Come potremmo dimenticare

Come potremmo dimenticare quegli antichi miti
che stanno all’origine di tutti i popoli, i miti dei draghi
che nell’attimo estremo si tramutano in principesse?
Forse tutti i draghi della nostra vita sono principesse
che attendono solo di vederci una volta belli e coraggiosi.
Forse tutto l’orrore non è in fondo altro che l’inerme,
che ci chiede aiuto.
E allora tu non devi spaventarti se davanti a te sorge una tristezza,
grande quanto non ne hai mai vedute prima;
se una inquietudine, come luce e ombra di nuvole,
scivola sulle tue mani e su tutto il tuo agire.
Devi pensare che qualcosa accade in te,
che la vita non ti ha dimenticato,
che ti tiene in mano e non ti lascerà cadere.

Poems (58): “Lettere a un giovane poeta” di Rainer Maria Rilke

Trilobiti #256

p.s. questa è per te e per chi la sente. Io ormai non credo più a nulla e a nessuno, ma spero sempre che per gli altri ci sia un mondo migliore, una vita migliore, un pò di luce. Non è che ho abbandonato i Trilobiti, ma non leggo più e se non leggo, ho poco da condividere di altre voci, però oggi mentre riordinavo un pò di scartoffie, mi sono imbattuta in un foglio su cui c’era scritta proprio questa poesia, e l’avevo ricopiata io, chissà in quale altra vita e per quale strana ragione. Ma visto che nulla accade per caso, ho pensato di appoggiarla quì, nel caso qualcuno di voi volesse inciamparci dentro.

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Dubbio

“Se non lui, chi?, si chiese il Dubbio.
A chi altri poteva andare a raccontare quello che era
successo, quello che aveva visto, quello che…
Lui solo.
Ma dormiva, la finestra di casa sua era buia.
Per forza, così a occhio saranno state le tre,
tre e mezza.
Tuttavia il Dubbio sentì che non poteva fare altrimenti.
Scrutò per bene la fila di campanelli.
Poi presa la mira, calcò l’indice destro sul bottone
e udì in sottofondo il dlin dlon del citofono
che avrebbe svegliato il dottor Lonati.”

Tratto da Viva più che mai di Andrea Vitali
Trilobiti #255

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Rapacità e follia

“Perchè arriva il momento, Michael”, e qui si chinò
innanzi puntadogli addosso la siringa, “arriva il
momento in cui rapacità e follia diventano praticamente
indistinguibili l’una dall’altra.
Si potrebbe quasi dire che diventano una e una sola cosa.
E poi arriva un altro momento in cui anche tollerare la
rapacità, e viverci fianco a fianco, o addirittura
prendersene carico, diventa una sorta di follia.”

tratto da La famiglia di Winshaw di Jonathan Coe

Trilobiti #254

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Dieci giorni che sconvolsero il mondo

La complessa routine della vita di ogni
giorno, monotona e regolare anche
in tempo di guerra, procedeva come
al solito. Nulla è tanto stupefacente
quanto la vitalità dell’organismo sociale,
di come continui a nutrirsi, a vestirsi,
a divertirsi nel pieno delle peggiori calamità…

Dieci giorni che sconvolsero il mondo di John Reed

Trilobiti #253

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Nel mio povero sangue qualche volta

Nel mio povero sangue qualche volta
fermentano gli oscuri desideri.

Vado per la città solo, la notte;
e l’odore dei fondaci, al ricordo,
vince l’odor dell’erba sotto il sole.

Rasento le miriadi degli esseri
sigillati in se stessi come tombe.
E batto a porte sconosciute; salgo
scale consunte da generazioni.
La femmina che aspetta sulla soglia
l’ubriaco che rece contro il muro
guardo con occhi di fraternità.
E certe volte subito trasalgono,
nell’andito malcerto in capo a cui
occhi di sangue paiono i fanali,
le mie nari che fiutano il Delitto.

Mi cresce dentro l’ansia di morire
senza avere il godibile goduto
senza avere il soffribile sofferto.

La volontà mi prende di gettare
come un ingombro inutile il mio nome.
Con a compagna la Perdizione
a cuor leggero andarmene pel mondo.

tratto dalla raccolta poetica Pianissimo di Camillo Sbarbaro

camillo_sbarbaro

Trilobiti #250