I cosiddetti in-sani: autocontrollo!

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Ho imparato a contare fino a dieci?
al 3 ci arrivo, ma solo se lo tiro per i capelli.
posso dire che ci ho provato, che sono anni e anni che ci lavoro sopra e il più delle volte sembra proprio di essere passata dalla parte dei cosiddetti sani, ma poi succede qualcosa che mi sposta esattamente nel lato opposto, verso quell’IN-AFFERABILE, IN-QUIETA, IN-COERENTE, IN-CAZZATA, IN-SOPPORTABILE, IN-GESTIBILE, IN-STABILE: IN-SANA ME.
Io non lo so se esiste una soglia invisibile dentro ognuno di noi, quel punto che una volta varcato, poi non si può tornare più indietro.
Forse in ognuno di noi c’è quella linea, quel margine di contenimento di qualsiasi sbroccamento o sbavatura mentale esistente.
Avete presente la striscia gialla che c’è negli uffici pubblici per preservare la privacy della persona che è allo sportello?
bè è proprio quella striscia lì che mi campeggia dentro.
solo che non è gialla, ma è di un rosso fiammante che aizzerebbe tutti i tori del mondo.
e quella linea dovrebbe preservare il non me da in-sane reazioni, in-sani atteggiamenti, in-sane parole, in-sana ME.
ho capito con gli anni che nonostante ci fosse quella striscia, c’era una parte di me che la ignorava beatamente, e allora ecco che non mi basta più contare fino a dieci, perchè i numeri si assottigliano, si rimpiccioliscono talmente tanto che mi sembra di essere dall’oculista quando arrivo all’ultima fila di lettere del tabellone ed io dico: NIENTE..non vedo più niente.
In quegli istanti potrei ricorrere alle migliori discipline orientali, andare in Tibet in qualche monastero in meditazione, fare la danza del derviscio rotante, scomodare lo spirito di Gandhi da cui farmi spalmare dei migliori propositi pacifisti,
potrei immergermi in calde e schiumose vasche rilassanti pieni di petali di rose , farmi cospargere di olii miracolosi, stringere nella mano la pietra della santa Calma e respirare lentamente,
anzi imparare di nuovo a respirare perchè il respiro è diventato un accessorio, un optional che ho dimenticato in qualche scatolone in soffitta,
potrei fare qualunque cosa, ma la striscia invisibile è già bella che superata! e dove sono arrivata quando l’ho superata?
rewind.. il sangue fluisce alla velocità della luce per irrorare il cervello, ci arriva velocemente, fino a sentire quel crack dentro..
qualcosa si è rotto, ma cosa diavolo è? ho un presentimento piccolo, piccolissimo di cosa potrebbe trattarsi.
mi ripeto..cosa diavolo è?
è la calma,
è quell’ equilibrio interiore che con minuziosi sforzi avevo costruito..e chissà perchè adesso mi viene da ridere. E’ una risata isterica? vedo gli elfi dell’instabilità banchettare in ogni parte di me, portando confusione, caos, scardinando le basi dell’edificio dell’equilibrio che adesso è praticamente la scena di un luogo in cui è passato un uragano…
magicamente mi sono teletrasportata avanti, troppo avanti.
dopo il crack cerco di inquadrare da lontano il disastro..
ah ecco che lo vedo..a distanza di tempo, quando lentamente si è tornati ad essere come?
a mantenere quel fantastico basso profilo che tutti si aspettano.
sapete cosa si prova ad essere fuori di sè?
Avete mai analizzato esattamente questa frase? ESSERE FUORI DI SE’.
quando sono fuori di me,
immagino una me che esce esattamente da me ed io che la guardo dal di fuori..perchè sono già fuori di me..fuori dalla linea gialla, rossa e blu, fuori da ogni logica, o contenimento alcuno, dietro al muretto della comprensione, della quiete prima della tempesta, perchè ormai sono già nel bel mezzo della tempesta, perchè ormai la tempesta sono proprio IO.

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