C’è tempo

Ieri ho rivisto l’imperatore, dopo settimane di assenza..si è seduto proprio d’avanti a me, avrei potuto sfiorargli i capelli d’argento.  Ovviamente non l’ho fatto, lui non sa neppure il mio nome, ma mi sorride, mi accoglie in un cortile soleggiato ogni volta che lo fa. Avete presente le persone che sorridono prima con gli occhi che con le labbra? Ecco, lui è uno che fa così. I suoi gesti, lenti, precisi, naturali si susseguono seguiti dal mio sguardo,  c’è da ipnotizzarsi dietro quei movimenti. Lo so, rischio di sembrare una matta…ma chi non lo è, in misura e in modo diverso, chi non è matto? Il mio imperatore aveva in mano Nemesi di Philip Roth, anche lui guardava cosa stessi leggendo io, un fumetto ovviamente, non riesco a leggere altro ultimamente. Sono stanca, svogliata, confusa, disordinata nei pensieri, nel modo di vivere. Ieri mentre mi allontanavo da Napoli, avevo le cuffiette nelle orecchie e l’ipod casualmente ha scelto “C’è tempo “di Fossati. Ora ditemi che è un caso, ma non credo lo sia. Le lacrime hanno iniziato a salire..per poi uscire fuori.  Mi rendo conto di risultare paranoica. Penso sempre a quello, il mio doc si metterebbe a ridere e mi direbbe: allontanati dai pensieri negativi e considera il pensiero come parte al di fuori di te. Ed io gli dico: caro mio doc..se avessi saputo fare quest’esercizio che tu con tanta pazienza stai cercando di insegnarmi, allora non sarei stata un anno a disintegrarmi così. Perché in effetti, non me la passo bene. Tra una cazziata di un amico, e un silenzio di qualche altro, me la devo cavare da sola al di là di qualsiasi bel discorso, pianto o delirio. E stare con me, sola con me, è un bel giro sulle montagne russe, ma ad andare sempre così veloce, mi gira la testa, mi viene voglia di scendere, di fermare tutto. La signora madre natura, chiamiamola così, mi ha detto che le faccio paura. Ecco, su questo punto devo spendere due parole. Sapete cosa le fa paura? La mia calma.  E’ qui mi verrebbe da ridere. Chiedilo al mio doc se sono calma? Gli ansiolitici li prendo perché altrimenti davvero non so come farei a contenere il macigno che si sposta dal petto, alla testa e così via. Ho anche la dermatite da stress! mai avuta in vita mia. Ad agosto dell’anno scorso mi è spuntata. E allora questa calma da dove diavolo viene? C’è da scavare, per saperlo, ma a me sembra di non avere più le mani per farlo.  Non lo so, proprio da dove provenga,  ripenso sempre al mio mantra preferito: devi crollare Marilù! Se ti vuoi salvare, devi crollare fino alla fine. Ma io mi voglio salvare? E’ che non ho voglia di chiedermelo. Oggi niente domande a me, a voi, a nessuno. Non lo so se c’è tempo.. ma so che quando ho riascoltato la canzone ieri, in ogni sua parola, mi sembrava  mi fosse venuta incontro. Soprattutto nel punto:

“C’è un tempo bellissimo tutto sudato
una stagione ribelle
l’istante in cui scocca l’unica freccia
che arriva alla volta celeste
e trafigge le stelle
è un giorno che tutta la gente
si tende la mano
è il medesimo istante per tutti
che sarà benedetto, io credo
da molto lontano
è il tempo che è finalmente
o quando ci si capisce
un tempo in cui mi vedrai
accanto a te nuovamente
mano alla mano
che buffi saremo
se non ci avranno nemmeno
avvisato. ”

Questa è per voi, è già passata da qui, ma adesso è diverso. E’ tutto diverso, lo sono io, lo siete voi, lo è il tempo che ha cambiato le cose..e quello che verrà dopo, spero possa essere quello che abbiamo sognato e desiderato.

Buona serata a chi passa di qui.

