Trilobiti #5: la città e il desiderio

La CITTA’ E IL DESIDERIO.
Di là, dopo sei giorni e sette notti, l’uomo arriva a ZOBEIDE, città bianca, ben esposta alla luna, con vie che girano su se stesse come in un gomitolo.
Questo si racconta della sua fondazione: uomini di nazioni diverse ebbero un sogno uguale, videro una donna correre di notte per una città sconosciuta, da dietro, coi capelli lunghi, ed era nuda.
Sognarono d’inseguirla. Gira gira ognuno la perdette.
Dopo il sogno andarono cercando quella città; non la trovarono ma si trovarono tra loro; decisero di costruire una città come nel sogno. Nella disposizione delle strade ognuno rifece il percorso del suo inseguimento; nel punto in cui aveva perso le tracce della fuggitiva ordinò diversamente che nel sogno gli spazi e le mura in modo che non gli potesse più scappare.
Questa fu la città di Zobeide in cui si stabilirono aspettando che una notte si ripetesse quella scena.
Nessuno di loro, né nel sonno né da sveglio, vide mai più la donna.
Le vie della città erano quelle in cui essi andavano al lavoro tutti i giorni, senza più nessun rapporto con l’inseguimento sognato. Che del resto era già dimenticato da tempo.
Nuovi uomini arrivarono da altri paesi, avendo avuto un sogno come il loro, e nella città di Zobeide riconoscevano qualcosa delle vie del sogno, e cambiavano di posto a porticati e a scale perché somigliassero di più al cammino della donna inseguita e perché nel punto in cui era sparita non le restasse via di scampo.
I primi non capivano che cosa attraesse questa gente a Zobeide, in questa brutta città, in questa trappola.

tratto da Le città invisibili di Italo Calvino

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Per quando è tardi

è per te..che me l’hai cucita addosso..

Quando è tardi e per le strade scivolano sguardi
di gente che ha sol fretta di tornare e i cinema si chiudono ed i caffè si vuotano,
per le strade, assieme al freddo e ai tristi canti opachi,
sono rimasti gli ultimi ubriachi,
un ciondolare stanco verso il nuovo bianco giorno che verrà…

Si discute delle rivoluzioni mai vissute
e degli amori fatti di bevute e di carriere morte nel bicchiere
nelle sere a gambe aperte con il mondo in mano
cantando mentre sputano lontano
come se fosse in faccia all’universo…

E li vedi, girare lenti strascicando i piedi,
parlare forte a tutti od a nessuno
o piangere aggrappati ai muri, stanchi e addormentati.
L’ora vola e il vino amico o ammazza o li consola
e il vino li fa vivere o morire
e la tristezza solita o li uccide o se ne va…

E li vedi, girare lenti strascicando i piedi,
persone strane, sogni a cui non credi,
stagliarsi contro il cielo che si imbianca; nella stanca
mattina che si riempie già di vita,
piangendo un’altra notte che è finita,
attendere, non sai dove, quando il buio tornerà,
attendere, non sai dove, quando il buio tornerà,
attendere, non sai dove, quando il buio tornerà…

Trilobiti #4: Altre voci altre stanze

Amalo se vuoi ma non ne verrai a capo di nulla.
Il cervello può accettare consigli, non il cuore, e l’amore, che non ha geografia, non conosce confini: caricalo di pesi, sprofondalo in un abisso, e tornerà a galla, alla superficie: e perchè no? tutti gli amori sono naturali e belli, e solo gli ipocriti ritengono un uomo resposabile di ciò che ama, gli impulsivi ignoranti e coloro che sono giustamente invidiosi perchè, nella loro inquietudine, scambiano spesso la freccia che punta al cielo con quella che porta all’inferno.

