Sonata in Do di Petto

Sono in ufficio, e mi sto ritagliando il mio piccolo spazio per oggi. Gli altri colleghi sono tutti euforici per scadenze varie di progetti, io vorrei solo essere il più lontano possibile da quì, magari su una montagna, da sola. Ieri penso di aver raggiunto l’apice dell’incazzatura. Almeno di questo periodo, perchè ho fatto di molto, ma molto peggio. A volte quando urlo durante qualche litigio, mi capita dopo di aver così male alla gola, da accorgermi solo in quel momento di quanto male ho fatto a me stessa a perdere le staffe e non solo a me ovviamente. Si litiga sempre con qualcuno, certo quel qualcuno potrei essere anche io, cosa che accade spesso. Solo che se litigo con me stessa, non urlo, rimango in silenzio o piango. Ieri ho dato un Do di petto, ma non solo ieri, mi capita a periodi, arrivano momenti in cui la mia buddhità evapora come se non fosse mai esistita. Non mi piaccio quando accade. Questa parte di me non mi piace affatto. Ho una lista chilometrica di cose che non mi piacciono di me ed elencarle tutte non cambierebbe la realtà dei fatti. Al posto della mia esibizione nella sonata in Do di petto, avrei preferito cantare l’ave Verum al duomo ed usare la mia voce per qualcosa di bello. Non mi sopporto quando perdo le staffe. In passato ho fatto delle cose di cui non vado fiera, guidata dalla rabbia, ma poi con gli anni ho iniziato a lasciar andare, a lasciar correre certe cose, a lasciarle completamente scivolare via, a non sbottare per una pressione o per un’ingiustizia o per un dolore. Ho incassato tanto in dolore e delusione, ma so anche che non è che abbiamo un serbatoio interiore che ci avverte che siamo pieni e che quindi altra merda non ne possiamo più ricevere, quella non ha limiti purtroppo, certa gente è nata proprio per generare merda e per gettarla nella vita degli altri. Io non sono un agnellino, ma cerco almeno di non maltrattare le persone gratuitamente, di non calpestarle, di non ferirle, di non usarle. In questi giorni ho parlato pochissimo. Come se avessi perso le parole, che si sono assottigliate fino a trasformarsi in muto silenzio. Quando divento così silenziosa, c’è sicuramente qualcosa che non va. C’è una parte di me impigliata da qualche parte e tutto il resto di me si muove nel quotidiano come sempre. Le persone pronte ad ascoltarci sono poche o anzi, forse nel mio caso non ce ne sono. Allora è meglio tacere.

14 thoughts on “Sonata in Do di Petto

  1. elettasenso ha detto:

    Fai bene a non reprimere la rabbia al limite dai pugni ai cuscini ma buttala fuori

  2. francesco1959 ha detto:

    Alla tua conclusione sono giunto anche diverse vite fa… Ma purtroppo, esattamente come te, ho cercato la buddhità, seriamente, senza trovarla del tutto… Sì, inspirò ed espiro talvolta recitando un mio personale mantra.
    Comunque, da ora in poi difficilmente avrò da ingaggiare duelli alla mezzogiorno di fuoco (o era di cuoco?)…
    Nemmeno io mi piaccio quando mi accorgo di essere armato e poi di sparare persino. La cosa che più mi dispiace è che, non avendo nessuno contro cui combattere, ci vanno dimezzo i familiari… E questo è brutto, ma proprio tanto tanto…
    Bene… Ora possiamo tornare a fare i buddani ossia i figli di Buddha.
    Shalom

  3. Transit ha detto:

    Marilù, si proprio na busciarda. Ma chesta è na cosa ca io, purtroppo, a mie spese, già sapevo. ‘A gente adda sapè ca so’ cinc’anne ca ogni sera te appustea sott’ a casa toja cu ‘o cre mmano speranno ca me faje saglì ncopp’a da te e mi offri na tazzulella ‘e cafè. O semmai nu Martini bianco ona birra o chello ca vuò tu, addirittura pure nu bicchiere d’acqua. Ogni sera t’aggio fischiato conn i mie dolci e sonori Fuiii Fuiii Fuiii, offrendoti la ia spalla e tu niente, ingrata e senza core, non mi hai detto nemmeno Bonasera Transituccio Caro, Affettuoso e … ti ho sentito dire …”Ma chisto è mmiezu scemo, nun capisce ca è fastidioso comme na zecca cavallina e anche se mi offrisse la sua spalla concava, comoda e capace, nun me ne mporta. E volete sapere il perchè? Sono na ribella, na romantica: me voglio nnammurà.”
    Vuo’ sapè pecchè te ngrifa, t’arraggia e nun parli e sei silenziosa come na capruscella? Pure chesto’a ggente bloggers adda sapè: Tiene i piedi di papera e questo nun ti permette di calzare le scarpe col tacco a spillo. Ah!, mò songhìio ca finalmente m’aggio sfugato. E stasera pe’ dispietto esco cu Titina ‘a zizzacchiona ca però ‘e facce è bella assaje e anche simpatica. E essa quanno sente ‘o bisogno appoia a capa spja ncopp’a spalla mia. E mmò, visto ca aggio perzo ‘o suonno, ‘a fantasia e ll’ammore, pe dispietto e pe te dispietto, metto pure tre faccella ca ridono.😊😊😊

  4. rodixidor ha detto:

    Pensavo fossi in vacanza. Invece leggo che hai bisogno di vacanza. E’ già stato detto sopra, non diamo una bella immagine di noi quando tiriamo fuori la rabbia, è come quando vomitiamo. Ma a volte ce n’è bisogno. Non possiamo tenerci tutto dentro.
    Una canzone per te …

    • crisalide77 ha detto:

      sei sempre ottimista Rod. Niente vacanza, andrò in ferie a metà settembre, ma penso di rimanere a casa. Si, la rabbia deve essere trasformata in altro, altrimenti si ritorce sempre contro di noi. Quale canzone per me?

  5. wwayne ha detto:

    Per fortuna esiste anche gente nata per generare felicità. Ti auguro di incontrare tante persone così, e anche di passare una buona Domenica.

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