Chi mai dentro di sè il vuoto misurò…

Eccoci arrivati al sesto appuntamento della rubrica curata da Gianluca
Solitamente questo spazio era riservato al venerdì, ma da questo momento in poi, si cambia giorno, e ogni martedì, salvo imprevisti, ci sarà un articolo di Gianluca.
Ora la parola a lui…


Quando uscì questa canzone e la ascoltai per la prima volta (pochi anni fa, nel 2008), restai immobile, senza fiato, per diversi minuti: fu una sensazione strana e non spiegabile a parole, assurda direi, ma che già, ad essere onesto, avevo conosciuto. Una sensazione che appunto provai per la prima volta quando avevo già circa vent’anni, nel 2000 credo, guardando in tv una replica delle immagini riguardanti la lunga agonia di Alfredo trasmessa in diretta tv nel 1981. Guardai quelle immagini e restai imbambolato davanti allo schermo, perché ero certo, convinto, sicuro, di averle già vissute; ma non era un fatto visivo, era qualcosa di molto più forte: come se in me fossero riaffiorate le stesse angosce che avevo provato durante quella lunga notte di diretta televisiva mentre soffrivo e speravo che riuscissero a salvare la vita di quel bambino caduto nel pozzo. Riaffiorarono in me, come dicevo, le emozioni provate quella notte del 1981, sentii venirmi addosso un atmosfera di tensione ed ansia già conosciuta, il tutto incorniciato dal clima che si respirava in quell’Italia confusa che stava gettando le basi della nostra squallida Italia attuale. C’era solamente un problema, però, in tutto ciò: io, in quella notte di Giugno, non c’ero, non ero nato. Sono nato in quell’anno, è vero, ma a Dicembre. Ho saputo poi che mia madre, come la maggior parte degli italiani, seguì l’intera vicenda alla tv, e come tutti gli italiani fu sconvolta da mille sentimenti di speranza, paura, angoscia…sino alla tristezza finale, al pianto disperato e definitivo…e credo,anzi, ne son certo, che quelle emozioni così forti, quelle vibrazioni, siano arrivate anche a me, nel grembo di mia madre, e mi siano rimaste dentro…e ne conservo tutt’ora il ricordo.

Quando ascoltai la canzone dei Baustelle che ho postato qui sotto, dicevo, provai di nuovo quel che provai quella sera del 2000, quando vidi in tv, una replica del filmato del 1981…e ogni volta che riascolto questa stupenda canzone, una canzone senza sconti, resto immobile e senza fiato ben oltre il tempo dell’ascolto. Non è solamente alla tragica morte di Alfredo che la musica e le parole dei Baustelle mi riportano, ma fanno di più: mi fanno respirare l’aria di quel lontano 1981, quell’aria che si respirava nel mondo e in Italia e che io respirai attraverso mia madre…

Poi, al di la di questo dato personale, beh, buon ascolto…con i Baustelle che sanno dirci quanto deplorevole e squallida sia stata quella diretta tv: da allora, il modo di fare televisione è cambiato…da allora, l’odiens e gli indici di ascolto hanno iniziato a contare più di ogni dignità e rispetto umano. Una canzone che è, a mio avviso, un capolavoro… molto cruda e dura, stupendamente cinica. Del resto, la descrizione del pezzo ce la da direttamente l’autore, con queste parole: “Ci sono Pertini e Fanfani, c’è il ritratto di un’Italia non troppo distante da quella di oggi, con la P2 e gli intrighi di potere, un Paese che è cambiato, dove però la malapolitica è rimasta immutata. […] Se devo raccontare la storia di Alfredino, preferisco essere cinico, che banale o retorico. È un tragedia così grossa che preferisco trattarla dall’esterno, come uno scienziato, piuttosto che cercare l’empatia che può sfociare nel melodramma”.