Spiccioli dell’anima #2: Piovo

Ogni volta che scrivo un numero di questa rubrica piove. Da destra a sinistra. Da sinistra a destra. Il cielo è cancellato e si vede una lunga distesa grigia che mi fa da cappello. Sono al caldo nella mia stanza con la gatta che gira sulla scrivania in cerca di qualcosa da fare. La prendo e la strapazzo un po’. Riguardo fuori. Dovrei uscire ma non ho voglia. Tutti usciamo di casa, prima o poi. Sull’uscire di casa vi lascio le note dei masCara.

Chiudo un poco gli occhi e ti vedo sempre la…

Indubbiamente ci vuole più carica e autostima, quindi vi lascio anche una canzone dei Laghetto con Piovo…oggi piove…parliamo di pioggia, no?

Ho un ombrello nel culo che si apre da sè.

Annunci

Trilobiti 95# Superficialità

Superficialità! – Caro peccato,
Compagna mia e nemica mia carissima!
Tu versasti il sorriso nei miei occhi,
E la mazurka in tutte le mie vene.

Da te ho imparato a non tener l’anello,
Non m’avrebbe la vita presa in sposa!
A cominciare a caso, dalla fine,
E a finire però sempre daccapo.
A essere fuscello, e essere acciaio,
In questa vita, in cui si può sì poco…
A scioglier la tristezza con la cioccolata,
E a sorridere in viso a chiunque passa!

Marina Ivanovna Cvetaeva

Fingendo la poesia

Una carezza si corica
sulle creste agitate dell’oceano:
stelline d’oro si accendono
e pare il chiasso di una galassia magica.

Franta e rifratta si aduna in una corsia
la luce che il sole disegna andando via.

Stanno due palme dove termina
quella striscia di perline che galleggiano:
fronde fuori fuoco gialleggiano
come fuse nell’oro che le illumina.

Anche un gabbiano che passa per quella via
per un istante si indora con la sua scia.

Ti prego, taci. Volgi gli occhi fin là
e resta con me a guardare.
Preferisco così
e non mi chiedere
a cosa penso: è inutile.
Preferisco così, ti prego, non insistere.

Trilobiti 94# Bisogna capire qual è il posto di noi esseri umani nell’universo

“Qual è il fine della conoscenza se non quello di capire la natura per poterne seguire le regole e vivere meglio? Bisogna capire qual è il posto di noi esseri umani nell’universo, capire in che rapporto stiamo con i vari fenomeni cosmici, così da poterci comportare disciplinatamente, evitare disastri e contribuire al benessere di tutte le creature. Se non conosciamo noi stessi, è inutile conoscere il mondo.
In Oriente questo è stato da sempre il senso della conoscenza. Era così anche in Occidente. Ma solo fino a Michelangelo. Da allora la vostra scienza ha voluto capire il mondo solo per usarlo a fini esclusivamente materiali e lì vi siete persi. Sì oggi si fa molta ricerca, ma a che scopo? Per scoprire le ricchezze nascoste della natura, impossessarsene e trasformarle in merci. Questa è la ragione del progresso assolutamente squilibrato dell’Occidente e la causa del vostro decadimento spirituale.
È stata la società industriale con l’introduzione della catena di montaggio per produrre, alla svelta, sempre più cose, mettendone assieme le varie parti, a portare la medicina a considerare l’uomo come un agglomerato di pezzi e a non dare più alcuna importanza a quella misteriosa, invisibile forza che sembra entrare nell’organismo al momento della nascita e abbandonarlo in quella della morte. È solo con la rivoluzione industriale che è nata l’assurda pretesa di spiegare l’universo in termini meccanicistici.”

Tiziano Terzani – Un altro giro di giostra

Trilobiti 93# difendere la nostra fragilità

L’unico miracolo che possiamo fare sarà quello di continuare a vivere, disse la moglie, difendere la fragilità della vita giorno per giorno, come se fosse lei la cieca, e non sapesse dove andare, e forse è proprio così, forse la vita non lo sa davvero, si è abbandonata nelle nostre mani dopo averci reso intelligenti, e noi l’abbiamo portata a questo.

José Saramago – Cecità