Trilobiti #156 il doppio sentimento

Prima ancora di uscire dall’infanzia, mi sembra di avere avuto, molto netto, il doppio sentimento, che doveva dominarmi durante tutta la prima parte della mia vita: quello cioè di vivere in un mondo senza evasione possibile, dove non restava che battersi per una evasione impossibile.

Victor Serge – Memorie di un rivoluzionario

Trilobiti #154 Non sapeva che cosa l’aspettasse…

Nel fondo della sua anima, Emma aspettava che qualche cosa accadesse. Come i marinai in pericolo, volgeva gli occhi disperata sulla solitudine della sua vita e cercava, lontano, una vela bianca tra le brume dell’orizzonte. Non sapeva che cosa l’aspettasse, quale vento avrebbe spinto quelle vele fino a lei, su quale riva l’avrebbe portata, né sapeva se sarebbe stata una scialuppa o un vascello a tre ponti, carico di angoscie o pieno di felicità fino ai bordi.

Gustave Flaubert – Madame Bovary

Chapter #3: Rottura

Oggi arriva il terzo e ultimo capitolo del trittico propostoci da Daniele e iniziato parlandoci dell’arte.
Buona lettura…

Oggi parliamo dell’ultimo aspetto del trittico con cui abbiamo iniziato questa rubrica: l’arte e la vita collettiva, ovvero la società. Credo che il più importante spartiacque che lega questi due concetti si sia manifestato con la nascita dell’arte moderna. Più in generale, il modernismo, infatti, è soltanto un aspetto del vasto processo secolare che conduce all’avvento delle società democratiche fondate sulla sovranità dell’individuo e del popolo, società liberate dalla sottomissione agli dèi, dalle gerarchie ereditarie e dall’imperio della tradizione. Prolungamento culturale del processo che si è manifestato clamorosamente nell’ordine politico e giuridico alla fine del secolo XVIII, non è forse proprio questa stessa destituzione del predominio del passato che agisce nell’offensiva degli artisti innovatori? Così come la rivoluzione democratica emancipa la società dalle forze dell’invisibile e dal suo correlato, l’universo gerarchico, altrettanto il modernismo artistico libera l’arte e la letteratura dal culto della tradizione, dal rispetto dei Maestri, dal codice dell’imitazione. E’ la medesima logica che agisce, istituendo un ordine autonomo che ha come fondamento l’individuo libero.
Si pensi, ad esempio, al Dada dove è l’arte stessa che si autoaffonda ed esige la propria distruzione. Si tratta di abolire il feticismo artistico, la separazione gerarchica tra l’arte e la vita in nome dell’uomo totale, della contraddizione, del processo creativo, dell’azione, del caso. Si sa che i surrealisti e in seguito gli happening, le azioni dell’anti-arte, cercheranno parimenti di superare quest’antitesi tra l’arte e la vita. Attenzione, però: l’ intento costante del modernismo non è l’insurrezione del desiderio, la rivincita delle pulsioni contro l’inquadramento della vita moderna, ma la cultura dell’uguaglianza che distrugge ineluttabilmente la sacralità dell’arte e rivalorizza correlativamente il fortuito, i rumori, le grida, il quotidiano.
Ma se gli artisti moderni sono al servizio di una società democratica, lo fanno non con il lavoro silenzioso tipico dell’Ancien Régime, ma imboccando la strada della frattura radicale, la strada dell’estremismo, quella delle rivoluzioni politiche moderne. Il modernismo, a prescindere dalle intenzioni degli artisti, va compreso come l’estensione della dinamica rivoluzionaria all’ordine culturale. Il processo avanguardista è la logica stessa della rivoluzione con il suo manicheismo agli antipodi del sistema disciplinato del valore, dell’accumulazione e dell’equivalenza e di conseguenza è antiborghese.
Perché questa cascata di interruzioni e di atteggiamenti rivoluzionari? Né il trionfo della tecnica né i suoi valori concomitanti bastano a spiegare la catena di fratture che caratterizza l’arte moderna. L’analisi sociologica mostra qui il suo limite: come vedere nell’arte moderna l’effetto delle trasformazioni scientifiche e tecniche quando l’arte che prende corpo rifiuta qualsiasi stabilizzazione, nega immediatamente ciò che ha costruito e combina opere altrettanto figurative che astratte, oniriche che funzionali, espressioniste che geometriche: nel momento in cui diventa cosmopolita, l’arte non ha più unità, vi coesistono le tendenze più decisamente contrastanti. Non sarà certo basandosi sull’unità scientifica e tecnica del mondo industriale che si potrà spiegare la pluridirezionalità dell’arte moderna. Il fermento del modernismo è costituito invece dalla rivoluzione individualistica che, per la prima volta nella storia, ha permesso all’essere individuale, uguale ad ogni altro, di essere percepito e di percepirsi come il fine ultimo, isolatamente e di conquistare il diritto di disporre liberamente di se stesso. L’arte moderna presenta questo aspetto cruciale: inaugura, nella febbre rivoluzionaria, alla svolta del secolo, un tipo di cultura la cui logica coincide esattamente con quella che prevarrà, più tardi, nel momento in cui il consumismo, l’istruzione, la distribuzione, l’informazione scivoleranno verso un’organizzazione fatta di partecipazione, sollecitazione, soggettivazione, comunicazione.
Questa grande fase del modernismo, quella che ha conosciuto gli scandali dell’avanguardia, è conclusa. Oggi l’avanguardia ha perso la sua virtù provocatoria, non vi è più alcuna tensione fra gli artisti innovatori e il pubblico in quando non c’è più nessuno che difenda l’ordine e la tradizione. Trasformazione del pubblico derivante dal fatto che l’edonismo, appannaggio alla svolta del secolo di un ristretto numero di artisti antiborghesi, è diventato, sostenuto dal consumismo di massa, il valore centrale della nostra cultura.

