Trilobiti 211# il maestro e Margherita

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D’un tratto si asciugò inaspettatamente una lacrima con la manica e proseguì: “L’amore ci aveva sorpreso inatteso e violento come un assassino che sbuchi fuori d’improvviso, e ci aveva pugnalato entrambi.
Così colpisce il fulmine, così colpisce la lama finnica. Del resto, lei sosteneva in seguito che non avvenne così, che noi ci amavamo sicuramente da sempre, senza saperlo, senza esserci mai visti; lei viveva con un altro uomo…e io, allora…con quella, come si chiama…”
….Già, l’amore ci aveva pugnalati di colpo. Io l’ho saputo quello stesso giorno, un’ora dopo, quando ci trovammo, senza accorgerci della città, vicino alle mura del Cremlino, sulla Moscova.
Parlavamo come se ci fossimo separati la sera prima, come se ci conoscessimo da anni.
Ci accordammo di ritrovarci il giorno dopo ancora lì sul lungofiume. Ci incontrammo. Il sole di maggio ci illuminava. E ben presto questa donna diventò la mia donna segreta….”

tratto da Il maestro e Margherita di Michail A. Bulgakov

Cirano

Io tocco i miei nemici col naso e con la spada,
ma in questa vita oggi non trovo più la strada.
Non voglio rassegnarmi ad essere cattivo,
tu sola puoi salvarmi, tu sola e te lo scrivo:
dev’ esserci, lo sento, in terra o in cielo un posto
dove non soffriremo e tutto sarà giusto.
Non ridere, ti prego, di queste mie parole,
io sono solo un’ ombra e tu, Rossana, il sole,
ma tu, lo so, non ridi, dolcissima signora
ed io non mi nascondo sotto la tua dimora
perchè oramai lo sento, non ho sofferto invano,
se mi ami come sono, per sempre tuo, per sempre tuo, per sempre tuo…Cirano

Gatto curioso

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da lì a poco in un’altra strada, in un altro paesino, nello stesso giorno, ho incontrato un tuo collega…

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Avrete pensato entrambi: cosa avrà questa da guardarci? ci fai anche le foto, ma come ti permetti?
E sì, avete pur ragione, stavate sonnecchiando sul davanzale ed irrompo io nella vostra pace quotidiana!
E’ più forte di me…i gatti hanno un fascino irresistibile!

Adda passà a nuttata

In onore di San Rocco protettore dei cani, ho fatto il bagnetto alla puzzola di Samì.
L’estate mi fa dormire male di notte e così, di giorno ho sonno e poca voglia di fare qualsiasi cosa.
Una cosa però voglio farla.
Voglio provare il costume nuovo e fare una di quelle nuotate che mi risucchino via ogni briciolo di forza.
Strano questo periodo..ho tante cose dentro e poche persone con cui condividerle, a volte credo che quello che provo debba galleggiarmi dentro fino a trovare la sua calma piatta, ma lo sento sballonzolarmi contro le pareti della testa ed è difficile non voler urlare a qualche stella serale o semplicemente alla vallata dietro la casa.
C’è una strana ansia sotto il cuscino, quella che mi fa singhiozzare e poi accarezzarmi il viso e ripetermi che passerà, sì, passerà.
Poi d’un tratto mi distraggo..e qualcuno mi dice proprio che è questo che mi frega: devo togliere la corazza a tutti i sentimenti, alle sensazioni, ai pensieri e lasciarli respirare leggeri.
Se devo dirla tutta, questa estate si sta dimostrando davvero dura, penso al flacone di benzodiazepine e quando mi sento il cuore nel cervello di notte, mi ripeto che devo lasciarlo nel cassetto del comodino. Anche se ci son giorni in cui c’è da perdere la testa.
Poi nelle serate d’estate il greco di tufo freddo e qualche chiacchiera fanno stridere meno la ruota.
Addà passà a nuttata, lo so.
Speriamo solo che passi presto, prima che la ruota mi schiacci.