tratto da Altre voci altre stanze di Truman Capote

Trilobiti #3: il mio cuore dopo la tua morte

Il cuore mi batte in modo bizzarro nel petto. Un battito che non conosco.
Solitario.
Che rimbomba nell’enorme vuoto.
Come un appello che non verrà più udito.
Mi è appena stato trapiantato un nuovo cuore, un cuore di vedovo.
….
Ci sono quelli che vengono schiantati dal dolore.
Quelli che diventano pensosi.
Ci sono quelli che parlano del più e del meno sull’orlo della tomba, e continuano in macchina, del più e del meno, neanche del morto, di piccole cose domestiche,
ci sono quelli che dopo si suicideranno e non glielo si vede in faccia, ci sono quelli che piangono molto e cicatrizzano in fretta;
quelli che annegano nelle lacrime che versano,
quelli che sono contenti, sbarazzati da qualcuno,
ci sono quelli che non riescono più a vedere il morto, tentano, ma non ce la fanno,
il morto ha portato con sè la propria immagine,
ci sono quelli che vedono il morto ovunque,
vorrebbero cancellarlo, vendono i suoi stracci, bruciano le sue foto, traslocano, cambiano continente, ci riprovano con un vivo, ma niente da fare, il morto è sempre lì, nel retrovisore, ci sono quelli che fanno pic-nic al cimitero e quelli che lo evitano perchè hanno una tomba scavata nella testa,
ci sono quelli che si ammazzano di lavoro e quelli che finalmente si prendono una vacanza,
ci sono quelli che trovano la morte scandalosa e quelli che la trovano naturale con-l’età-per-cui, circostanze-che-fanno-sì-che, è la guerra, è la malattia, è la moto, la macchina, l’epoca, la vita, ci sono quelli che trovano che la morte sia la vita.
E ci sono quelli che fanno una cosa qualsiasi.
Che per esempio si mettono a correre, a correre come se non dovessero mai più fermarsi.
E’ il mio caso. Mi precipito giù dalle scale di corsa.
Non è una fuga, no, non fuggo da niente, forse cerco addirittura di afferrare qualcosa, qualcosa che somiglierebbe alla morte di Julia…

tratto da La fata carabina di Daniel Pennac

i cosiddetti in-sani: io!

Ti osservavo mentre parlavi di me, perchè era di me che stavi parlando vero?
me lo sono chiesta e lo avrei chiesto anche te se non fosse stato per il fatto che mi sono persa da qualche parte mentre avanzavi con il mio ritratto tra le mani.
Ritratto ben fatto, con tratti decisi e colori vividi. Ma un particolare importante ti è sfuggito, non ero io quella persona che avevi dipinto! NO! Neanche un briciolo della mia vera me c’era in quelle parole così pungenti e ben messe una dietro l’altra. Hai sempre pensato queste cose di me ed io lo scopro solo adesso? oppure ero altrove con la testa che non mi sono mai accorta di essere così ALLUCINANTE per te? Perchè dalle tue parole non si poteva desumere altro, se non che sono Complicata, Egoista, Fredda, Strana, Solitaria (e risparmio due o tre parolacce), ma la frase più significativa è stata: “perchè in fondo, cosa si può fare se sei fatta così?”
ma cosa diavolo volevi dire? che sono una merda totale per il tuo perfezionismo del cavolo?
e grazie per la clemenza Miss “Io non sbaglio mai”, grazie per avermi accordato la tua amicizia e per aver sopportato tanta Imperfezione in tutti questi anni!
mentre tu parlavi e parlavi e parlavi ancora,
i miei pensieri hanno iniziato ad inerpicarsi su pareti ruvide, ne percepivo il groviglio sottile e inestricabile e a stento riescivo ancora a sentire la tua voce che stava parlando ancora e sempre di me, come se io in quel momento non fossi stata nella stanza con te, come se tu stessi parlando ad un’altra me di me e non a me che ero lì, che ti guardavo stupita, incuriosita direi, a tratti atterrita.
Si è figurato nella mia testa un “soggetto ignoto” il cui profilo stavi delineando così minuziosamente da farmi sentire quasi in colpa per aver dubitato di non riconoscermi affatto nella persona di cui parlavi.
Questo “soggetto ignoto” solo per me, era per te tutt’altro che ignoto, perchè tu sapevi, sapevi da sempre che io “poverina” ero così, probabilmente hai creato tu la mia essenza, il mio carattere, la mia insana personalità, perchè se eri a conoscenza di tutto, del perchè faccio, del perchè non faccio, del perchè dico, del perchè non dico e allora l’unica spiegazione che mi sono data è che tu sei dentro la mia testa, dentro la mia essenza, nel mio agire, nel mio cuore, nella mia anima. Perchè tu solo SAI.
ho capito che non ti interessava sapere cosa io pensassi di quello che stavi dicendo di me.
No, affatto. i tuoi non erano pensieri, erano, anzi sono: VERITA’ ASSOLUTE.
Ed io penso che per raggiungere queste tue verità, avrei potuto risparmiarmi anni di pozzi di anima e di unghie rotte per risalire verso uno spiraglio, una certezza, una sorta di equilibrio interiore, visto che poi il risultato è: sei un DISASTRO.
E’ sempre una sorpresa per me scoprire che alcune persone che io credo mi conoscano, infondo non mi conoscono affatto e che per quanto io mi sforzi di farmi conoscere davvero, al di là dei gesti formali, che mi rifiuto di fare e che puntualmente vengono giudicati come Mancanze o come Menefreghismo, bè per quanto mi sforzi di farmi capire e di essere me stessa e non quello che gli altri vorrebbero io sia, il risultato è sempre lo stesso: Sei fatta male! Sei allucinante!
O sì, son fatta così male che preferisco rimanere così come sono piuttosto che trasformarmi in quella che gli altri vorrebbero io fossi.
In-sana forse, ma fottutamente ME! in ogni cellula, espressione, silenzio, parola o gesto.