Reflex blinks SPECIALE: Faces

Inaspettati messaggeri riecheggiano pro-gettate intenzioni

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REFLEX BLINK OCCURS IN RESPONSE TO AN EXTERNAL STIMULUS, SUCH AS CONTACT WITH THE CORNEA OR OBJECTS THAT APPEAR RAPIDLY IN FRONT OF THE EYE. A REFLEX BLINK IS NOT NECESSARILY A CONSCIOUS BLINK EITHER; HOWEVER IT DOES HAPPEN FASTER THAN A SPONTANEOUS BLINK.

Pics by Crisalide77 & Rospo

 

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Il Vocaboletano – #32 – Il rattuso

Shock Anafilattico

L’estate sta finendo ma il caldo perdura e bisogna star più leggeri possibile col vestiario. Ma fate attenzione a non incontrare gli sguardi di un rattuso!

Riconoscerlo è facile. È colui che osserva con fare malizioso e libidinoso e non si fa scappare nessuna ragazza che entra nel suo campo visivo. Non è un semplice voyeur: pur potendo anche tramutarsi in un guardone, il rattuso non è interessato a spiare le attività sessuali altrui. A lui basta anche una apertura tra due bottoni di una camicetta per lanciare il suo sguardo telescopico da camaleonte e “godere della vista”.

Molto spesso al termine rattuso viene accostato l’aggettivo vecchio, perché molto spesso i rattusi sono uomini dai 50 in su che gettano un occhio sulle ragazze giovani. Non è inusitato però dare del rattuso anche a chi frequenta una ragazza più giovane, ad esempio un 30enne con una 18enne, sottolineando…

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Vocaboletano #31 ‘ntussecà

Eccoci ritrovati al consueto appuntamento con il corso intensivo di napoletano. La parola che è scelto per voi questa settimana è un verbo ‘NTUSSECA’,  che vuol dire letteralmente avvelenare, amareggiare, arrabbiare,  ma che essendo riflessivo diventa ‘ntussecarsi, ossia avvelenarsi,  quindi amareggiarsi, arrabbiarsi. Colui che che si avvelena è o’ ‘ntussecato, ma il risultato essendo un avvelenamento è o’ ‘ntussecamiento. Poi c’è un’ulteriore sfumatura che è:  o’ ‘ntussecuso : letteralmente è chi è facilmente irascibile, aspro nei modi e nelle maniere, sdegnoso, quando non velenoso. L’etimologia di ‘ntussecà può essere trovata nel latino in-toxicare che è formato da un in illativo + il sostantivo toxicum, di cui troviamo l’ evoluzione della x in ss; il basso latino toxicum(forgiato su un greco toxikòn)= veleno, ma pure rabbia, sdegno che è divenuto in napoletano tuosseco, ossia veleno. Una frase della cultura popolare del luogo in cui vivo è: ‘o tuosseco fà male ai sureci, che tradotto sarebbe il veleno fa male ai topi, il cui significato è: la verità fa male.

Questo termine lo avrete sentito in chissà quanti film o canzoni napoletane. Vi cito le prime che mi vengono in mente che sono Malafemmena scritta da Totò, il pezzo in cui troviamo il vocabolo è:

Femmena,
si tu peggio ‘e na vipera,
m’e ‘ntussecata l’anema,
nun pozzo cchiù campà.

Ossia :femmina, tu sei peggio di una vipera, mi hai avvelenato l’anima, non posso più vivere.

Poi non posso non citarvi una frase della canzone di Pino Daniele Ammore Scumbinato in cui dice:

‘A vita è ‘nu muorzo, nun me fà’ ‘ntussecà’, ossia: la vita è un morso (è breve), non farmi intossicare. Sempre di Pino Daniele vi riporto le parole  e il video di una canzone che è a me cara che è Je sto vicino a te.

