TRE DI TRE (pausa di riflessione)

Se per caso qualcuno seguiva la rubrica “tre di tre” gestita dalla sottoscritta e dal suo insostituibile socio Corvobianco, volevo dirvi che non abbiamo avuto una momentanea amnesia, né tantomeno vi abbiamo abbandonato senza darvi una piccola spiegazione in merito.
La nostra modesta rubrica è solo andata in ferie. A gennaio in ferie?
e sì, crisalide e corvobianco sono due soggetti fuori dal comune e quindi scelgono di andare in ferie quando gli altri stanno sgobbando al lavoro!
Abbiam solo deciso di sospenderla per un po’ di tempo, e poi chissà che non rinascerà in sotto altre forme, oppure sarà sempre la stessa, chissà..
Ci tenevo solo a comunicarlo, a chi per caso si è imbattuto in essa negli scorsi giovedì.
Vorrei ringraziare Corvobianco per avermi affiancata in queste settimane e per avermi fatto in tal modo conoscere un po’ più di lui e dato anche la possibilità a me di far conoscere anche un pezzo in più di me, oltre al fatto che mi ha fatta sorridere e riflettere, ti abbraccio socio!
Buona serata a tutti!
e citando il film The Crow, a cui sono tanto affezionata, tanto per rimanere in tema Corvi.
“Non può piovere per sempre!”
e sperando che smetta presto, prima che faccia altri danni.

#8 TRE DI TRE

Ottava settimana di questo piccolo spazio mio e di corvobianco in cui vi raccontiamo qualcosa di noi due, alternandoci nella scelta dell’argomento da trattare.
Oggi si parla di viaggi..infatti l’argomento è: TRE VIAGGI CHE VORRESTI FARE.

Ovviamente sono molto più di tre i viaggi che vorrei fare, ma vi elenco i primi tre che mi vengono in mente.

1) Uno è di sicuro in Irlanda e credo sia anche il più fattibile tra i tre.
Perché l’Irlanda? Per i paesaggi caratteristici, i castelli, le scogliere, per i pub e la birra.
Sarebbe proprio un luogo alla me, ne son certa.

2) Un mio sogno sarebbe fare un viaggio in Patagonia.
Penso sia un luogo che ti cambia la vita, ha qualcosa di magico e incantato, un posto intimisto a mio avviso..
vorrei vedere i faggi piegati dal vento..e Chatwin non è complice in tutto questo, p anche sì? 🙂

3) Il cammino a Santiago de Compostela.
Questo lo farò, non so quando ma è una tappa che vorrei raggiungere, una sorta di bisogno che ho dentro, come una porta socchiusa che aspetta di essere spalancata.
Sarebbe un viaggio interiore, un abbraccio all’anima, la mia e quello del mondo intorno.

Sperando di non avervi tediato con queste mie parole, vi auguro una dolce notte.

#7 TRE DI TRE

Lo so, sono in ritardo di un giorno, ma il punto è che in questi giorni di festa ho perso la cognizione del tempo ed ho scoperto solo oggi che è venerdì.
Scusa socio, fortunatamente mi hai coperto le spalle 🙂
Vi ricordo cosa è tre di tre? e va bene, rischiariamo le menti annebbiate dal brachetto, gli spritz, i panettoni e i pandori ricoperti di nutella e tutto quello che avete ingurgitato dal 24 fino ad oggi.
Mi sono persa di nuovo…
siamo alla settima settimana di questa rubrica dedicata a tre cose, ogni volta diverse che vi aprono un piccolo spiraglio su di me e sul mio socio corvobianco.
L’argomento di oggi è “tre difetti che riconosco di avere”.
Ne avessi solo tre!
1) al primo posto c’è la testardaggine. LA ME TESTARDA.
Riconosco di essere un mulo senza speranza, se mi impunto su una cosa è difficile farmi cambiare idea. Ho una “capa tosta” a prova di bombe.

2) secondo difetto: LA ME PIETRA ossia se mi sento ferita o non capita, mi chiudo a riccio in un mutismo che non sopporto neppure io, figuriamoci gli altri.

3) LA ME ESIGENTE
al terzo posto c’è il fatto che mi aspetto sempre di capire tutte le situazioni, le persone e inevitabilmente ci rimango male quando mi accorgo che a volte è semplicemente tutto lì e non c’è bisogno di scavare a fondo in qualcosa o qualcuno per rimanerne delusi.

Missione compiuta! passo e chiudo.

#6 TRE DI TRE

Buona sera a tutti!
Lo so, la maggior parte di voi è immersa nel clima natalizio, sarà a qualche cena, oppure a giocare al mercante in fiera o in qualche posto nuovo, immerso in un nuovo viaggio, ma nonostante tutto questo, potevo privarvi della rubrica del giovedì? 🙂
Rispetterò comunque questo appuntamento e chissà se il mio socio corvobianco riuscirà a venire al nostro consueto appuntamento.
Il tema di oggi è: TRE CANZONI CHE HANNO FATTO DA COLONNA SONORA ALLA TUA VITA.
La mia vita è piena di musica, come forse la vita di ognuno di voi, quindi scelgo tre canzoni per me importanti, ma non sono le uniche, sono solo quelle che in questo momento ho ripescato dalla Lilùsoundtrack.

