Napoletano

Oggi mi succede di essere nominato scrittore italiano. Sovrappensiero e automaticamente correggo: scrittore in italiano. Perchè è lingua seconda, messa accanto e in sordina rispetto alla prima voce, il napoletano. L’italiano è una lingua raggiunta, la amo. Per l’altra non uso il verbo amare. Al napoletano voglio bene e lui pure a me ne vuole. Gli proteggo la siepe, non ci faccio entrare l’italiano, adesso è per me una riserva naturale. Gli voglio bene perchè mette forza di raddoppio alla parola ” ammore”, al posto del più delicato amore, e nel “dimmane” che dev’essere migliore del solito domani. Gli voglio bene perchè al contrario dell’indicativo “abbiamo”, toglie peso e presunzione al verbo avere, dicendo “avimm”. Mi piace che non esiste in napoletano la parola eroe e che “guappo” sia spesso una recita incruenta. Gli voglio bene perchè raddoppia “primma” e “doppo” e dà così più consistenza al prima e al dopo, al tempo passato e a quello venturo. Mentre il presente è un frattempo che si riduce a “mò”, sillaba di momento. E sono affezionato al suo verbo andare che è il più veloce del mondo, “i'”, più corto del già svelto “ire” latino. Perchè quando te ne devi andare, ” te n’ia i'”, subito.

Trilobiti 243# Tratto da Alzaia di Erri De Luca

 

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