Pensano di me

 

Lei: “Ma lo sai che non pensavo proprio che fossi cosi?”

Io: “Così come?”

Silenzio si fa spazio tra noi, giusto il tempo per farle trovare le parole giuste da dirmi.

Lei: “Sinceramente pensavo che eri un pò stronza.”

Io: “ah, solo un poco? Comunque pensavo peggio.”

E lei ha iniziato a ridere, ed io con lei.

 

 

 

20 Bucks: posacenere cercasi

Il cellulare vibra, è un sms del mio vicino di caso: “Hai per caso un posacenere in più?”

Io: “se guardi bene in cucina, dovrebbe essercene uno,  (che è grande come una minivasca), non puoi proprio non notarlo.”

Nel caso fosse stato usato da folletti invisibili per solcare i mari della loro noia, allora potresti usare un bicchiere, lo riempi d’acqua a metà, e magia: diventa posacenere! Ma dove sono finiti i gusci delle noci di cocco che diventano raccoglitori di anelli, di tempera, di cicche di sigarette? io li uso ancora! Altrimenti ci sarebbero quei negozietti che si chiamavano un tempo TUTTO A MILLE LIRE, ed oggi son diventati TUTTO A 90 CENTESIMI, dove entri per comprare una cosa e torni a casa che hai comprato tante cose, magari che non ti servono ad una cippa, e ti accorgi che hai dimenticato di prendere proprio il posacenere che ti mancava solo quando inizi a posizionare i nuovi acquisti.

Questo per dire: ma ci è o ci fa il ragazzo?

20 Bucks è il soprannome che gli è stato dato da Rospo dopo che gli avevo raccontato questo: https://crisalide77.wordpress.com/2017/05/16/sfigamenti-vari/

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Diario di un’aspirante suicida

Il tempo metereologico di oggi è lo specchio perfetto di quel che sento. Luce senza luce, freddo autunnale, terra bagnata da pioggia passata, le foglie sugli alberi ondeggiano sapendo che tra non molto gli toccherà morire, per poi rinascere ancora, sempre che qualche buon intenzionato non abbia abbattuto l’albero che le accoglieva o non abbia deciso, per qualche ignota ragione, di recidere i rami dove un tempo  le foglie danzavano. L’albero di noci è lì, che mi guarda e mi rimprovera, perchè lui sa.

Muto spettatore della mia vita, rimane lì immobile negli anni, mi vede crescere, andare via e tornare, mi vede sbagliare, piangere e morire, mi vede affannarmi per un pezzetto di vita serena, solo un piccolo pezzo, mi basterebbe, se non fosse che c’è qualcosa che non riesco ancora a comprendere, io sento che c’è qualcosa che non funziona. E mi sento a disagio.  E sì, che ancora sbaglio a soffermarmi su queste cose, e sì, che imparo e dimentico, inciampo e zoppico e mi fermo nel mio altroquando, e mi perdo. Ma è proprio così importante ritrovarsi? Per poi fare cosa? Per poi andare dove? Per poi stare in quale maledetto o benedetto modo?

Non so rispondere, se qualcuno si soffermasse a guardarmi in questo periodo, scorgerebbe qualche indizio inquietante, forse. Ma nessuno si sofferma, lo faccio ora io.

Sto leggendo i diari di due donne che si son suicidate. Punto zero.

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