Je sto vicino a te

cu ciento strilla attuorno

je sto vicino a te

fin’a che nun duorme

je sto vicino a te

pecché o munno é spuorco

e nun cercà’ ‘e sapè’

meglio che duorme

ma che parlamme a fà’

sempre de stesse cose

pe nce ‘ntussecà’

Son certa che tutti avete fatto ‘ntussacà a qualcuno o qualcuno ha fatto ‘ntussacà voi, ma ricordatevi che può sempre scattare un paliatone riparatorio! Buona serata a tutti!

Reflex blinks: Occhi

Sonnolenti battiti di ciglia racchiudono fragili esistenze

 

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Il Vocaboletano – #30 – Fittiare

Shock Anafilattico

Test clinici dimostrano che d’estate è cosa comune far nuove conoscenze sentimentali e dedicarsi ad approcci anche invadenti quando le altre persone magari vorrebbero soltanto rilassarsi in pace.

In termini di invadenza, il napoletano, in tempi passati quando il corteggiamento si svolgeva soprattutto (o soltanto) a distanza come in un romanzo di Jane Austen, ha sviluppato una forma di approccio interessato molto particolare: il fittiare.

Fittiare vuol dire guardar da lontano, in modo continuato e con intenso desiderio. Lo scopo è quello di rendere palese il proprio interesse all’altra persona e attendere che, una volta inviato il messaggio telepatico, si riesca a combinare qualcosa (magari finire con l’ammoccarsi ->vedasi).

La fittiata in genere andava avanti finché la donna, infastidita, si alzava e se ne andava oppure quando accorreva qualche giovane a lei legato da parentela o relazione per far capire, senza tanti giri di parole (->paliatone

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Lang lang, spritz e consigli scritti sui muri dei bar

Lang Lang fa l’amore col pianoforte, accarezza i tasti e sprigiona volteggi e passione, accende emozioni inaspettate, fuori i fuochi d’artificio accompagnano questa colonna sonora di questa atipica serata di un 10 agosto qualsiasi, la tipa coi capelli color verderame manipolava il ginocchio del suo moroso su un divanetto, mentre lui a mio avviso pensava a quando sarebbe finalmente entrato dentro di lei. Almeno questo ero quello che è venuto in mente a me mentre bevevo lo spritz stasera, e mentre Jim Morrison mi lasciava messaggi subliminali tra una patatina e una pizzettina, che lo so che ho parlato tanto oggi, e ho addirittura tolto il primato alla mia amica di sventura, che da quando sa che si trasferirà a Polentonia, è diventata taciturna e mi ha dato spazio per delirare a ruota libera,  ma se in ufficio ( e questo accadeva oggi) ti piomba un tipo che è stato licenziato (a detta sua, ma è tutto da verificare) e mi chiede se posso chiamare il  commercialista del suo posto di lavoro e farmi dare la lettera di licenziamento, perchè lui ha preso a pugni il suo datore di lavoro, allora non venitemi a dire che non mi merito uno spritz, anche perchè il mese No alcol, no droga, no sesso è strafinito da un pezzo. Ma il tramonto di stasera era quasi insopportabile ed io non ho potuto non pensare a Manfred che è in una gabbietta in attesa di poter guarire e spiccare di nuovo il volo, alla signora Tina che è a letto inchiodata da un femore rotto, ma che resiste e insiste e che mi insegna a non fermarmi, anche quando avrei tutte le ragioni per mandare tutto a puttane. Ma mi aspetta lo zaino del viaggiatore da riempire, in questo caso della viaggiatrice, e partire! Ma non ora, non ancora. f9e5a6a5-97c1-4093-b397-6697b69b2430.jpgbe22d90a-a0f5-4ee8-948a-3f6917f95f52.jpg07b0a7f4-51de-440f-a647-7eba7ab02267.jpg Sempre se nel frattempo non si apre qualche altra voragine intorno o dentro di me. Ma vogliamo urlarlo forte: FUTTITINNI! and go on…