L’angelo della storia

C’è un quadro di Klee che s’intitola Angelus Novus. Vi è rappresentato un angelo che sembra in procinto di allontanarsi da qualcosa su cui ha fisso lo sguardo. I suoi occhi sono spalancati, la bocca è aperta, le ali sono dispiegate. L’angelo della storia deve avere questo aspetto. Ha il viso rivolto al passato. Là dove davanti a noi appare una catena di avvenimenti, egli vede un’unica catastrofe, che ammassa incessantemente macerie su macerie e le scaraventa ai suoi piedi. Egli vorrebbe ben trattenersi, destare i morti e ricomporre i frantumi. Ma una tempesta soffia dal paradiso, che si è impigliata nelle sue ali, ed è così forte che l’angelo non può più chiuderle. Questa tempesta lo spinge inarrestabilmente nel futuro, a cui volge le spalle, mentre cresce verso il cielo il cumulo delle macerie davanti a lui. Ciò che noi chiamiamo il progresso, è questa tempesta.

Sul concetto di storia di Walter Benjamin

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Angelus Novus di Paul Klee    –  Trilobiti #249

Apollo e Dafne

«Aiutami, padre», dice. «Se voi fiumi avete qualche potere,
dissolvi, mutandole, queste mie fattezze per cui troppo piacqui».
Ancora prega, che un torpore profondo pervade le sue membra,
il petto morbido si fascia di fibre sottili,
i capelli si allungano in fronde, le braccia in rami;
i piedi, così veloci un tempo, s’inchiodano in pigre radici,
il volto svanisce in una chioma: solo il suo splendore conserva.
Anche così Febo l’ama e, poggiata la mano sul tronco,
sente ancora trepidare il petto sotto quella nuova corteccia
e, stringendo fra le braccia i suoi rami come un corpo,
ne bacia il legno, ma quello ai suoi baci ancora si sottrae.
E allora il dio: «Se non puoi essere la sposa mia,
sarai almeno la mia pianta. E di te sempre si orneranno,
o alloro, i miei capelli, la mia cetra, la faretra;
e il capo dei condottieri latini…”

Metamorfosi Libro I
Ovidio

Trilobiti 244#

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Un incontro

Per la rubrica settimanale affidata a Gianluca, ecco il post di oggi.

Ci sono incontri, nella vita di ognuno, che non si possono dimenticare. Anche nella mia, ovviamente, ce ne sono alcuni, ma uno, forse (pur se è durato appena poco più di un’ora) mi resterà dentro per sempre. Si, perché un paio di anni fa, poco tempo prima che morisse, sono stato a far visita, nella sua abitazione a Fermo, ad uno dei più grandi uomini che io abbia conosciuto: Giuliano Montanini. Fu in occasione della pubblicazione del mio primo libro di poesie, “Sulla riva del foglio”,che un amico, durante una serata in compagnia, mi chiese “ti andrebbe di lasciarti accompagnare da me a casa dello scrittore e poeta Montanini? Vedrai che a lui farà di certo piacere.”

Confesso, non sapevo chi Montanini fosse, chiesi notizie al mio interlocutore e mi descrisse un uomo di oltre 80 anni, un ex Partigiano, uno dei maggiori esponenti della Resistenza marchigiana (e non solo) al nazifascismo…insomma, fui subito interessato a conoscere quest’uomo ed accettai la proposta.

Pensò a tutto lui, telefonò a Montanini e prese un appuntamento presso la sua abitazione per qualche giorno dopo. Mi riferì che il poeta e scrittore, ex combattente Partigiano, aveva espresso vivo interesse nell’incontrare un giovane poeta delle sue terre. Vabbè, non mi feci illusioni, pensai che avesse detto ciò solo per cortesia e fu non senza timore e titubanza, paura di risultare invadente, che mi presentai dinanzi al cancello della sua casa e suonai il campanello. Venni accolto da una signora che mi guidò in salone e mi chiese di attendere qualche minuto; una casa semplice ma molto ben curata, dove si respirava cultura, passione, cortesia ed intelligenza. Mi stavo chiedendo cosa facessi lì, se avessi fatto bene a recarmi nella sua casa, se non avessi fatto la figura dello sciocco, ecc., quando, tenuto per mano dalla signora, apparve Giuliano Montanini. Si, tenuto per mano, perché a causa di problemi legati all’avanzare dell’età, era divenuto non vedente. Provai, per un istante, un senso di compassione per quell’anziano, come spesso capita di provare per gli anziani affetti da qualche problema fisico o di altra natura, ma fu solamente un istante, dato che appena egli aprì la bocca per darmi il benvenuto, capii che, al di là dell’età e degli acciacchi, quell’uomo aveva una vitalità infinita ed una mente più lucida di quella di un trentenne. Cercherò di essere breve, che se iniziassi a parlare a ruota libera di quell’incontro, potrei scriverne per diverse pagine, anche perché, durante le parole scambiate con quell’uomo, mi accorsi che non si trattava solamente di lucidità mentale, ma anche di una vastissima e coinvolgente cultura.

