Reflex blinks: Occhi

Sonnolenti battiti di ciglia racchiudono fragili esistenze

 

REFLEX BLINK OCCURS IN RESPONSE TO AN EXTERNAL STIMULUS, SUCH AS CONTACT WITH THE CORNEA OR OBJECTS THAT APPEAR RAPIDLY IN FRONT OF THE EYE. A REFLEX BLINK IS NOT NECESSARILY A CONSCIOUS BLINK EITHER; HOWEVER IT DOES HAPPEN FASTER THAN A SPONTANEOUS BLINK.

Pics by Crisalide77 & Rospo

 

 

Il Vocaboletano – #30 – Fittiare

Shock Anafilattico

Test clinici dimostrano che d’estate è cosa comune far nuove conoscenze sentimentali e dedicarsi ad approcci anche invadenti quando le altre persone magari vorrebbero soltanto rilassarsi in pace.

In termini di invadenza, il napoletano, in tempi passati quando il corteggiamento si svolgeva soprattutto (o soltanto) a distanza come in un romanzo di Jane Austen, ha sviluppato una forma di approccio interessato molto particolare: il fittiare.

Fittiare vuol dire guardar da lontano, in modo continuato e con intenso desiderio. Lo scopo è quello di rendere palese il proprio interesse all’altra persona e attendere che, una volta inviato il messaggio telepatico, si riesca a combinare qualcosa (magari finire con l’ammoccarsi ->vedasi).

La fittiata in genere andava avanti finché la donna, infastidita, si alzava e se ne andava oppure quando accorreva qualche giovane a lei legato da parentela o relazione per far capire, senza tanti giri di parole (->paliatone

View original post 137 altre parole

Lang lang, spritz e consigli scritti sui muri dei bar

Lang Lang fa l’amore col pianoforte, accarezza i tasti e sprigiona volteggi e passione, accende emozioni inaspettate, fuori i fuochi d’artificio accompagnano questa colonna sonora di questa atipica serata di un 10 agosto qualsiasi, la tipa coi capelli color verderame manipolava il ginocchio del suo moroso su un divanetto, mentre lui a mio avviso pensava a quando sarebbe finalmente entrato dentro di lei. Almeno questo ero quello che è venuto in mente a me mentre bevevo lo spritz stasera, e mentre Jim Morrison mi lasciava messaggi subliminali tra una patatina e una pizzettina, che lo so che ho parlato tanto oggi, e ho addirittura tolto il primato alla mia amica di sventura, che da quando sa che si trasferirà a Polentonia, è diventata taciturna e mi ha dato spazio per delirare a ruota libera,  ma se in ufficio ( e questo accadeva oggi) ti piomba un tipo che è stato licenziato (a detta sua, ma è tutto da verificare) e mi chiede se posso chiamare il  commercialista del suo posto di lavoro e farmi dare la lettera di licenziamento, perchè lui ha preso a pugni il suo datore di lavoro, allora non venitemi a dire che non mi merito uno spritz, anche perchè il mese No alcol, no droga, no sesso è strafinito da un pezzo. Ma il tramonto di stasera era quasi insopportabile ed io non ho potuto non pensare a Manfred che è in una gabbietta in attesa di poter guarire e spiccare di nuovo il volo, alla signora Tina che è a letto inchiodata da un femore rotto, ma che resiste e insiste e che mi insegna a non fermarmi, anche quando avrei tutte le ragioni per mandare tutto a puttane. Ma mi aspetta lo zaino del viaggiatore da riempire, in questo caso della viaggiatrice, e partire! Ma non ora, non ancora. f9e5a6a5-97c1-4093-b397-6697b69b2430.jpgbe22d90a-a0f5-4ee8-948a-3f6917f95f52.jpg07b0a7f4-51de-440f-a647-7eba7ab02267.jpg Sempre se nel frattempo non si apre qualche altra voragine intorno o dentro di me. Ma vogliamo urlarlo forte: FUTTITINNI! and go on…

Vocaboletano #29 a’ Pipita

Buonasera a tutti! Mentre la maggior parte di voi in questo momento è in vacanza, io e Gintoki abbiamo deciso di non abbandonarvi, ma di continuare con il Vocaboletano e di non farlo andare in vacanza, anche perchè è proprio  durante un viaggio o mentre siete rilassati in qualche località esotica che potrete sfoggiare la vostra conoscenza del nuovo idioma. La parola di stasera è come avete letto dal titolo: a’ pipita. La pronuncia è esattamente identica a come si scrive. E cosa vuol dire? Innanzitutto toglietevi dalla testa che abbia a che fare col nomignolo dato ad Higuaìn. Questa è tutta un’altra storia.

pipita s. f. [lat. *pipīta, alteraz. pop. di pituīta «muco, catarro; ascesso» (v. pituita)]. – Malattia degli uccelli (nota spec. nei polli): consiste in una formazione abnorme, simile a una pseudomembrana, costituita da un ispessimento dell’epitelio corneo che riveste il dorso della lingua e che compare soprattutto per effetto del disseccamento quando l’animale respira a becco aperto (può essere facilmente tolta). E che attinenza ha tutto questo con il dialetto? Dalle mie parti se una persona è taciturna, si dice: non parla e non pipita! Infatti come nei polli la pipita fa sì che il pollo non possa emettere il suo verso, così quando una persona parla poco o non parla affatto, (quasi fossero malate di pipita) gli si chiede: hai la pipita?t’è venuta la pipita? 

Non so se voi che leggete siete taciturni o chiacchieroni, ma se non avete la pipita, ma invece siete affetti da PIPITUA, allora vuol dire che al contrario parlate talmente tanto, che è difficile quasi interrompervi. Quindi ricordatevi e state attenti a non confondere i due termini. Una “u” può condurvi in errore, e farvi dire addirittura il contrario di quello che volevate dire.

Io sono affetta da Pipitua, ma questo lo avevate già capito. E voi?  0scillate verso la Pipita o verso la Pipitua?

Sperando di non avervi confuso in alcun modo, vi auguro una splendida serata!