Ricordi alcolici

Di sicuro dalle 21 alle due di mattina son stata in un birrificio, ma che ho fatto tutto quel tempo?
Ricordo almeno 40 australiani ubriachi con i visi arrostiti dall’alcol, urla, risate, i camerieri che non capivano un’acca di quello che gli veniva chiesto.
Birra originale, birra classica, birra affumicata, grappa, pollo alla birra, patatine fritte e ancora birra, caffè.
Poi fuori dal birrificio, vino, sacher torte e vino ancora.
Ad un certo punto mi son ritrovata sul divano con uno che mi toccava una coscia e cosa mi diceva?
vai a dormire in stanza, dai dormo io sul divano.
Ma cazzarola, io sto cercando di dormire da un microsecondo e tu mi cantileni questa cosa?
poi stamattina alle 9, bussano al citofono.
Acciburbola ho dormito solo tre ore e ho un mal di testa colossale, qualcun altro dorme sull’altro divano, qualcuno in stanza da letto, siamo tutti vestiti come la sera prima.
NOOOOOOOOOOOO…mi ero dimenticata che doveva venire il muratore.
Su dai, togli di mezzo i posaceneri pieni di cicche e le bottiglie vuote e le lattine che tempestano il tavolo.
Non c’è niente di peggio della puzza delle cicche e del vino rimasto nei bicchieri per iniziare un nuovo giorno, soprattutto quando hai ancora lo stomaco sottosopra per quello che gli hai regalato il giorno prima.
Io il giorno dopo ho solo voglia di acqua gassata e di succhi di frutta.
Il tipo arriva e dice: abbiamo fatto baldoria eh?
Non ho la voce per rispondergli, ancora non mi è ritornata, ma non è che ero io ad urlare nel birrificio insieme agli australiani?
Mugugno qualcosa di irriproducibile a parole e lo accompagno in terrazza.
Vedo mezza sacher sul tavolo e a sprazzi arrivano flash della notte prima.
Ora so perché mi sono data al tè verde.
Buona giornata a tutti gli astemi.
Voi sì che avete capito tutto della vita!

Trilbiti 210# il tempo è un bastardo

C’è ancora tutto: la piscina con le piastrelle portoghesi azzurre e gialle, l’acqua zampilla come una risata lungo un muro di pietra nera.
La casa è identica, però silenziosa.
Quel silenzio non ha senso.
Gas nervino?
Overdose collettiva?
Una retata?, mi domando, mentre seguiamo una domestica lungo una curva di stanze moquettate, con la piscina che ammicca da ogni finestra.
Cos’altro potrebbe aver messo fine alle feste che non finivano mai?
Niente di tutto questo. E’ che sono passati vent’anni.

tratto da Il tempo è un bastardo di Jennifer Egan

Trilobiti 209# Camminando

Da ogni viaggio sono tornato con il ricordo di qualcuno più che di qualcosa.
Ho una conoscenza dei luoghi attraverso i racconti di uomini e donne incontrati lungo il cammino, e con gli occhi della memoria rivedo più facilmente le espressioni dei loro volti anziché la bellezza di tanti paesaggi. E molti di loro sono diventati amici con cui non ho perso il contatto, al punto che il motivo di altre partenze è stato tornare a rivederli per continuare a mantenere vive le passioni che ci accomunano: l’insopprimibile bisogno di contrastare il cinismo, l’intolleranza, il sopruso, l’arroganza dei vincitori di sempre.
Alcuni hanno combattuto e stanno ancora combattendo con le armi tutto questo, tanti altri lo fanno oggi con la parola scritta, con la musica, con il semplice (ma a volte costosissimo) rifiuto del silenzio. Raccogliere in questo libro le testimonianze è un piccolo contributo a non dimenticare che tutti i privilegi di questa fettina di mondo sono ottenuti in cambio di insostenibili ingiustizie imposte al resto, agli abitanti di almeno tre quarti del pianeta. L’oblio è sempre una colpa, perché la mancanza di memoria permette all’orrore di perpetuarsi. Un libro è certo poca cosa, ma può aiutare a sentirsi meno soli.

tratto da Camminando – incontri di un viandante di Pino Cacucci

Trilobiti 208# L’ignoto della vita, delle persone

I poeti pretendono che tornando in una certa casa,
in un certo giardino dove siamo vissuti in gioventù,
noi si ritrovi per un attimo quel che siamo stati allora.
Sono pellegrinaggi assai rischiosi,
dai quali si può uscire con una delusione come con un successo.
I punti fermi, contemporanei delle diverse età,
è meglio cercarli dentro di noi.
L’ignoto della vita delle persone, è come quello della natura,
che ogni scoperta scientifica, fa indietreggiare ma non annulla.

tratto da Alla ricerca del tempo perduto di Marcel Proust