Oltre la parola

Per voi oggi lo spazio a cura di Gianluca.

Approfitto nuovamente di questo spazio concessomi dalla Signorina Crisalide per lasciare qualcosa del Poeta che forse più di ogni altro amo: Giorgio Caproni…e pensare che molti programmi scolastici ancora non includono lo studio della sua opera. Semplicemente vergognoso!

Ho faticato a scegliere quale poesia lasciare, dato che avrei postato tutto ciò che in vita ha scritto, ma alla fine ho optato per “Il gibbone”, poesia nella quale riconosco molto anche di me stesso:

Il gibbone

No, non è questo il mio

Paese. Qua

– fra tanta gente che viene,

tanta gente che va –

(straniero) come

l’angelo in chiesa dove

non c’è Dio. Come,

allo zoo, il gibbone.

Nell’ossa ho un’altra città

che mi strugge. È là.

L’ho perduta. Città

grigia di giorno e, a notte,

tutta una scintillazione

di lumi – un lume

per ogni vivo, come,

qui al cimitero, un lume

per ogni morto. Città

cui nulla, nemmeno la morte

– mai, – mi ricondurrà.

Lascio anche un brevissimo video di un intervista fatta a Caproni, nel quale, sia da uomo di letteratura che da poeta, adoro tuffarmi ogni tanto per ricordarmi cosa significa , o meglio,cosa dovrebbe significare, scrivere versi.

Trilobiti #152 A ‘na prustituta

A ‘na prustituta

A ssedé, bbuscata

da lu vardacchì’ de la notte,

le vraccia a pennoló’ come se rrotte;

sopre a lu calendariu le ‘mbronde de le scarpe

mendre le mane sogna un focu de saccocce.

Pure per ógghi ‘ppicchi le paure

su la striscia de mezzeria de la statale,

sperenne che se sciucca prima de matina

quanno le jarrai a ‘rcoje

pé’ non zinditte male.

…e mendre che fissi lu cielu

che in un lerciu parcheggiu te sversa,

‘mmagini e vedi ‘na scala

che porta a ‘na vita diversa;

vurristi zumbà’ pé’ ‘cchiappalla,

‘fferralla, scuprì dó’ è che va,

ma a zzambe rraperte nisciuna

po’ dasse la spinda e zzumbà’…

Ad una prostituta – Seduta, nascosta/dal baldacchino della notte,/le braccia penzoloni, come se rotte;//sopra al calendario le impronte delle scarpe/mentre le mani sognano un fuoco di tasche.//Anche per oggi appendi le paure/alla striscia di mezzeria della statale,/sperando che si asciughino prima di mattino /quando le andrai a raccogliere/per non sentirti male.//…e mentre fissi il cielo/che in un lercio parcheggio ti scarica,/immagini e vedi una scala/che porta a una vita diversa;//vorresti saltare per acchiapparla,/afferrarla, scoprire dove va,/ma a gambe aperte nessuno/può darsi la spinta e saltare…

Gianluca D’Annibali – Poesia Neodialettale. Editore PeQuod