il male del secondo giorno

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Oggi è il secondo giorno di questa nuova settimana. Anzi dovrei dire che questo secondo giorno sta terminando e che ci stiamo affacciando al terzo.
Ieri era il primo e meno male che il male doveva insinuarsi nel settimo, solo nel settimo?
Ma no, siamo ottimisti, c’è una piccola crepa nel settimo che fa fuoriuscire il male, ma lo vogliamo chiamare male?
Se mi ritrovo con le lacrime agli occhi mentre l’edicolante mi sta dando il giornale e lei mi sorride e mi dice: ti capisco, sto come te. Allora non so più di che Male si tratta.
Di sicuro è un Male comune, condiviso, sparso, si annida nelle persone, in queste nuvole cariche di niente.
E questo avviene di Martedì, non di Domenica.
Ed inizio a chiedermi: come sto io, per cui tu mi dici che stai come me? Allora come stai tu che mi dici queste parole? Così almeno ci capisco qualcosa. Mi rispondi edicolante? Ma ovviamente io non le pongo queste domande, rimango immobile come una statua e spero che le lacrime si ritirino piano piano, sento un fiume caldo negli occhi e dighe misteriose a trattenerne il contenuto.
E’ strano come persone che crediamo non ci conoscano affatto, invece hanno un sottile legame con noi e quelle che invece pensiamo ci conoscano benissimo, non si accorgano delle stagioni interiori che si susseguono dentro di me, di come riescono ad accavallarsi, consumarsi, alternarsi, togliendomi il respiro e troppo spesso, almeno ultimamente, mi tolgono la voglia di fare le cose con leggerezza, senza metterci il peso del cuore, dei pensieri, dell’anima.
Allora inizio a credere che la crepa stia facendo proprio un bel lavoro, si sta allargando lentamente, un lavoro di cesellatura particolareggiato apposta per la sottoscritta.
Sto bene, sto male, sto bene, sto male.
Nel dubbio, meglio non chiedermelo affatto.
Mi chiedo però come abbia fatto il mouse a finire nella spallina del reggiseno.
Perché quando sto così, le torte mi vengono meglio.
Perché Banderas sembra don felicità e saggezza mentre sforna biscotti e mi fa venir voglia di pestarlo con la pala per infornare il pane.
Perché quando sto per finire di leggere un libro che mi piace, mi fermo sul più bello, perché non vorrei che finisse.
Perché oggi quando ti ho chiesto “seriamente di insegnarmi a fare una cosa per me importante”, tu mi hai risposto: ti insegno io, mentre facciamo l’amore, te lo insegno”.
Perché non esiste un telecomando che faccia abbassare il volume dei pensieri, quando parlano troppo ad alta voce nella testa.
Perché l’altro giorno mi hai chiesto: mica sono esaurita? ed io ti ho risposto, che lo sei eccome.
e anche perché sto scrivendo qui, adesso tutto questo.
Dolce notte a chi mi legge.

il male del settimo giorno #1

Mentre il male del settimo giorno era in agguato, Marilù ha cercato di aggirarlo mettendo in ordine alfabetico per autore tutti i suoi libri!
Durante questa folle corsa nel riordinare pile e pile di viaggi letterari, si è accorta che:
1) un’idea del genere le deve essere stata passata dal peggior Jinn di turno.
2) che la K si trova tra la J e la L e questo particolare lo ripete a bassa voce, perché lei con le lettere ci lavora in un certo senso.
3) la quantità di libri che possiede è superiore a quella che si trova nella libreria del suo paese.
4) che la Y viene un attimo prima della Zeta.
5) che King e Lansdale hanno fatto un testa a testa incredibile fino alla fine, e che il vincitore è stato King.
6) che della Q ,della O e della U ha letto solo un autore e che già si vede in libreria alla ricerca di fantomatici autori i cui cognomi possano avere queste iniziali.
7) che fare una cosa del genere a giugno, con questo caldo è davvero da malati di mente.
8) che se compra un altro libro, dovrà andare a dormire dai bestemmiatori della porta accanto perché lo spazio a sua disposizione è finito.