Si sedette al mio fianco, mi chiese di mettergli il mio libro fra le mani, perché voleva sentirne la consistenza…e mentre lo teneva appoggiato sulle ginocchia e lo sfogliava, con gli occhi persi nel buio davanti a sé, pareva che il suo viso stesse leggendo così, solamente toccandone le pagine, i versi delle mie poesie… Mi riconsegnò il libro e mi chiese di scegliere a caso tre o quattro poesie e leggergliele lentamente a voce alta. Così feci, e mentre il suo volto assumeva un espressione attenta e concentrata, un espressione senza tempo, iniziai la lettura, cercando di non far trapelare dalla mia voce l’emozione che provavo ad esser lì seduto nel salone di quello che, ad ogni istante che passava, capivo sempre di più essere realmente un grande Uomo. Finii la lettura della prima poesia, cercai nel suo viso qualche segnale di approvazione o disapprovazione, come un bimbo davanti al maestro nei primi giorni di scuola, ma non vi scorsi nulla, il suo volto era impassibile e la sua posizione sulla sedia non era mutata di un solo centimetro. Si, cercai qualche segno sul suo viso, perché se prima di incontrarlo pensavo “mah, io ci vado a casa di questo signore, ma in fondo, che a lui le mie poesie piacciano o no, non mi farà né caldo né freddo”, come del resto sono solito pensare e come realmente è. Quella, invece, fu la prima volta che mi sorpresi in trepidazione per un giudizio dato da altri che non fossi io alle mie poesie… Dicevo, restò impassibile, e solo dopo alcuni secondi mosse leggermente la mano e le labbra per dirmi “vai avanti, leggine un’altra”. Va bene, va bene, vi sto annoiando, lo so, la farò corta: lessi altre tre poesie sempre dinanzi al suo silenzio e alla sua immobilità. Quando finii le letture, attesi un po’…poi chiesi se voleva sentirne un’altra, ma lui mi disse di no, bastava così. Poi girò il suo volto verso di me (mi sentii osservato e penetrato nell’anima da quegli occhi non vedenti) e pronunciò parole che porterò sempre con me, parole alle quali non seppi nemmeno rispondere tanta fu la sorpresa e il senso di gratitudine. Disse questo, lentamente, con voce pacata e decisa, voce di roccia: “Gianluca, sarò sincero. Quando mi telefonò Carlo (questo il nome del mio amico e suo conoscente) per dirmi che avrebbe voluto farti venire da me a leggermi alcune poesie, accettai per pura cortesia, perché in fondo pensai che sarebbe stata una seccatura. Attento, non fraintendermi, non che sia una seccatura per me ricevere visite da ragazzi che amano la letteratura, ecc., tutt’altro, io sono sempre felice di parlare con i giovani e scoprire che ce ne sono ancora molti pieni di vitalità e di valori in questo tempo così asettico e brutale. Temevo fosse una seccatura, perché ero quasi certo si trattasse di un ragazzo che iniziava a fare le sue prime esperienze di scrittura poetica ed avrei quindi dovuto muovere delle critiche ai suoi versi cercando di ferirlo il meno possibile…e questo è sempre difficile e imbarazzante da fare. Tale seccatura, però, mi è stata risparmiata, perché davanti a me non ho un ragazzo che scribacchia poesie né tantomeno un libro di poesie che meritano a stento di essere così chiamate; davanti a me ho invece un poeta vero e un libro di poesie bellissime…” L’intento di questo mio post, credetemi, non vuole esser quello di pubblicizzare i miei versi, ma semplicemente quello di raccontare, come dicevo all’inizio, uno degli incontri più belli e profondi della mia vita. Restammo seduti a parlare ancora un po’, parlammo di letteratura, di poesia in lingua e di poesia in dialetto…mi narrò un episodio risalente alla sua vita personale, telefonò alla direttrice di una radio locale e le disse che avrebbe dovuto leggere in radio alcune miei versi, ecc… Gli regalai, ovviamente, il mio libro, sul quale con molta umiltà e cortesia mi chiese di lasciagli una dedica; poi chiese alla signora che m’aveva accolto all’ingresso di prendere una copia di “Una strada, una vita” e di portarmela: un libro del 2000, una raccolta di sue poesie, con la preziosa prefazione di Joyce Lussu. Lo aprì sulla prima pagina, prese una penna e mi chiese di guidare la sua mano al centro della foglio bianco….e lì, con estrema concentrazione, lentamente, con la determinazione propria dei grandi uomini, con la tenacia di chi non si arrende dinanzi a nulla, neanche al non poter vedere il foglio sul quale sta scrivendo, scrisse “a Gianluca D’Annibali, per una poesia sempre più alta”. Mi piace, ogni tanto, riprendere in mano il suo libro, sfogliarlo, legger qualche verso, poi tornare alla prima pagina, a quella dedica, per rivivere quei momenti passati accanto a lui e ritrovare la forza, quando sembra volermi abbandonare, per scrivere poesie. Purtroppo non sapevo che quello sarebbe stato il nostro primo ed ultimo incontro. Prima di lasciare la sua casa, nel salutarlo, mi chiese se poteva toccare i miei lineamenti per immaginare il mio volto. Toccò i capelli che allora avevo lunghi e la barba piuttosto lunga anch’essa, mi disse che non s’aspettava avessi la barba né i capelli lunghi, mi aveva immaginato, dalla voce presumo, di tutt’altre fattezze. Ci salutammo cordialmente, con una stretta di mano…Me ne andai con la consapevolezza di avere appena conosciuto un grande Uomo, uno di quelli di cui il mondo avrebbe sempre maggior bisogno e che, invece, sono merce sempre più rara… Vi lascio qui, semplicemente, una sua poesia tratta da “I sequestrati del tempo”, raccolta di versi ispirati da una sua visita al’ospedale psichiatrico di Fermo…

IL TUO MONDO DI RAGAZZO

Il tuo mondo di ragazzo non c’è più,

solo una stanza psichedelica

dove regna un casino dell’altro mondo.

Posters di Marylin in tutte le pose,

un mito per coprire le primavere

che sfioriscono in fretta.

Adesso non hai più posto per bucarti.

L’eroina ti stringe il respiro

e affondi nelle notti senza speranza

di avere o di dare un dolce bacio.