Trilobiti 126# Futuri imperfetti

L’immortalità è una forma di dittatura della vita sulla morte.

Enki Bilal

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Pensieri di viaggio

All’andata: troppo stanca, ho dormito poche ore, guardo le persone salire sul bus con ovattata attenzione.
Gli occhiali da sole mi proteggono dal mondo.
Riccioli d’oro stamattina non ha affatto i riccioli, si è fatta la piastra! Che tristezza!
Acdc boy sta leggendo Gomorra, sembra ipnotizzato dalle pagine di Saviano e quanto lo capisco!
Mr Constantine siede dietro di me, riesco a percepire il blu profondo dei suoi occhi mentre cerca il libro in cui perdersi nella sua cartella di pelle.
Accendo l’ipod e partono i brani in modalità casuale, mi piace che un essere invisibile scelga al mio posto nel mucchio della mia musica quel che io ascolterò.
Primo brano: ecco i Ramones con blitzkrieg bop, non mi accorgo che il volume è troppo alto e che le due tipe davanti a me, si son voltate a guardarmi, perchè han sentito la musica, e che musica ragazzi! L’han sentita espandersi nel loro raggio di azione e sono entrate in allarme, forse perchè apparentemente sono insospettabile. Da cosa? Dall’abbigliamento? Dal trucco? E questo non è un pregiudizio? un giudicare qualcuno dall’involucro?
Per strada vedo ragazze con canotte e saldali..e altre con cappottini e stivali, strana questa diversità nel percepire il caldo e il freddo da parte della gente!
Al bar incrocio tre ragazzi giapponesi che son seduti al tavolo e parlano tra loro e mi viene in mente Murakami e il terremoto in Giappone e quello che c’è stato in Italia proprio ieri, penso al terrore delle persone, a quello che vedo negli occhi di mia madre ogni volta che si parla di terremoto, perchè a lei ritorna in mente quello del 1980, in cui c’ero anch’io, ero piccola ma frammenti di ricordi si incastrano dentro me.
Avevo solo tre anni, eppure ricordo i mesi da sfollati, di vita comunitaria, di tante brandine messe una vicina all’altra per dormire, ricordo che faceva freddo.
Ricordo i pentoloni grandi in cui venivano cucinate sempre le stesse cose perchè le bocche da sfamare erano troppe e il cibo difficile da reperire. Per me era un gioco, era come essere al campeggio, non sapevo che i miei amici Barbara, Olga e Gianluca non c’erano più e che io non li avrei mai più rivisti, perchè il palazzo dove vivevano loro si era completamente sbriciolato. Adesso li vedo sempre in foto nella cappella dove riposano i loro corpi, loro son rimasti bambini, come se il tempo si fosse fermato a quel 23 novembre del 1980 e per loro, per i loro genitori, il tempo si è davvero fermato sotto quelle macerie.
Penso a quanto sia sfigato questo 2012, alle previsioni nefaste che si stanno avverando in tutto e per tutto e penso che son passati solo 5 mesi! Come saranno quelli che verranno?

Chapter #2: Movimento

Continua il viaggio nell’arte, il cambiamento e la vita collettiva a cura del Musicante di Brema.
Oggi Daniele ci propone il secondo capitolo del trittico iniziato con L’arte. Si parla adesso di Cambiamento.
Buona lettura!

S. Dalì – Donna con testa di fiori – 1937

Argomento di questa settimana è il cambiamento. Tutti noi sappiamo il significato di questo termine. Ma io voglio riallacciarmi al discorso della settimana scorsa sull’arte. Uno dei significati etimologici del termine arte è, infatti, muovere, suscitare. E cos’è il cambiamento se non l’essere urtati da qualcosa sia a livello psicologico che emotivo? Un qualcosa che ci spinge a cambiare (anche solo reagendo) lo stato di cose presenti in nome di un rifiuto totale o parziale del reale (sia esso uno stato d’animo, una situazione contingente, un’azione).

Anche la creazione, azione propriamente artistica, rappresenta un cambiamento, un’ esigenza di unità e rifiuto del mondo. Ma essa rifiuta il mondo a causa di quanto gli manca e in nome di ciò che, talvolta, esso è. E credo che abbia perfettamente Van Gogh quando scrive: “Sempre più credo che non si debba giudicare il buon Dio da questo mondo. E’ un suo abbozzo mal riuscito”. Ogni artista cerca di rifare questo abbozzo e di dargli lo stile che gli manca. In un certo senso di cambiarlo.

