rossetto rubino che mi ha aperto il cuore. La prima volta che sono entrata nella sua cartoleria ero andata a comprare dei quaderni e lei mi ha raccontato che questa cartoleria è attiva dagli anni ’80 e che nei decenni si sono alternate generazioni di padri e figli, lei ha i capelli color d’argento ed un sorriso davvero accogliente. Le chiesi quel giorno se avesse carta da lettera. Mi ha detto che non pensava ci fossero persone che scrivono ancora le lettere su carta ed è rimasta stupita della mia richiesta, ovviamente ho comprato buste e fogli di ogni genere, visto che ormai non se ne trovano più. Ma che poi a chi devo scriverle ste lettere?

Intanto ovviamente la mia collega è arrivata e si è messa a parlare di erbe officinali e di arte.

Buon giovedì a chi è in onda!

Waiting for Fall

Suona male, aspettare l’autunno quando siamo in piena estate? Che suoni male o meno, io odio il caldo e quindi voglio che finisca il prima possibile. Il clima influenza il mio stato d’animo? Direi di sì. Mi sono svegliata come se non fossi mai andata a dormire. Ieri sera Dalì non ne voleva sapere di dormire, mi ha fatta penare non poco per farlo calmare, poi stanotte l’afa ha fatto il resto. Stamattina quando ho messo in moto l’auto l’affittuario delle vacanze mi ha detto: “Marilù non mi sembri convinta di andare a lavoro?” In effetti penso di avere un’espressione del viso dove si legge tutto, sottopensieri e substrati del sottosuolo interiore. Sono trasparente, ma di questo non mi meraviglio. Non sono mai stata brava a simulare nulla. E di sicuro questo non mi ha reso le cose semplici in certe situazioni. Ho un formicolio che parte dalle estremità delle dita e pian piano sale fino al polso, penso che tra poco le mani smetteranno di scrivere. Il calcio è al minimo storico nel mio organismo e sembra non voler risalire affatto.

La cosa bella di questo periodo è che in ufficio siamo solo in due. Ancora fino alla prossima settimana. Un’altra cosa che apprezzo è la mancanza di traffico per arrivare a lavoro e il fatto che riesco a trovare un posto nel parcheggio anche all’ombra degli alberi, cosa impossibile quando ricomincia la scuola e per parcheggiare devi praticamente fare fuori qualcuno a colpi di crick.

Finite le cose belle.

L’otite e il mal di gola non mi mollano. Amici non ne vedo manco nel cannocchiale, inizio a pensare di non averne affatto. Ma io sono una buona amica? Non lo so, inizio a pensare di no. Uno dei miei più cari amici durante il lockdown si è fidanzato e da allora: puff! Scomparso completamente. L’anno prossimo si sposerà e mi ha chiesto di fare da testimone al suo matrimonio. Ecco, questa dovrebbe essere una cosa che mi rende felice. In effetti sono felice per lui, che si sposi e abbia forse trovato quello che cercava. Dico forse, perchè conoscendolo penso che non farà il grande passo per amore ma solo per paura di rimanere da solo. Mi sento una vera stronza a pensare questa cosa, ma lo penso davvero e lui lo sa e penso che questa consapevolezza lo abbia ovviamente fatto allontanare da me. Mettiamoci anche un’altra cosa però. Anni fa, mi si ruppe il cellulare ed io andai nel centro di telefonia dove lo avevo comprato per comprarne un altro. La commessa del negozio era proprio la futura sposa del mio amico ed era la prima volta che la vedevo e ovviamente ignoravo che sarebbe diventata la compagna di un mio amico a distanza di anni. Comunque la tipa fu molto scortese con me e si rifiutò di passarmi i numeri da una sim all’altra. Dopo questo evento, ho ovviamente cambiato negozio di telefonia e lei si è guadagnata un posto eccelso nella mia lista nera. Quando il mio amico mi disse che la stava frequentando, io ovviamente gli raccontai il fatto e lui mi ha detto che per un semplice avvenimento non posso giudicare una persona e che se l’avessi conosciuta avrei cambiato idea. Il punto è che in realtà non mi importa un fico secco di conoscerla, ma comunque le rare volte in cui ho avuto occasione di incontrarla in quest’ultimo anno mi sono mostrata cordiale anche se non penso diventeremo mai amiche. Quest’anno lei ha organizzato una festa a sorpresa per il compleanno di S., ha invitato anche l’ultimo degli ultimi, tranne me. Non me la legherò al dito questa cosa, ma evidentemente non nutre molta simpatia nei miei confronti e non fa nulla per nasconderlo ed io me ne farò una ragione anche se so che il prezzo che dovrò pagare sarà proprio l’amicizia con S.

Il suo allontanamento mi sembra una risposta a tutto.

Non so come mi sia venuta in mente questa cosa, ma sto cercando di recuperare il tempo perduto ed ho pescato nel sacchetto, un pò come facevo con le rune per sapere cosa mi aspettasse, ed oggi sul sassolino c’era questo racconto quì.

Ve l ho mai detto che adoro i sassi?

Vi lascio con una canzone a me molto cara che non ascoltavo da tanto ma che mi è balzata alla mente in questo istante. Le solite cose alla Marilù.

Alla prossima…e che sia presto!

