30 Giorni di film – Giorno Sei

GIORNO SEI – UN FILM CHE TI RICORDA UN POSTO IN PARTICOLARE

Mi vengono in mente due film che mi ricordano due posti in particolare: uno è sicuramente BLOW UP di Michelangelo Antonioni che è ambientato a Londra e mi ricorda quindi il mio viaggio in questa città, i suoi parchi stupendi e tanti aneddoti legati a quel viaggio, sul film non voglio tediarvi con descrizioni varie o cose simili, per me è un film che SI DEVE VEDERE!

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L’altro film è MEDITERRANEO di Gabriele Salvatores che mi ricorda la Grecia e il suo stupendo mare, oltre alla vacanza pazza che feci lì insieme a mio fratello ed altri amici.
Spettacolare ambientazione, il film è alla Salvatores, nel caso abbiate visto Marrakech Express o Puerto Escondido, il genere è quello lì.

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Concerto di Nick Cave

Il mio inviato da Milano, Fabry, nonché uno dei miei migliori amici, ha scritto per me un post sul concerto di Nick Cave di ieri sera dove lui è stato ed io lo condivido con voi.
Grazie Fabry

Il freddo punge le membra.
Entrare all’Alcatraz è come penetrare un luogo misterico, una sorta di Avalon che si schiude fra le nebbie.
Le eco dei “compro, vendo” che hanno invaso le mie orecchie cessano. Il concerto è sold out, anche se, appena sotto il palco, ho la sensazione che sarà un concerto per pochi intimi. Forse per la posizione che ho trovato, in seconda file, leggermente laterale: straordinaria.
Il locale piano piano si riempie. Un’ora prima del concerto fa irruzione sul palco una cantante che espone il suo repertorio di voce e fisarmonica. Piacevole, ma nulla di più, almeno per me.
Poi il palco si trasforma in un alveare. Tecnici che controllano tutto, ogni bullone, ogni spinotto, vanno in cerca di ogni semitono che impedisce la perfetta accordatura, trafficano con caschi con luci da minatore sulla testa contribuendo a rendere innaturale l’atmosfera.
Finalmente i Semi Cattivi si dispongono armandosi dei loro strumenti e poi arriva lui, King Ink. Arriva longilineo, come un ombra nera e in grande forma.
Fin da subito si capisce che il concerto sarà spettacolare. Nick arriva, frustando con la mano il filo del microfono per non farlo incastrare negli amplificatori, fin nei pressi del pubblico, sporgendosi, sbilanciandosi verso le mani protese, toccando le dita degli spettatori, sempre con quegli occhi infuocati e con quello sguardo selvaggio ma concentrato. Un grande professionista, che cura la performance, che ha in mente con assoluta precisione come la canzone deve suonare. Un equilibrio inarrivabile tra resa musicale e coinvolgimento del pubblico.
Scappano via le canzoni del nuovo album, davvero belle, con i Seeds che, pur comandati a bacchetta, dall’inflessibile capitano Nick, sono meravigliosamente bravi nell’orchestrare i crescenti o le improvvise accelerazione che caratterizzano tante canzoni del Nostro. Ecco, la qualità e la sensibilità artistica fanno la differenza.
Iniziano a fioccare anche alcuni classici come “Tupelo”, “Red right hand”, tradotta nel titolo, con l’aiuto del chitarrista, anche in italiano. Nick Cave è artista con una concentrazione pazzesca, doma il palco, ha una sicurezza disarmante e si getta sul pubblico senza alcun timore.
Con “The Weeping Song”, canzone che introduce con accorate parole, interpreta anche la parte del padre che cantava il buon Blixa Bargeld.
Anche “From Her to Eternity” e “West Country Girl” infiammano il pubblico, soprattutto la prima, superba e grandiosa.
Negli attimi di calma, snocciola al pianoforte classici come “God is in the house” o “Into my arms” tenendo su l’Alcatraz con voce e parchi tocchi di piano.
La murder ballad “Stagger Lee” vale l’intero concerto: il basso martella la sua litania, Cave affonda nelle radici del blues, ne tira fuori un’esperienza memorabile. L’andamento è ipnotico ma allo stesso tempo dinamica e semplicemente perfetta.
“Push the Sky Away ” nella dimensione dal vivo fa indubbiamente intravedere la certezza che diventerà un grande classico. Sontuosa.
Arriva anche la mia adorata “The Mercy Seat” il cui ritornello canto quasi con la stessa veemenza di Cave.
Il bis arriva con delle grandissime “Deanna” e “Papa Won’t Leave You, Henry”.
Arrivo quasi a toccare le sue mani protese in quest’ultima canzone, ma vedo veramente da vicino i suoi occhi incendiari e capisco che trattasi di artista che non teme rivali, per quello che sa fare, sa comunicare, sa essere.
Un grandissimo.
Esco e continuo a cantare “Papa Won’t Leave You, Henry, Papa won’t leave you boy” sperando che Nick Cave continui a spargere i suoi semi cattivi per il mondo.

