Duro al banco e pareciate al colpo

Lui che remava fra Zante e Malamoco
mani piagate e lo sguardo distante
lei che sfioriva con poco per poco
persi i profumi del mar di levante

Ricorda quei sorrisi e frasi argute
voci lievi scivolano sulle onde
brusche parole -non sono mai mute-
travolgono i giudizi sulle bionde

E quello che dice è quasi sussurro
un filo di fumo smarrito nel vento
un antico prete vestito d’azzurro
lasciato solo a morire in convento
.

“duro al banco e pareciate al colpo” era un avvertimento dato ai rematori delle galere veneziane nel 16° secolo, per prepararli all’urto dello speronamento di un’altra nave.

duro al banco = rimani saldo al banco (di voga)

pareciate al colpo = preparati all’urto

Oggi è rimasto come modo per dire “tieni botta, non mollare”

G.M.Z.

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Io non faccio che mettere a profitto la cattiveria che m’insegnate voi, e sarà difficile far meglio dei maestri

“Io non faccio che mettere a profitto la cattiveria che m’insegnate voi,
e sarà difficile far meglio dei maestri.”*

Nascosto il costo d’antico baratto
-e come Shylock esigo il mio pegno-
nessun Bellario a tentare riscatto
d’una vicenda che lascia il suo segno

solo una libbra è questo il mio prezzo
dovevi capirlo ma invece hai pensato
-eccone un altro che non vede un cazzo:
un pianto una storia e lui resta accecato-

una libbra che prendo senza rimorso
-senza smarrirmi in notti africane-
ma non la tengo come rimborso:
l’ho già promessa in pasto al mio cane
.

*L’incipit è tratto dal “monologo di Shylock” – Il Mercante di Venezia, atto 3º scena 1ª – William Shakespeare

G.M.Z.

p.s. grazie Mario per aver condiviso con me e ora non solo con me, anche questa parte di te.