Un venerdì di inizio agosto

Sono in ufficio, ho l’otite, di nuovo. Più di un mese fa sono andata sott’acqua sotto i 3 metri e da allora ho iniziato ad avere problemi all’orecchio destro. Sentivo pochissimo, poi perdite di sangue, acufemi…e poi dopo due settimane di cure e di paura è ritornato l’udito. Ora sto usando i tappi di silicone per andare sott’acqua, sembro la sorella di Shrek con sti due cosi arancioni che escono dalle orecchie, solo che per Shrek quelle sono proprio le orecchie e sono verdi!

Qualcuno mi chiese allora: “Ma perchè non puoi fare il bagno senza andare sott’acqua?” Ed io mi misi a ridere. Non esiste per me una nuotata senza andare sott’acqua. Preferisco non farlo affatto il bagno. Solo che evidentemente devo stare più attenta. Siamo solo 3 in ufficio, gli altri tutti in ferie. Io sono l’unica che andrà in ferie a settembre. Non penso che andrò da nessuna parte, ma è tutto da vedere. Si deciderà a settembre stesso. Per me già non venire in ufficio, sarà una vacanza. Ho voglia di fumare. Mi rollerei anche la noce moscata, non che non l’abbia fumata, già fatto, ai tempi dell’università insieme alla mia pazza compagna di stanza, quella con cui facevamo le strisce di alcol sul balcone e le davamo fuoco. Due dementi in pratica! Non so come funziona questa cosa, ma ogni tanto arriva sta voglia improvvisa di fumare, anche dopo mesi e mesi di totale astinenza, ma il più delle volte non l’assecondo.

Quì fa un caldo assurdo, lo so, è il 6 agosto, ma non sopporto questo clima. Il condizionatore in ufficio è rotto, in realtà non ha mai funzionato da quando sono quì, immagino che lo faranno aggiustare quando ormai sarà finita l’estate. In compenso c’è un fantastico pavimento con il mondo disegnato, solo che l’Africa è stata tagliata fuori, e quando sono entrata la prima volta quì dentro, i miei colleghi erano tutti entusiasti per questo pavimento supersonico ed io ero l’unica con un’espressione imbronciata e delusa, ma credo di essermene accorta solo io e di esserci rimasta male solo io.

Ieri finalmente ho riabbracciato mio fratello. Questo sì che è un bel regalo. Ormai le uniche persone che vedo sono i colleghi di lavoro, il benzinaio figo, la commessa del supermercato sudamericana, l’edicolante scoglionata, perchè non andrà in vacanza, il tabaccaio incazzato, perchè la gente non rispetta le norme per il covid e chi più? mia cugina e mia zia che abitano a fianco. Amici col lanternino. Già prima non è che facessi questa vita mondana, ma ora ho superato il limite dell’orsaggine. Anche perchè le conversazioni migliori le ho col mio cane. Sto guardando un pò di film, ho riacceso il kindle che ormai era morto e defunto, ho stracciato una mia ex alunna a scala 40, a cui non giocavo da più di 20 anni e lei penso che si sia pentita di avermi chiesto di giocare, dopo le prime 5 partite. Io pensavo di aver dimenticato anche come si giocasse, ho trascorso quella serata a ridere come una matta per questa cosa.

Per oggi direi che basta. Inizio a preparare lo zaino e me ne ritorno a casa.

Passo e chiudo amigos!

Where is my mind?

E’ più di un anno che non scrivo. Non che non avessi nulla da raccontare, ma non riuscivo a farlo. A volte la vita corre veloce e nel correre si trascina via anche parti di te, in questo caso, di me. Però qualche volta faccio capolino in blog amici o come è capitato ieri, inciampo nelle parole di qualcuno di cui non avevo mai letto nulla prima ed ecco che ritorna la voglia di scrivere. Ed eccomi quì.

Son successe tante cose in questo anno, alcune dolorosissime, sono macigni che mi ancorano al suolo e mi tolgono il fiato, la voce. Ci sono dolori che non si possono descrivere a parole, sono lì, ti assediano, ti scavano dentro fino a svuotarti completamente, ti denudano e ti bloccano da qualche parte, dentro di te e senza accorgertene smetti di ricordare come ha avuto inizio, come hai fatto a fare delle cose mentre tutto accadeva e come hai gestito, affrontato giorni, mesi, ricacciando indietro le lacrime per non far pesare anche il tuo stato d’animo a chi già stava soffrendo.

Son successe anche cose belle in questo lungo tempo, inaspettate, intense, che mi hanno fatta ricordare che riesco ancora a provare quel che chiamano sentimenti, e che la brace si rianima e l’anima ritorna ad essere fiammeggiante. E’ passato un anno e sembrano esserne passati dieci. Durante questo anno ho perso amici, che mi auguro ritroverò in un’altra vita, ma so che non è così. Ho perso il sonno, ma questo non l’ho mai avuto. Ho ritrovato la musica, chiusa a doppia mandata nel sottoscala pieno di ragnatele, adesso piano piano si sta facendo strada per uscire dalla mia testa. Ho adottato Dalì, che è diventato parte integrante della mia vita, è famiglia. Ho vibrato nei tuoi abbracci ed ho pianto quando il treno mi ha portata lontana da te. Ho cambiato ufficio, per l’ennesima volta, altri scatoloni, altro trasloco, nuovi colleghi di lavoro. Ho letto pochissimo, ma ho una gran voglia consumare pagine e pagine di fumetti e di dissipare la pila della vergogna, come la chiama la mia ex alunna L.

Non so se riuscirò a raccontarvi tutto, ma vorrei provare a fare un piccolo passo alla volta. Per me già essere quì è un grande passo. Spero di ritrovarvi tutti.