Fabry

30 Giorni di film – Giorno Cinque

GIORNO CINQUE – UN FILM CHE TI RICORDA QUALCUNO

Due film in particolare mi ricordano qualcuno…

Uno è sicuramente NATALE IN CASA CUPIELLO, che nella figura di Eduardo nel viso vedo quello di mio nonno Peppe nei suoi ultimi anni di vita e invece nel carattere che ha il personaggio di Lucariello, sicuramente mi ritrovo la personalità di mio padre.
Tutta l’opera in sé è legata alla mia infanzia, innanzitutto al fatto che avevamo come tradizione quella di guardare il film in famiglia durante le vacanze natalizie e poi proprio il clima familiare della famiglia Cupiello, che un po’ è quello tipico delle famiglie del sud e quindi anche della mia, tipo la scena in cui la moglie di Lucariello uccide il capitone, o almeno tenta di farlo…è una scena che ho visto molte volte in casa mia.

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Il secondo film che voglio menzionare oggi è MALEDETTO IL GIORNO CHE TI HO INCONTRATO.
Chi mi ricorda? vi lascio col dubbio.
Ogni riferimento a luoghi, fatti o persone è puramente casuale.
capisc’ a mme!

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#2 TRE DI TRE

Eccoci ritrovati al secondo appuntamento con la rubrica TRE DI TRE.
Io e il mio socio, il corvobianco213,abbiamo deciso di darci un tema a settimana, e da bravi alunni quali siamo, lo svolgeremo ognuno sul suo blog! 🙂
Per la serie: questi gareggiano per il premio CAPA FRESCA di wordpress.

L’argomento di questa settimana è: “le tre volte in cui non ho creduto ai miei occhi”, ce ne sono varie, ma dovendo sceglierne solo tre, allora vi racconto queste:

1) la volta in cui mentre camminavo per strada ho visto un cane cadere da un balcone, non vi preoccupate, non è morto, ma mi ha fatto prendere un accidente.

2) la volta in cui ho visto due tipi scopare allegramente in un locale, senza fare caso al fatto che fosse pieno, strapieno di gente e tra quella gente c’era anche la sottoscritta.

3) la volta in cui uscendo dalla metro ho visto un ragazzo in un vicolo coi pantaloni abbassati, e…
si stava facendo una pera, non quello che avete pensato voi adesso ed io in quell’istante, ma una pera! probabilmente aveva esaurito tutte le vene disponibili.

Oggi sono stata breve e concisa, ma quel che conta è l’essenziale, no?
Appuntamento a giovedì prossimo con altre perle, stavolta il tema lo sceglierà il socio, quindi preparatevi ai fuochi d’artificio! 🙂
Buona serata…

30 Giorni di film – Giorno Quattro

GIORNO QUATTRO – UN FILM CHE GUARDI PER DEPRIMERTI

Non so chi abbia scelto queste domande, ma alcune son veramente spinose, soprattutto se le risposte sono molteplici.
Vi avverto anche che i 30 giorni si prolungheranno, perché mentre rispondevo alle varie domande cinematografiche, ho deciso di aggiungerne altre, quindi vi alienerò per oltre le domande prestabilite :-).
Un film che mi mette k.o. a livello emotivo è LE ONDE DEL DESTINO di Lars Von Trier, che è un regista che io adoro, perché riesce a toccare i luoghi più nascosti e sensibili del mio sentire.
Grazie Lars!
a volte ho bisogno anche di stare male dentro e questo film riesce perfettamente nell’intento.
Vi lascio anche Suzanne che fa parte della colonna sonora del film.

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30 Giorni di film – Giorno Tre

GIORNO TRE- UN FILM CHE GUARDI PER TIRARTI SU

Ce ne sono di diversi, ma al primo posto metto con certezza IL GRANDE LEBOWSKI, film dei fratelli Coen del 1998. Chi non vorrebbe un Drugo nella propria vita?
Tra nichilisti, furetti, White russian, partite di bowling, si muovono personaggi atipici, che rendono il film un vero spettacolo!
Non sto qui a propinarvi la trama o il cast, vi dico solo che se per caso non lo avete ancora visto, dovete provvedere SUBITO!

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