Trilobiti 158# E poi perchè scrivere?

vargas_tag

Bene, sospirò Mathilde. Con il dito seguì un Lepadogaster a due macchie che nuotava sotto la lastra di vetro.
Doveva nutrirli, i pesci.
Cosa contava di fare, con Charles e le sue carezze?
Non era forse ora di tornasene in mare? Visto che stamattina non aveva voglia di seguire nessuno?
Che cosa aveva raccolto in tre mesi sulla superficie della crosta terrestre?
Uno sbirro che avrebbe dovuto fare la puttana,
un cieco cattivo come la peste e carezzoso,
un bizantinista cerchiatore,
una vecchia assassina.
Un buon bottino, in fondo.
Niente di cui lamentarsi.
Avrebbe dovuto scriverlo. Sarebbe stato più divertente che scrivere sui pettorali dei pesci.
-Sì, ma cosa? – disse ad alta voce alzandosi di colpo.
-Scrivere cosa? E perchè poi. scrivere?
Per raccontare la vita, risposte a se stessa.

tratto da L’uomo dei cerchi azzurri di Fred Vargas

Annunci

Profumo

Oggi ripercorro i sentieri delle fragranze.
I profumi che rimangono imbrigliati nei miei ricordi e in parte, nel mio vivere quotidiano.

Il profumo del mare..quello che mi fa girare la testa ogni volta che mi avvicino ad una spiaggia..soprattutto d’inverno quando c’è spazio per respirare.
Il profumo del caffè che riempie la cucina la mattina appena sveglia.
Il profumo dei limoni che non riesco mai a cogliere perchè si arrampicano troppo in alto.
Il profumo dei mughetti ai bordi della strada acciottolata consumata dai miei passi nel corso degli anni.
Il profumo della primavera in particolar modo delle violette che si nascondono lungo la valle.
Il profumo dei dolci che prepara mia madre.
Il profumo dei panni stesi al sole, richiamo di giochi, di luce e ombra.
Il profumo del cloro della piscina che rimane sul costume anche dopo la doccia.
Il profumo della menta pronta per allietare i miei tè e i miei mojito estivi.
Quello del pergolato di glicine a casa dei nonni materni, dove io e mio fratello da bimbi ci rincorrevamo.
Quello dello smalto e dei trucchi quando gioco a cambiare.
Quello di Samì, del suo pellicciotto color miele.
Quello di sesso dopo che il piacere ha danzato nei sensi e sotto la pelle.
Quello delle caldarroste d’inverno d’avanti al camino.
Quello delle grigliate d’estate delle cene in giardino.
Quello dei bimbi quando ancora non son stati vestiti del vivere.
Quello della tua pelle quando ripercorro la mappa dei tuoi nei.
Quello della terra bagnata dopo le piogge estive.
Il profumo dell’erba appena tagliata.
Quello dell’incenso che si ammanta nella tromba delle scale.
Quello dei fiori umidi al cimitero.
Quello delle troppe sigarette consumate durante i tornei di carte, il gruppo politico, i cineforum e le serate al bar.
Quello dell’adrenalina ai concerti negli stadio.
Quello dei miei foulard e delle mie sciarpe, che sanno di me.
Quello della paura che si stringe intorno all’anima.
Quello dei pomodori pelati d’estate quando la pelle delle mani si raggrinsisce perchè sono troppo bollenti.
Quello del sudore dopo la corsa mattutina.
Quello dei tuoi abbracci, che ogni volta che chiudo gli occhi riesco a sentire anche quando non ci sei.

Luce

Quante luci attraversano le nostre vite, la nostra attenzione, alcune per rimanere incastrate in qualche angolo di noi, altre destinate ad affievolirsi o addirittura a sparire in un lampo.

La luce delle candele sciolte nelle notti di solitudine.
La luce della sala operatoria, a cui non puoi sfuggire, perchè è lì che ti fende dall’alto e sembra inchiodarti in quel momento infinito fino a quando l’anestesia non ti risucchia via.
La luce dei faretti che mi fissano dall’alto, ogni volta che vado dal parrucchiere e la shampista si appresta a lavarmi i capelli.
La luce dei tuoi occhi ogni volta che si mischiano ai miei e mi ricordano che posso volermi bene, con mille difficoltà, ma riesco a volermi un pò di bene anch’io da quando mi hai insegnato a perdonarmi.
La luce delle anime fiammeggianti che ogni tanto abbiamo la fortuna di incrociare sul nostro cammino.
La luce color pesca della lampada di sale che mi accompagna ogni sera e che mi fa pensare a mio fratello, che me l’ha regalata e che ora è lontano chilometri e chilometri da me..e mi manca terribilmente.
La luce dei sogni che si intrecciano ad intermittenza nella mia mente soffusa.
La luce del giorno che fa entrare il sole tre le fessure del mattino.
La luce che il movimento dell’acqua crea immagini che danzano sul soffitto della mia stanza.
La luce sbrilluccicosa dei lustrini con cui giovavo da bambina fingendo di essere ad un ballo con tante altre dame.
La luce dei concerti, quando si accendono e danno vita allo spettacolo che mi farà vibrare ancora per giorni e settimane dopo.
La luce delle gocce appoggiate ai vetri.
La luce di questo tramonto, che si è portato via un pò di tristezza..facendo addormentare le preoccupazioni e le paura e facendomi sentire fottutamente viva!

IMGP2933

Trilobiti 157# Ritorno alla vita

Si narra che allora per la prima volta s’inumidirono di lacrime le guance delle fiere commosse dal canto e nè la consorte del re, nè il re stesso degli abissi ebbero il cuore di opporre un rifiuto a quella preghiera e chiamarono Euridice.
Era tra le ombre nuove e venne avanti con passo lento per la ferita.
Orfeo la prese per mano e insieme ricette l’ordine di non volgere indietro lo sguardo [….]
Vana altrimenti sarebbe stata la grazia.

(Ovidio, Metamorfosi)