Incontri sul treno

Sono davanti alla porta del treno, quasi arrivata alla fermata dove devo scendere.
Guardo fuori, il treno rallenta sempre quando è arrivato a poche centinaia di metri dalla fermata e si ferma, poi riprende la corsa fino a quando non si aprono le porte. So che la porta alla mia sinistra è rotta e si aprirà solo quella davanti alla quale sono io.
Il treno è un reperto della guerra, un solo vagone, ma lamentarsi è inutile, durante l’estate è stato soppresso per due mesi e mezzo, dicono: per lavori sulla linea ferroviaria e la mia speranza in quei mesi di bus e di caldo era che intanto avessero aggiunto qualche trenino più moderno. Ma non è andata così.
Mi sento chiamare per nome, non riconosco questa voce, mi giro verso la voce e vedo una ragazza con i capelli castani raccolti in uno chignon, con grandi occhiali da sole e una magliettina a righe bianche e celesti. Ma chi è?
Cerco di non farle capire che non ho capito chi sia e la saluto con un grande sorriso, ma non aggiungo altro, non voglio fare una gaffe. Poi mi concentro, la guardo meglio e i ricordi iniziano a prendere forma.
Sono davanti ad una rete in un campo di pallavolo, è primavera e le persone che vedo dall’altra parte della rete, sono dei ragazzini delle scuole medie. Ergo, anche io ho 12 anni. Ecco la ragazza con lo chignon, ha due occhi azzurri con taglio a mandorla, e anche in quell’occasione portava uno chignon, evidentemente nonostante siano passati 30 anni, rimane la sua pettinatura preferita. Io faccio una schiacciata e lei non la prende, ma reagisce male. Inizia ad insultarmi con un tono di voce che mi fa attorcigliare le budella, io scatto come una lince verso la sua metà campo e mi fiondo di fronte a lei chiedendole di ripetere quello che ha detto, vedo che le tremano le labbra e che si sta sporgendo verso di me, per fare cosa? Blocco subito il suo scatto felino, le sferro uno schiaffo a mano aperta che le fa sanguinare il naso. Lei inizia a frignare. Ed io rimango perplessa, perchè immaginavo un assalto con pugni ed unghie, ma nulla di tutto questo accade, lei piange e tutti le si avvicinano per consolarla, quelli della mia squadra mi guardano con sguardo torvo, perchè stavamo vincendo e adesso per colpa mia la partita sarebbe stata annullata. Sento urlare la voce di una prof che chiede: cosa sta succedendo? Fine della partita. Io ricevo un rapporto, che sommato ai due che avevo già ricevuto, diventano una sospensione con obbligo di frequenza. Adesso a ripensare a quel momento mi viene da ridere. In quel periodo invece non l’avevo presa affatto bene, ricordo ancora lo sguardo di mia madre deluso e preoccupato, che voleva dire: ma che perchè fai così? Sto camminando verso la macchina parcheggiata alla stazione e la intravedo mentre si accende una sigaretta. Chissà se lei ha ripensato a quel giorno. Il fatto che mi abbia chiamata per nome per salutarmi, mi fa pensare che lo abbia rimosso. Spero sia così. In fondo è solo una delle mie tante reazioni impulsive che non mi ha portato nulla di buono.

2 thoughts on “Incontri sul treno

  1. quarchedundepegi ha detto:

    Che ritorno questo tuo!
    Mi ha preso.
    BUONGIORNO.
    Quarc

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