Trilobiti 125# Marilyn

Del mondo antico e del mondo futuro
era rimasta solo la bellezza, e tu,
povera sorellina minore,
quella che corre dietro ai fratelli più grandi,
e ride e piange con loro, per imitarli,
e si mette addosso le loro sciarpette,
tocca non vista i loro libri,i loro coltellini,
tu sorellina più piccola,
quella bellezza l’avevi addosso umilmente,
e la tua anima di figlia di piccola gente,
non hai mai saputo di averla,
perché altrimenti non sarebbe stata bellezza
Sparì, come un pulviscolo d’oro.
Il mondo te l’ha insegnata.
Così la tua bellezza divenne sua.
Dello stupido mondo antico
e del feroce mondo futuro
era rimasta una bellezza che non si vergognava
di alludere ai piccoli seni di sorellina,
al piccolo ventre così facilmente nudo.
E per questo era bellezza, la stessa
che hanno le dolci mendicanti di colore,
le zingare, le figlie dei commercianti
vincitrici ai concorsi a Miami o a Roma
Sparì, come una colombella d’oro.
Il mondo te l’ha insegnato,
e così la tua bellezza non fu più bellezza.
Ma tu continuavi ad esser bambina,
sciocca come l’antichità, crudele come il futuro,
e fra te e la tua bellezza posseduta dal potere
si mise tutta la stupidità e la crudeltà del presente
te la portavi sempre dietro come un sorriso tra le lacrime
impudica per passività, indecente per obbedienza.
Sparì come una bianca ombra d’oro.
La tua bellezza sopravvissuta del mondo antico,
richiesta dal mondo futuro, posseduta
dal mondo presente, divenne così un male.
Ora i fratelli maggiori finalmente si voltano,
smettono per un momento i loro maledetti giochi,
escono dalla loro inesorabile distrazione,
e si chiedono: “E’ possibile che Marilyn,
la piccola Marilyn ci abbia indicato la strada?”
Ora sei tu, la prima, tu la sorella più piccola, quella
che non conta nulla, poverina, col suo sorriso,
sei tu la prima oltre le porte del mondo
abbandonato al suo destino di morte.
Marilyn – Pier Paolo Pasolini

Trilobiti 124# La morte di Bunny Munro

“Sono finito, pensa Bunny Munro in quell’ attimo improvviso di consapevolezza riservato a chi hai giorni contati. Ha la sensazione di aver commesso un grave errore, ma è una sensazione che passa in un lampo terribile e sparisce, lasciandolo in una stanza del Grenville Hotel in mutande, solo con se stesso e la sua fame. Chiude gli occhi e s’ immagina una vagina a caso, poi si siede sul bordo del letto e, lentamente, si appoggia alla testata imbottita. S’ incastra il cellulare sotto il mento e rompe con i denti il sigillo di una bottiglietta mignon di brandy. Si vuota la bottiglietta in gola, la lancia da qualche parte, poi rabbrividisce, ha un conato di vomito e dice nel telefono, -Non preoccuparti, amore, andrà tutto bene-.
-Ho paura, Bunny- dice Libby, sua moglie.
-Di cosa hai paura? Non c’è niente di cui aver paura.-
-Di tutto. Ho paura di tutto.-”

tratto da La morte di Bunny Munro di Nick Cave

Ragione e sentimento della mala educaciòn

Tutto parte da quegli immensi prati verdi della campagna inglese, ed io rannicchiata sul divano a calpestare quell’erba, si insinua l’emozione, mi capovolge, mi mette a testa in giù, mi scuote convulsamente, mi fa sentire piccola ed indifesa come Marianne sotto la pioggia tremante.
Poi inizio a singhiozzare, forte..un pianto che viene da un’altra me, dove le lacrime non sono solo lacrime ma solchi scavati col fuoco del sentire.
Un pò di quel groviglio che mi attanagliava dentro si è sciolto..lo sento disperdersi evaporare, allora rido..rido..rido, quasi non riesco più a fermarmi.
Sto impazzendo? sono sull’orlo di una crisi di nervi? sono solo il risultato contorto di questi giorni ruvidi?
Certo è che sono strana davvero, lo penso, sì..lo penso e me lo ripeto.
Dopo questo mi ritrovo nel mio letto a sentir parlare di schiavi e padroni, di perversioni e di cinghie strette ai polsi, di soggetti dominanti, di fetish, di esibizionisti e di voyeur, di luna di fiele e tacchi conficcati nella carne.
Penso a quanto è varia l’umanità, a quante innumerevoli sfumature ci sono nelle preferenze sessuali, a quanto mi faccia impazzire il culo di Emanuelle Seigner in quella determinata scena del film.

Ed il bello è che passo da Ragione e sentimento alla maleducaciòn come se fossero due sequenze dello stesso film, di un modo di sentire, che ora so..non contrastano affatto, ma convivono, interagiscono, si compenetrano, come le mie varie me, come le sensazioni che si mischiano, si lottano, danzano fino a scoppiare per poi distendersi in un abbraccio con le coperte.

Spiccioli dell’anima #6 Un punto che non c’è è un vuoto a perdere

Ecco un nuovo spicciolo dell’anima che oggi quandolibuttivia ha condiviso con noi.

Ho ritrovato quel disegno in cui dormivi stesa al sole
dentro alla cesta delle robe inutili
che di buttar non ho mai avuto il cuore
ci si affeziona
e poi è tutto un ricordare le cose
meglio di com’erano davvero
di quando avevamo qualche anno di meno.