E l’amore?

Ti ho appena chiesto: E l’amore?
e tu mi hai risposto: Non so più cos’è…
ed io ho pensato: ma che fai mi rubi le parole?

Traflatura di taro

Mentre tu hai avuto il barbaro coraggio di ordinare anche un piatto di ramen, dopo aver mangiato l’impossibile, io sono concentrata sulla sezione dolci, ultima pagina del menu.
Ed ho adocchiato un gelato al tè verde. Che avevo già provato in un’altra città in un altro genere di ristorante, di cui ricordo una badessa e una medusa, ma tutto era avvenuto in un’altra vita.
Ma la cameriera mi dice gentilmente che il gelato è finito e che potrei ordinare qualsiasi altro dolce elencato sul menu. Allora do uno sguardo veloce ai dolci in elenco e i miei occhi si inchiodano su TRAFLATURA DI TARO.
Ma che diavolo è? E in questo preciso istante mi sento impreparata, ed anche ignorante. Ma come, non sai cosa sia la traflatura di taro? Inizio a pensare che Taro possa essere il nome del luogo dove è stato creato per la prima volta questo dessert, oppure Taro sia il nome di uno storico samurai le cui innumerevoli battaglie vinte, lo hanno reso il soggetto di questo dolce, creato appositamente per lui, dopo aver salvato un intero villaggio dall’invasione mongola. E mentre penso a tutte queste cose, guardo colui che sta ingurgitando la zuppa di ramen e mi chiedo dove sia lo spazio dentro di lui per poterla contenere, ma gli pongo la fatidica domanda: “cos’è la traflatura di taro? ”

E lui si mette a ridere e mi dice:” sarà un involtino speciale, non l’ho mai sentita nominare.”
Ed io penso, vabbè il ramen gli ha ostruito le sinapsi.
Allora chiedo alla cameriera e lei mi risponde così:
“È molto dolce”.
Ora non posso sapere che espressione facciale abbia avuto io nell’apprendere questa perla di saggezza, ma deve essere stata una smorfia particolare visto che mi è arrivato un calcio sotto al tavolo da mr Ramen.
Non è che mi aspettassi mi dicesse la ricetta precisa di questa traflatura di taro, ma qualcosina in più, sì, in effetti le ho chiesto dove si comprano i bulloni e lei mi ha giustamente risposto dal ferramenta. Il punto è che io non so cosa sia il taro e neanche la traflatura e mi concentro su queste due parole e penso che quando andrò a casa farò una ricerca dettagliata sui due elementi, ma dopo un po’ mr Ramen mi anticipa e mi dice: “Marilù hanno sbagliato a scrivere, è un errore di battitura. La parola esatta è trafilatura e il taro è un frutto”. E tutto questo me lo dice dopo che è tornato dal bagno ed io mi domando se nel bagno degli uomini non ci siano dei server collegati allo sciacquone che ti chiedano: “hai domande per me? Io son qui per esaudirti”, ovviamente il tutto dopo che loro hanno urinato o fatto altro, fatto insomma, qualsiasi cosa si possa fare in un bagno.
E lui capisce che io sono stupita della sua preparazione sul taro ed infatti mi dice:” guarda che lo smartphone esiste anche per questo.” Ci rimango quasi male, perché la mia mente si era inerpicata su sentieri più intricati, e meno male che avevo bevuto solo acqua.
Quindi ecco scoperto l’arcano. Quando sono rientrata ho cercato comunque un’immagine di questo frutto, che sembra una patata a forma di conchiglia in un’era giurassica e mi rimane il dubbio di non conoscerne il sapore, la consistenza, il profumo. E so che se andrò in quel ristorante di nuovo, ordinerò proprio una traflatura di taro, errore di battitura incluso.

Ultimo post, forse.

Scrivo a malincuore questo post, perché credo che sarà l’ultimo che scrivo.