 

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primo giorno, dopo il settimo

Cielo imbronciato sulla testa. Pensavo all’imperatore, al fatto che sono settimane, forse mesi che non lo vedo. Forse ha cambiato orari di lavoro, chissà.. Inizia una nuova settimana. Qualche giorno fa son passata in erboristeria e la ragazza mi ha chiesto: come va con la tua metà? Ho pensato che lo state facendo apposta a chiedermelo tutti. Ho pensato che erano mesi che non ci passavo in erboristeria e che forse inconsciamente ho evitato di farlo proprio per non sentire una domanda come questa. Non ho colto l’espressione del mio viso in quel momento, non ho potuto, non c’erano specchi nei paraggi, ma ho colto la sua espressione, quando le ho risposto: Non c’è più nessuna metà. Avete presente quando dite una cosa e la ascoltate dal di fuori di voi stessi? come se non foste voi a pronunciare quelle parole, come se voi foste lì accanto a quella persona che le sta pronunciando e quella persona non siete voi, non ero io. Eppure ero lì.  La tipa mi ha guardata con sguardo attonito, ed ha incalzato: Ma mi stai prendendo in giro? Ed io: no, affatto. E’ una storia lunga, magari ne riparleremo.

E lei: ma tu stai bene?

Ed io: come no, una meraviglia.  E le ho sorriso, ho pagato e sono uscita, inseguita da pensieri famelici. La linea dei pensieri è stata più o meno questa: so che la gente non sa, non sa che a volte apre voragini anche solo dicendo una sola parola, ponendoti una sola domanda. So che sto barcollando, che vivo in uno stato di ubriachezza mentale che non mi sarei mai aspettata potesse esistere. So che vorrei dormire un anno intero e che al mio risveglio vorrei trovare tutto a posto. So anche  che non mi sento io a posto, in nessun luogo, soprattutto nella mia testa. E che se non rispondo al telefono e tu continui a chiamarmi 16 volte di fila, forse vorrà pur dire che ho da fare o che non voglio ascoltarti e neanche parlarti. Che la domenica continua ad essere un settimo giorno del cazzo e che son felice che lei, almeno lei sia ancora viva. Che mentre mi ha dato il coniglio di paglia, vestito con tanto di papillon e giacca di tela, ho pensato che sono davvero un’ingrata. Che le persone buone ci sono e che quelle che non ci vedono con gli occhi, ci percepiscono spesso meglio dentro di qualsiasi altro. E per lei è così. In questi mesi non mi ha mai detto una parola stonata, ma ho sentito che c’era, attraverso le sue mani stanche ma vive, quando stringeva le mie. Sono fortunata ad averla conosciuta. La nonna che non ho mai avuto. La testa mi duole oggi, forse un po’ più di ieri, aghi negli occhi e pietre invisibili sulla fronte. Non volevo scrivere un post triste, ma non so più distinguere i colori e mi sa che il nero non riesco proprio a scrollarmelo da dentro.

Senza sangue

Oggi è successa una cosa strana. Non si dovrebbe mai mischiare il lavoro con quello che si ha dentro. C’è una donna che viene da me per imparare l’inglese. Ormai è un anno che ci vediamo regolarmente ogni mercoledì. Stamattina è la prima volta che mi ha chiesto: sei innamorata?  La prima cosa che ho pensato, è stata, ma proprio ora me lo chiede? Ecco. Sinceramente non le ho mai parlato di me. Della mia vita privata. ed oggi se n’è uscita con questa domanda. Ed io cosa ho risposto? Non ho avuto tempo per mettere la maschera. Non ho avuto tempo e neanche mi è balenato per la testa di farlo. Perché mai? da cosa dobbiamo difenderci? dall’amore che proviamo? dal fatto che gli altri sappiano che lo proviamo? da quello che non riceviamo dagli altri? Da cosa? Fanculo, le ho risposto senza esitazione: SI’.

