Dei call center e di altri demoni

Mentre ero alle prese con la preparazione del pranzo: c’erano ben due tegami sui fornelli, ha squillato il telefono fisso.
Ed ovviamente era un’operatrice di un call center, e la tipa inizia a parlare a mitraglietta, ma io davvero faccio fatica a capire dove vuole andare a parare stavolta, di solito dopo due frasi viene fuori il fatidico nome, ma ora di che prodotto si tratta? Di una compagnia telefonica che mi offre una linea adsl superveloce? anzi no, si tratta della fibra ottica, ormai l’adsl è già diventato demodè. Oppure si tratta dei prodotti erboristici dei frati benedettini di non so quale monte sperduto? delle cassate siciliane? delle mozzarelle di bufala? del pesce surgelato? di un weekend di vacanza dopo aver giustamente partecipato ad una presentazione di materassi ortopedici? Ma no, nulla di tutto questo! La ragazza, gentilissima, mi fa una serie di domande su cosa cucino, su che tipo d’olio uso, su cosa condisco con quest’olio, su che sapore abbia questo olio, su dove lo compro, se pizzica in gola, sul suo colore, la consistenza,(ed io penso: adesso mi chiede anche se lo riciclo o lo getto nel water!”, ma mentre le domande si susseguono ed io rispondo a tutto, ma proprio a tutto, inizio a capire..che di OLIO si tratta. Sono lenta, lo so, capisco sempre un attimo dopo,  ma poi piano piano ci arrivo pure io. E so anche di essere stata scelta come migliore ascoltatrice di operatori di call center dell’anno, e adesso mi hanno chiamata per comunicarmi che presto mi regaleranno un mese di soggiorno in una capanna in Patagonia, dove finalmente nessuno mi potrà più telefonare, dove finalmente potrò godermi il silenzio e potrò disintossicarmi dallo stress causato dagli operatori dei call center. So che questo ambito premio è mio, e me lo sono strameritato,  perchè non chiudo mai il telefono in faccia agli operatori, anche se sono sgarbati, li faccio parlare lungamente, mi faccio spiegare cose di cui non mi frega una cippa, ma questo è un particolare da non prendere in considerazione, mi rendo conto di essere semplicemente EDUCATA, ma aggiungerei anche una cogliona, se proprio devo dirla tutta. E me lo merito davvero, dopo migliaia di telefonate e di gentilezza profusa verso innumerevoli sconosciuti che mi hanno parlato dei più disparati prodotti, con i loro accenti sempre diversi, i loro toni pseudo-convincenti, immagino che anche loro il più delle volte, se non proprio sempre, si stavano chiedendo: ma che cazzo sto dicendo?
Ritornando alla dolce Alina, che io immagino bionda, con lunghi capelli lisci raccolti dietro la nuca e dagli occhi risucchiati da un terso cielo di maggio, ecco che inaspettatamente inizia a parlarmi della sua vita. Ed io che ero seduta sul bracciolo del divano, non riuscivo proprio a fare a meno di ascoltarla, anche se pensavo: brava, continua a stare lì impalata mentre  si stanno carbonizzando i due spicchi d’aglio nell’olio, così adesso potrai anche spiegarle che odore ha l’aglio bruciato nell’olio che sei solita usare!

Ma lei mi racconta che ha 26 anni e che è già sposata, e lo sottolinea, come se fosse una cosa impossibile da credere, e continua dicendomi che ha già una figlia di 3 anni, e ride. Perchè ride?  questo lo sa soltanto lei.
Ed io penso: complimenti! ma perchè me lo stai dicendo? E lei incalza e oltretutto continua a chiamarmi Maria, ma io son certa di averle detto che mi chiamo Marilù, ma sorvoliamo, anche se ogni due frasi, se ne esce con: “Signora Maria”, ed io inizio a sentirmi a disagio. ma chi diavolo è questa signora Maria? e poi inizia a dirmi quanto le manca la sua famiglia che vive altrove, dall’accento immagino in un paese dell’est, e che sua madre si chiama proprio come me, ossia come la falsa me, visto che non so chi sia questa signora Maria. E mi chiede se mi piace il mio paese ed io le dico di no, per niente! E lei non se lo aspetta e mi chiede se ci sono monumenti da visitare,ed io mi metto a ridere e le dico: no Alina, ti assicuro che non c’è nulla da visitare quì, uno sgarrupo totale!

Al culmine della conversazione mi rendo conto che ormai l’aglio è andato, e che se non voglio che prenda fuoco l’intera cucina, devo proprio dire  ad Alina che il premio può spedirmelo per posta, anche se mi perderò i suoi fantastici occhi color cielo di maggio terso, ma non si può proprio avere tutto dalla vita, no?

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16 thoughts on “Dei call center e di altri demoni

  1. Volevolaprinz ha detto:

    Io ho tolto il tel fisso,fisicamente proprio, cosi nessuno mi ammorba e navigo tranquillamente

  2. Gintoki ha detto:

    Però io avrei almeno chiesto un rimborso di aglio per la pazienza, oltre al premio! E un giorno, tornando a casa, sentendo un effluvio provenire dalla cassetta delle lettere ripenserai subito alla dolce Alina e i suoi capelli blu e gli occhioni biondi e le lunghe trecce!

  3. malosmannaja ha detto:

    sì, decisamente il premio come “come migliore ascoltatrice di operatori di call center dell’anno” è strameritato.
    : ))
    e se Alina voleva venderti la fornitura per un decenno di olio presoffritto con aglio Voghiera???? che comodità e che occasione persa….
    peraltro, carbonizzato o meno, l’aroma vivavce della tua scrittura m’è molto piaciuto.

  4. Bambi ha detto:

    mi perseguitano anche al cellulare, a mio parere non c’è scampo XD

  5. ilgattosyl ha detto:

    vedi? a me nemmeno piace l’aglio…così non ti si bruciava…

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