primo giorno, dopo il settimo

Cielo imbronciato sulla testa. Pensavo all’imperatore, al fatto che sono settimane, forse mesi che non lo vedo. Forse ha cambiato orari di lavoro, chissà.. Inizia una nuova settimana. Qualche giorno fa son passata in erboristeria e la ragazza mi ha chiesto: come va con la tua metà? Ho pensato che lo state facendo apposta a chiedermelo tutti. Ho pensato che erano mesi che non ci passavo in erboristeria e che forse inconsciamente ho evitato di farlo proprio per non sentire una domanda come questa. Non ho colto l’espressione del mio viso in quel momento, non ho potuto, non c’erano specchi nei paraggi, ma ho colto la sua espressione, quando le ho risposto: Non c’è più nessuna metà. Avete presente quando dite una cosa e la ascoltate dal di fuori di voi stessi? come se non foste voi a pronunciare quelle parole, come se voi foste lì accanto a quella persona che le sta pronunciando e quella persona non siete voi, non ero io. Eppure ero lì.  La tipa mi ha guardata con sguardo attonito, ed ha incalzato: Ma mi stai prendendo in giro? Ed io: no, affatto. E’ una storia lunga, magari ne riparleremo.

E lei: ma tu stai bene?

Ed io: come no, una meraviglia.  E le ho sorriso, ho pagato e sono uscita, inseguita da pensieri famelici. La linea dei pensieri è stata più o meno questa: so che la gente non sa, non sa che a volte apre voragini anche solo dicendo una sola parola, ponendoti una sola domanda. So che sto barcollando, che vivo in uno stato di ubriachezza mentale che non mi sarei mai aspettata potesse esistere. So che vorrei dormire un anno intero e che al mio risveglio vorrei trovare tutto a posto. So anche  che non mi sento io a posto, in nessun luogo, soprattutto nella mia testa. E che se non rispondo al telefono e tu continui a chiamarmi 16 volte di fila, forse vorrà pur dire che ho da fare o che non voglio ascoltarti e neanche parlarti. Che la domenica continua ad essere un settimo giorno del cazzo e che son felice che lei, almeno lei sia ancora viva. Che mentre mi ha dato il coniglio di paglia, vestito con tanto di papillon e giacca di tela, ho pensato che sono davvero un’ingrata. Che le persone buone ci sono e che quelle che non ci vedono con gli occhi, ci percepiscono spesso meglio dentro di qualsiasi altro. E per lei è così. In questi mesi non mi ha mai detto una parola stonata, ma ho sentito che c’era, attraverso le sue mani stanche ma vive, quando stringeva le mie. Sono fortunata ad averla conosciuta. La nonna che non ho mai avuto. La testa mi duole oggi, forse un po’ più di ieri, aghi negli occhi e pietre invisibili sulla fronte. Non volevo scrivere un post triste, ma non so più distinguere i colori e mi sa che il nero non riesco proprio a scrollarmelo da dentro.

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4 thoughts on “primo giorno, dopo il settimo

  1. ilgattosyl ha detto:

    beh dai…il nero sfila 😉
    Comunque potrai non avere (ora) una metà….ma cerca se puoi di avere una meta….questione di accenti ma che fan la differenza

  2. asipsca ha detto:

    mi hanno rubato la battuta sul nero che sfila!
    ma scherzi a parte, i colori torneranno, tornano sempre. vedrai…sarà così per entrambe 🙂

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