Dico credo, perché ormai sono talmente inaffidabile, umorale, pazza che non posso assicurarvi sia così. Ma visto che non so se poi avrò la forza necessaria o ci sarò per scriverlo, preferisco farlo adesso, che ancora un po’ di lucidità alberga in me.
E’ che mi son sempre chiesta perché  all’improvviso alcune persone abbandonavano i loro  blog e non davano spiegazioni della loro scelta.
Immagino che per ognuno sia diverso, ma a me non piace lasciare le cose in sospeso. E quindi eccomi qui per salutarvi decentemente, penso che ve lo devo.
Il blog per me è come una casa, e se una casa la si abbandona,  non ci sarà più nessuno ad aprire porte e finestre per far entrare il sole ed arieggiare, cadrà la polvere sui mobili e su stanze che prima erano piene di vita, di persone, in questo caso di parole, di vissuto, di emozioni e dell’essenza di chi con la propria anima ha riempito ogni angolo di quella casa, condividendo, musica, libri, film, pensieri, paure, emozioni, vissuto e dolore.
Eccoci al punto cruciale. Il dolore.
E’ un anno che sto male. Son passati mesi che avevano lo stesso colore e di cui non ricordo nulla, come se avessi vagheggiato in una nebbia fitta senza fine.
A vedermi non si direbbe che sto male, sembro la solita Marilù, che ti dice sì, se le chiedi un favore o se vuoi vederla per un caffè.
Dicono che sono io. Ma in realtà di me non è rimasto nulla, se non l’involucro.
Dicono che sono viva.
Ma in realtà è difficile sentirsi vivi quando ci si sente imprigionati in qualcosa che non ha un volto.
Continuare a scrivere qui, vorrebbe dire perpetuare questo mio malessere che non si attenua scrivendo. E di piangermi addosso non mi piace e di vomitare addosso a chi legge il mio sentire, non è giusto.
in realtà, io sto scrivendo, ma quello che scrivo non lo condivido con nessuno e neanche lo rileggo. Lo metto da parte, e spero che mi possa aiutare un poco a non soffocare. Non ho il coraggio di scrivere qui quel che sento e penso in questo periodo.
In questi ultimi giorni tutto è peggiorato ulteriormente e il tasto di accensione della mia anima è fisso su off.
Scrivo  per una persona che non leggerà mai una sola parola,  gli scrivo perchè vorrei condividere il male che mi affligge, scrivo perché ho un traffico interiore talmente intricato e doloroso che l’unico modo per non dare di matto è quello di fermare i miei pensieri su un foglio, anche se poi so che a lui non importa una cippa di me. Ma questa è un’altra storia.
Non pensate che stia scrivendo le mie memorie.
Non mi aspetto che qualcuno voglia ancora qualcosa da e di me.
Non mi aspetto che qualcuno mi possa comprendere, quando io sono la prima a non capirmi.
Mi dicono che  le cose importanti sono altre e che se scavo sul fondo un briciolo di forza per uscire da questo buio, posso trovarlo.
Io ormai non ci credo più. So che forse gli altri hanno anche ragione a dirmi le cose che mi dicono, ma gli altri non sono in me, gli altri non sono me e per quanto una parte lontana di me può recepire i loro messaggi, io mi sento altrove ora. In un nessun luogo.
Non sento nulla. Se non quel fitto dolore che inquina e sporca ogni angolo del mio sentire.
Non mi riconosco più in nulla e chi vorrebbe vivere con una perenne estranea? Io no.
Mi ritrovo a 38 anni a non sapere più chi sono.
A non avere strade da percorrere. Anche se tutti mi dicono che ho una vita davanti, che non mi devo arrendere, che devo rialzarmi e combattere. Le mie forze le ho già sprecate tutte, pensavo di aver già dato in quanto a sofferenza, e invece mi ritrovo di nuovo sotto le macerie. E non so reagire. C’è che mi dice che non ci ho provato neppure a farlo, che non l’ho fatto con convinzione, ma io non sono di ferro, ho una sensibilità che mi fotte ogni secondo. Ed è proprio il mio essere così che stavolta mi sta davvero uccidendo.
Lo so, vi sembro drastica, ma vorrei farvi vivere un solo istante dentro di me, e allora forse capireste a che punto sono arrivata.
L’anno che è passato è stato difficile, duro, direi orrendo, un susseguirsi di giorni trascinati a forza per non crollare definitivamente.
Ho scoperto di saper fingere benissimo. Di saper accantonare le cose che mi fanno male e di saper fare le cose per gli altri.
Perché se dovessi decidere per me, io rimarrei a letto tutto il giorno, con le finestre chiuse al buio, senza parlare o sentire nessuno per mesi. Fino a spegnermi.
Ma non lo posso fare.
Perché gli altri si aspettano che io mi alzi la mattina e faccia tutto quello che c’è da fare. Ed io lo faccio e so che fino a quando lo faccio solo  per gli altri, non farò grandi passi avanti. Perché è per me che dovrei farlo. Io so tutto, lucidamente i discorsi che gli altri mi han fatto in questo periodo, li comprendo, ma non li sento. Non li sento miei. E’ come se si parlasse della cosa giusta da fare, quando poi in realtà non ho più fiducia in nulla. Soprattutto in me. Altro tasto dolente.
