Trilobiti 41#: chi sei?

…E allora, dunque, chi sei?
Io sono una parte di quella forza che eternamente vuole il Male ed eternamente compie il Bene.

dal Faust di Goethe

Trilobiti 40#: Undici minuti

Tutto mi dice che sto per prendere
una decisione errata,
ma anche gli errori sono un modo di agire.
Cosa vuole il mondo da me?
Che corra i miei rischi?
Che torni da dove sono venuta,
senza avere il coraggio di dire sì alla vita?

tratto da Undici minuti di Paulo Coelho

Trilobiti 38#: la realtà morde

Domanda.
Allora che cosa si può fare per evitare di andare a urtare con violenza contro qualcosa ( bang! ), se non si ha voglia di mettersi a pensare seriamente, e si preferisce stare stesi sul prato a guardare placidamente le nuvole che passano, ascoltando il rumore dell’erba che cresce? Difficile? No: se si segue la logica, la soluzione è piuttosto semplice. C’est simple. Basta sognare. Entrare nel mondo dei sogni e non uscirne più. Continuare a vivere lì per sempre. Nel mondo dei sogni non è necessario distinguere le cose. Non è per niente necessario. Tanto per cominciare lì non esistono linee di confine. Perciò nei sogni è difficile andare a urtare violentemente contro qualcosa, e se per caso questo accade, non ci si fa male. La realtà è diversa. La realta’ morde.
La realtà, la realtà.

tratto da La ragazza dello Sputnik di Haruki Murakami

Trilobiti 37#: cime tempestose

« In ogni nuvola, in ogni albero, nell’aria della notte e nell’aspetto di ogni oggetto durante il giorno, io sono circondato dalla sua immagine!
I più comuni visi di donna o uomo, i miei stessi lineamenti, si fanno gioco di me con il loro ricordarla.
Il mondo intero è per me una terribile collezione di cimeli che mi ricordano che lei è esistita e che io l’ho persa! »

tratto da Cime tempestose di Emily Bronte

Pensa a qualcos’altro

Il fiume era nero e le stelle limpidissime. Sembra un secolo che non scambi una parola. Ignora la sensazione nello stomaco. Una fitta poi un dolore sordo e poi u’altra fitta.
Pensa a qualcos’altro.
La stella più vicina è a quarantamila miliardi di chilometri.
Proxima qualcosa.
Brillava da prima dei dinosauri.
Continuerà a brillare anche quando non ci sarà più un essere umano sulla terra.
Galassie divers, mille miliardi di stelle.
Ti senti piccolo ma neanche immagini quanto, come una atomo, un granello di polvere.
Pensiero debole, si disse.
Ma infatti. E’ come avere la depressione perchè devi morire.
Il tuo unico dovere: ANDARE AVANTI.
L’unico peccato vero: non apprezzare la vita.

RUGGINE AMERICANA

Bando al pensiero debole

Il sole stava scendendo sulle colline oltre il fiume, era un panorama piacevole e tranquillo, eppure non gli faceva quell’effetto, stare seduto lì a guardare l’acqua.
Sei solo di passaggio, pensò.
Guardi il sole e ti sembra tuo invece tramonta dietro quelle colline da quindicimila anni
-dall’ultima era glaciale.
Periodo glaciale, corresse, non era glaciale.
Quando si sono formate quelle colline. Questa zona era il margine della glaciazione del Wiscosin. Intanto eccoti quì.
Di passaggio sui territori del sole.
Pensi che tua madre ci sarà sempre e zac non c’è più.
Cinque anni, e ancora non ti rassegni. Scomparsa in un giorno.
Come succederà a te.
Tutto quello che vedi ti sopravviverà: rocce cielo terra.
Guardi un tramonto e ti sembra tuo ma il sole sorge in tua assenza da mille anni.
No, pensò, da svariati miliardi di anni. Non riesci nemmeno ad afferrare il numero esatto.
L’unico a sapere che esisti sei tu.
Nasci e muori tra una pulsazione e l’altra del pianeta.
Per questo la gente crede in Dio, per non sentirsi sola.
Anch’io prima ci credevo, pensò.
Mi ci ha fatto credere mia madre. E poi non mi ci ha fatto credere più.
Piantala. Sei già fortunato a stare su questa terra.
Bando al pensiero debole.

Ruggine americana di Philipp Meyer