Dei demoni dormienti, del vuoto e del Natale che non c’è

Quando non abbiamo nulla da dire, dovremmo semplicemente tacere. Senza sforzarci di tirare fuori cose e cose e cose, inutili cose, per riempire gli spazi, per accontentare qualcuno. Anche perchè, a volte se scavi sul fondo escono fuori proprio i tuoi demoni dormienti.  Aivoglia a fingere che non ci siano, che magari non ci siano addirittura mai stati, che ce li siamo proprio immaginati. E invece no, ci sono eccome, forse anche loro vanno in letargo, ma hanno un ciclo tutto loro, fuori da ogni schema prestabilito, e quando li vai a risvegliare, ( perchè dobbiamo essere onesti, siamo proprio noi che gli andiamo a spalancare la porta per farli entrare), quando ritornano,  se ci soffermiamo e  osserviamo bene i fatti, il loro dispiegarsi e svolgersi, allora forse, e sottolineo forse, capiamo anche delle cose. Alcune le sapevamo già, ma non sono superflue, dobbiamo vedere a che livello le conoscevamo, se siamo consapevoli nel vero senso del termine, se lo siamo in quel preciso momento e se riusciamo ad essere obiettivi, soprattutto guardando ai fatti, alle nostre azioni, al nostro muoverci in questo posto chiamato vita. Perchè capire, dire ” ho capito” a volte è solo fuffa, ma capire davvero, vuol dire il più delle volte, sanguinare, farci male, oltre quello che noi abbiamo sempre considerato male,  perchè il raggiungimento della consapevolezza è quasi sempre una verità scomoda, che evitiamo, o alla quale proprio non riusciamo ad arrivare, perchè fa male, cazzo se fa male! E non parlo del fatto di scoprire che Babbo Natale non esiste, ma parlo di tutto quello in cui uno ha sempre creduto, compreso se stesso. Questo Natale sarà diverso dagli altri, anche solo perchè non addobberò nessun albero e non farò nessun regalo a nessuno. Ma il punto non è questo, ci sono sempre ragioni per le quali facciamo le cose o almeno, dovrebbero esserci, dovrebbero sì, ma la lista si infittisce e la voglia di spiegare inizia a ad assottigliarsi. Non che qualcuno mi abbia chiesto qualcosa. Ma nel caso accada,  so già di non avere risposte.

Non so perchè mi gira dentro questo minidialogo del film Revolutionary Road.

– John Givings: Allora una coppia come voi due da cos’è che deve scappare?
– Frank Wheeler: Forse stiamo scappando. Noi scappiamo dal vuoto disperato di tutta la vita qui, giusto?
– John Givings: Il vuoto disperato… Ora l’ha detto, molte persone sono coscienti del vuoto ma ci vuole un gran fegato per vedere la disperazione”

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Duro al banco e pareciate al colpo

Lui che remava fra Zante e Malamoco
mani piagate e lo sguardo distante
lei che sfioriva con poco per poco
persi i profumi del mar di levante

Ricorda quei sorrisi e frasi argute
voci lievi scivolano sulle onde
brusche parole -non sono mai mute-
travolgono i giudizi sulle bionde

E quello che dice è quasi sussurro
un filo di fumo smarrito nel vento
un antico prete vestito d’azzurro
lasciato solo a morire in convento
.

“duro al banco e pareciate al colpo” era un avvertimento dato ai rematori delle galere veneziane nel 16° secolo, per prepararli all’urto dello speronamento di un’altra nave.

duro al banco = rimani saldo al banco (di voga)

pareciate al colpo = preparati all’urto

Oggi è rimasto come modo per dire “tieni botta, non mollare”

G.M.Z.

Milk and Honey

 

Gold and silver is the autumn
Soft and tender are her skies
Yes and no are the answers
Written in my true love’s eyes

Autumn’s leaving and winter’s coming
I think that I’ll be moving along
I’ve got to leave her and find another
I’ve got to sing my heart’s true song

Round and round the burning circle
All the seasons: one, two, and three
Autumn leaves and then there winter
Spring is born and wanders free

Gold and silver burns my autumns
All too soon they’d fade and die
And then I’d know, there’d be no others
Milk and honey were their lies