1) A FOREST dei Cure.
Perché i Cure sono il gruppo musicale che più di tutti gli altri ha abbracciato gli anni più belli e complicati della mia vita ed A forest risuona in una parte di me costantemente.

2) LA DONNA CANNONE di De Gregori, perché mi commuovo sempre ad ascoltarla. Parla della mia fragilità, del bisogno di amore, delle paure che ho sempre avuto e che ancora ora fanno parte di me, anche se hanno un volto diverso da quello che avevano in passato.

3) Lulù & Marlene dei Litfiba, questa parla da sola..non c’è bisogno di aggiungere altro.

#5 TRE DI TRE

Siamo arrivati al quinto appuntamento della rubrica condivisa con Corvobianco. Mi sto chiedendo, ma esiste qualcuno che la segue o ci seguiamo a vicenda solo io e il corvo?
E dopo questa domanda cosmica, passiamo al tema di oggi:
“Tre cose che mi fanno ridere di me stessa”.
Solo tre? mi verrebbe da dire.

1) Una cosa che mi fa ridere di me è che leggo male le insegne.
E così l’hotel Venezia per me è diventato l’hotel vongola, e ho dato l’appuntamento al mio moroso davanti al bar Gli amici di Sesamo e invece era APRITI SESAMO e così via, la lista si allunga inesorabilmente.

2) Mi fa ridere il fatto che ho un serio problema con i distributori automatici.
E’ più forte di me, ma non ce la faccio ad interagire con quelle macchine.
Sono felice di aver smesso di fumare, così quando in piena notte avrò una crisi di astinenza, non starò imbambolata davanti al distributore con quel sorriso da ebete, tipo ET telefono-casa.

3) Mi fa ridere di me anche che sono una tontolona perchè cado a piedi pari negli scherzi, non esiste soggetto più predisposto di me, per cascare in uno scherzo ben congeniato.

#4 TRE DI TRE

Quarto appuntamento con la rubrica TRE DI TRE in association with Corvobianco.
L’argomento di oggi mi è molto caro, visto che faccio parte del club dei cosiddetti insani, infatti oggi si parla di: tre volte in cui signora rabbia ti ha tirato per i capelli.

1) Una volta in cui ho perso le staffe è stato quando dopo 55 giorni di gesso al braccio destro (luglio-agosto), il dottore mi ha detto che dovevo portare il gesso un’altra settimana.
Ho iniziato ad urlare e quando sono andata a casa, ho preso le forbici perché volevo togliermelo da sola. Ovviamente me l’hanno impedito, ma in compenso l’ho bagnato con l’acqua, facendolo talmente allargare, che era come non averlo più al braccio lo stesso.
Infatti quando sono andata a toglierlo, il medico guardando il gesso deforme mi ha detto: e questo cosa diavolo è? Io gli ho risposto solo con uno dei miei sorrisi migliori.

2) Un altro episodio che ricordo è stato una volta che camminavo a passo spedito tra la folla della città, ad un certo punto mi sono sentita una mano sulle chiappe. Mi giro di scatto e vedo un gruppo di ragazzini che mi guardano tutti soddisfatti e sorridenti, ho dato uno schiaffo al primo che avevo a tiro e se la son dati tutti a gambe.

3) Altro momento di sana rabbia mista a delusione, quando nel 2001 Berlusconi ha vinto le elezioni e su questo non è necessario aggiungere altro, il resto è storia e la conoscete anche voi.

#3 TRE DI TRE

E’ arrivato il nostro consueto appuntamento con la rubrica che condivido con Corvobianco
L’argomento che trattiamo oggi è: le tre volte in cui ho pensato: “NON CE LA FACCIO”.

1) Una volta in cui ho pensato di non farcela è stata quando alle medie ero INNAMORATA PERSA di un ragazzo più grande di me, timido e solitario, che faceva l’imbianchino e aveva una vespa bordeaux tutta sgangherata. Esattamente il prototipo di principe azzurro di ogni ragazzina di quell’età, no?
Ero già strana da allora..
comunque la mia timidezza e la sua, insieme facevano faville, ed ogni volta che ero in sua compagnia o che lo vedevo semplicemente passare in vespa dopo che tornava da lavoro, con i vestiti tutti sporchi di pittura, bè..quel che pensavo non una, ma innumerevoli volte è stato proprio: non ce la faccio, a farmi avanti cazzo!