E lei mi ha chiesto giustamente, di chi..che storia avessi e tutto il resto. Ora se vi dicessi che ho vuotato il sacco, voi cosa pensereste? Miss anima blindata sta perdendo colpi. Ne parla addirittura con un’alunna. E va bene, confesso. Le ho detto tutto. E la sua reazione è stata inaspettata. Sapete cosa mi ha detto? “Io non pensavo fossi così FORTE”. Forte io? perché non ho dato testate nel muro e non mi sono data fuoco? perché per mesi non ho detto parola di questa storia a nessuno?  Questa è la mia forza? Essermi persa. Ma come mi vedono gli altri? e come diavolo sono davvero io? Ma questa chiusura a tripla mandata è stata una cosa buona? quando poi è bastato un singolo gesto per far crollare tutto. Non che avessi certezze. Non che avessi un percorso prestabilito. Il mio unico andare è stato.: Svegliati la mattina, lavora, fai le cose che devi fare, ritagliati il tempo per piangere ed urlare da sola, tra una cosa e l’altra, e poi ritorna ad essere operativa, abbraccia la finzione e fai credere al mondo che è tutto a posto. Che sei ancora umana, viva, vibrante, che hai ancora un sacco da dare agli altri, tante cose da fare e da vivere. Certo. Questo è stato il mio unico piano di reazione al disastro. Piano fallimentare, visto che oggi mi sono resa conto che sono davvero un’ottima attrice, ma che dentro son sempre piena di macerie. Ma che persona sono adesso? Dio solo sa quanto io sia stanca. Di non dormire. Di non riuscire a sciogliere questo nodo che mi soffoca. Di ostinarmi a non essere più me. E la frase ricorrente è stata: devi pensare a te, salvaguardare te. Ma quale me? cosa è rimasto di me da poter ancora lottare per salvarlo? Non mi conoscono gli altri perché in realtà, non mi conosco io. A volte penso che non si possono salvare tutte le persone. Che anche se auspichiamo ad un mondo fatto di ” tutti vissero felici e contenti”, la realtà è ben altra cosa. Ci sono persone che non si salvano. Anche se ci sono mani tese per aiutarle. A volte l’unico aiuto che vorremmo, lo desideriamo da chi ci ha buttato di sotto. Mi viene in mente Senza sangue di Baricco: Capiva solo che nulla è più forte di quell’istinto a tornare dove ci hanno spezzato, e a replicare quell’istante per anni.
Solo pensando che chi ci ha salvati una volta lo possa poi fare per sempre.
In un lungo inferno identico a quello da cui veniamo.
Ma d’improvviso clemente.
E senza sangue.

Visto che non riesco più a leggere, ho il blocco della lettrice, temo che tra non molto sarò a corto di citazioni. Buon pomeriggio a chi è passato di qui.

 

Giro di anime

Giro il mappamondo e oggi approdo nel Missouri.

E’ da poco che ho di nuovo il mio mappamondo. Negli ultimi anni è stato a deposito a casa di colui che me lo aveva regalato anni fa. Poi nel mio ultimo trasloco, gliel’ho lasciato, pensando di riprendermelo appena avessi avuto tempo. Ma intanto son passati anni, ed ora è lui che deve traslocare e mentre facevamo colazione insieme qualche settimana fa, mi ha detto: “devi prendere il mappamondo! Ho già troppe cose mie da dover togliere, quello è tuo. ” Il nastro si riavvolge, mi ricordo quando lo facevamo girare mentre eravamo tra le lenzuola stropicciate e tu con quel tuo sorriso sconfinato mi chiedevi: Dove andiamo oggi a cena? Giro di mappamondo  e finiamo in mezzo all’oceano Atlantico. I miei occhi sbrilluccicosi quando ho scartato il regalo e dentro c’era proprio questo mondo a portata di mano.  Sul comodino di quella stanza da letto soleggiata, al quinto piano in una vita che non si stacca da dosso, perché mi ha fatta diventare quel che ero. Non dico sono, perché ora non sono. Non so chi sono, cosa e se sono. Non sono nostalgica. Gli oggetti ci riportano indietro col tempo, con noi stessi. Ma le persone non sono negli oggetti. Sono nelle emozioni, nei sentimenti, negli stati d’animo, nelle parole, nei pensieri, in quelli che si accalcano e spingono forte, fino a farmi cadere dalla mia stessa testa.  La notte scorsa mi svegliavo ogni venti minuti, guardavo l’orologio e il tempo lento scorrere tra gli occhi stanchi e il macigno sul petto. Oggi R. mi ha detto che la cosa bella è che i giorni bui sono sempre alternati da giorni di luce.  Mi ha fatta sorridere, perché il suo ottimismo è una boccata d’aria. Penso che almeno c’è qualcuno che ancora riesce a guardare oltre l’orlo increspato di questo periodo di merda che sembra durare troppo. Troppo davvero. Il limite dov’è? Quanto resisti ancora Marilù? Un altro mese, due..un anno. E chi ce la fa. Chiudo gli occhi e mi ripeto. Vai avanti. Anche se stai da cani. Vai avanti e non pensare a come sarà domani. Inciampa ancora e spezzati le ossa dell’anima. Che sono già a pezzi, ma fingiamo per un attimo che non sia così. Che io sia ancora intatta. Sana di mente. In me. Dico fingiamo, perchè sappiamo bene che non è così. Oggi mi regalo un giorno di finzione. Forse mi farà bene. Oggi sarò in equilibrio e dirò sì, e non mi incazzerò e non piangerò, e non prenderò gocce, sorriderò quando ci sarà da sorridere e che altro?

a dimenticavo. Cercherò di far resuscitare per un minuto quella che era la mia anima fiammeggiante. Poi vi farò sapere.