2) Un’altra volta in cui ho pensato di non farcela è stato alle superiori, quando all’apertura di ogni anno scolastico era previsto un recital a cui tutte le classi dovevano partecipare dando il loro contributo artistico. Ogni anno il tema era diverso e quell’anno capitò come tema L’ACCOGLIENZA. Visto che nella mia classe c’era clima di iene, io per coerenza mi sono rifiutata di partecipare, e quando una compagna di classe (che avrei volentieri legato ad un palo con un limone in bocca e presa a frustate) mi ha iniziato a provocare, io ho pensato proprio: non ce la faccio a fare il recital, altro che accoglienza, stavolta la faccio nera e le ho scaraventato un banco addosso.
Ma vi assicuro che prima di farlo, ho resistito almeno una buona mezz’ora.

3) terza volta in cui ho pensato di non farcela, a livello fisico è stato alle cascate delle Marmore. Ero reduce da un intervento che mi aveva molto debilitata quella estate e quando ho fatto uno dei percorsi di risalita più arduo in quelle condizioni precarie, ho avuto quella che viene definita “fame d’aria”, non riuscivo più respirare, mi è sembrato davvero di soffocare.
Poi mi son ripresa ovviamente, altrimenti non sarei qui a raccontarvi di me.

Colgo l’occasione per ringraziare il mio socio, per questo viaggio che stiamo facendo insieme nelle nostre due vite.
Buonanotte a chi legge..

#2 TRE DI TRE

Eccoci ritrovati al secondo appuntamento con la rubrica TRE DI TRE.
Io e il mio socio, il corvobianco213,abbiamo deciso di darci un tema a settimana, e da bravi alunni quali siamo, lo svolgeremo ognuno sul suo blog! 🙂
Per la serie: questi gareggiano per il premio CAPA FRESCA di wordpress.

L’argomento di questa settimana è: “le tre volte in cui non ho creduto ai miei occhi”, ce ne sono varie, ma dovendo sceglierne solo tre, allora vi racconto queste:

1) la volta in cui mentre camminavo per strada ho visto un cane cadere da un balcone, non vi preoccupate, non è morto, ma mi ha fatto prendere un accidente.

2) la volta in cui ho visto due tipi scopare allegramente in un locale, senza fare caso al fatto che fosse pieno, strapieno di gente e tra quella gente c’era anche la sottoscritta.

3) la volta in cui uscendo dalla metro ho visto un ragazzo in un vicolo coi pantaloni abbassati, e…
si stava facendo una pera, non quello che avete pensato voi adesso ed io in quell’istante, ma una pera! probabilmente aveva esaurito tutte le vene disponibili.

Oggi sono stata breve e concisa, ma quel che conta è l’essenziale, no?
Appuntamento a giovedì prossimo con altre perle, stavolta il tema lo sceglierà il socio, quindi preparatevi ai fuochi d’artificio! 🙂
Buona serata…

#1 TRE DI TRE

In questa sera di pioggia ha inizio una nuova rubrica, che non sarà solo mia, ma anche di corvo, con il quale dividerò questo spazio.
Perché tre di tre? nessuna ragione trascendentale, è il primo numero a cui ho pensato e poi credo che è meglio andarci piano, no? potreste avere un’intossicazione di noi due se esageriamo.
Vi racconteremo ogni settimana tre cose di noi, per farvi entrare un po’ più a fondo nelle nostre vite e in quello che siamo: una finestra che si affaccia su di noi oltre il blog.
Dopo le istruzioni per l’uso, vi chiedo soltanto di non maneggiarci con cura..

1-Quando andavo all’asilo e le maestre ci insegnavano l’alfabeto, ricordo che usavano sempre il termine PAROLINE. Io pensavo che le paroline fossero quelle gomme da masticare rotonde dei distributori, erano di svariati colori ed ogni volta che mi fermavo davanti a quella sfera di plastica che le conteneva, rimanevano lì, persa tra quegli arcobaleni circolari.
E quando la maestra mi diceva: oggi impariamo una nuova parolina…ecco che spuntava la gomma colorata e mi sfiorava gli occhi, ne riuscivo anche a sentire la dolcezza in bocca.

2-Il giorno in cui ho imparato a nuotare, non lo dimenticherò mai.
avevo 5 anni e mio padre mi ha buttata in piscina come un sacco di patate. Io ho iniziato a nuotare, come fanno i cani, per istinto, ma avrei volentieri dato un calcio a mio padre, se lo avessi avuto a distanza di piede e invece ancora lo vedo a pochi passi da me, mentre mi incita ad andare avanti, muovere le braccia e i piedi e non avere paura.

3- Quando Battiato cantava:
“Per le strade di Pechino erano giorni di maggio
tra noi si scherzava a raccogliere ortiche.”
Insomma a raccoglierle non è che la vedo una cosa tanto fattibile! 🙂
Mi viene in mente che uno dei vantaggi di essere cresciuta in campagna è l’essere finita innumerevoli volte nelle ortiche, la sensazione di bruciore che sentivo al contatto aveva però il sapore della libertà e della spensieratezza che si ha da bambini, quando si fanno i piccoli esploratori nella natura.

Per questa sera ho finito, passo e chiudo.
Buonanotte a chi legge..