Essere me.
Ho sempre pensato di essere una persona piena di risorse, piena di vita, piena di interessi. Di avere un’anima fiammeggiante e tanto, ma tanto da dare agli altri e anche a me stessa. Oggi ho scoperto che sono una stupida, che mi sono illusa di essere così, ma che in realtà non sono niente, non sono abbastanza, e soprattutto non merito di essere amata. Mi sento un’ingrata nei confronti della vita e nei confronti di chi ha creduto in me, soprattutto la mia famiglia. Mi sento di aver di aver deluso tutti, soprattutto me.
 Che buffo che ora stia piovendo a dirotto, il tempo adatto per questo stato d’animo.
Mi sento a tratti squilibrata, perdo il controllo, ho accessi di rabbia e altre volte sono assente, come un telefono muto. Non so quante lacrime possa contenere una persona. Ma io non ho mai pianto tanto come in questo ultimo anno. Si contano sulle dita di una mano i giorni in cui non ho pianto, non che sia un problema, figuriamoci. Ormai non mi controllo più, piango per strada, all’improvviso, senza anche che mi sia stato detto nulla. Immagino di avere un esaurimento nervoso, o altro. Non so. Sono il mio medico e se dovessi darmi una diagnosi adesso, direi che sono spenta e che non c’è molto da fare per una che sta così.
ho gli occhi gonfi anche ora perché ho pianto tutta la notte e son cerchiati di rosso perché son stanca, sfinita, esausta.
Ora sto prendendo le gocce ogni giorno, con dosaggio aumentato, e perlomeno mi sento meno pazza durante il giorno, a tratti intontita, assente, senza un briciolo di forza.
Tutto è attutito. La rabbia, la paura, il dolore.
poi a tratti si acuisce il tutto e do di matto.
Penso che se esistessero i manicomi, io ora ci sarei di sicuro dentro. Forse è così che funziona. Un giorno ti capita una cosa e ti spezzi e non ritorni mai più ad essere come prima.
Pensavo di essere una persona forte e invece sono fragile e come una foglia al vento mi son fatta portare via.
E per quanto voglia oppormi all’onda, essa mi tira sempre più giù.
Vorrei chiedere scusa a un po’ di persone. Ai miei genitori, in primis, perché penso avrebbero voluto una figlia diversa da me, ma purtroppo gli son capitata io.
A mio fratello che è il mio guerriero preferito e che ho sempre considerato un supereroe e che so che non si aspettava mi arrendessi così. Perdonami Brother e ascolta la canzone dei subsonica “nei nostri luoghi”, è lì che siamo e lì rimarremo sempre.
Ai miei alunni, che tanto mi hanno dato in questi anni e in cui spero di aver immesso qualche seme di vita e di libertà.
Ai miei amici, quelli che ho perso per strada, ma che continuo a portare dentro, quelli che son rimasti attaccati a me, nonostante mi abbiano vista cambiare fino quasi a non riconoscermi più e nonostante tutto mi hanno continuato a volere bene.
A tutte le persone che mi hanno accompagnata, supportata nel viaggio della vita e a quelle che mi hanno accompagnata in questo viaggio al termine della notte. Ai bloggers che hanno condiviso con me, il mio sentire, a quelli che hanno commentato, a quelli che hanno solo letto, a quelli che si son fatti una risata o anche che si sono ritrovati in qualche mio post. Grazie infinite, di essere passati di qui e di aver lasciato un po’ di voi.
Alle due persone che mi son state vicine in questi mesi difficili, a uno di loro dico: che mi dispiace che mi hai conosciuta proprio nel periodo peggiore della mia vita.
All’altro dico, che non è un caso che ci siam ritrovati proprio in questo pezzo di vita e che so che riuscirai a trovare la tua strada.
A Gianluca, che mi ha aiutato a rendere migliore questo blog, che mi ha donato la maggior parte dei trilobiti che ho raccolto, che ha reso la mia vita vibrante e vera per quel tratto che ha fatto insieme a me.
Che altro dire? siamo giunti ai saluti finali.
Non mi son mai piaciuti gli addii.
Io sono una di quelle persone  che non si volta mai indietro quando ci si saluta alla stazione, perché mi fa male il distacco.
Come ho detto all’inizio non so bene se questo è l’ultimo post, o meno. So che ci tenevo a salutarvi, nel caso andassi via.  Perché ora c’è poco da scegliere, o il buio mi inghiotte o ne esco, ma non ho idea di cosa accadrà, sono troppo stanca, per pensare, per rialzarmi, per ricostruire.. Se ci risentiamo qui, allora vi racconterò come sono uscita dal tunnel, se non accadrà, allora vi porterò dentro di me.
Non so dove mi porterà questo nuovo viaggio, avrei tanto voluto avere fede per non aver più paura.
Avevo tante altre cose da dirvi, ma forse è meglio smettere adesso.
Vi abbraccio con tutta me stessa.
Marilù
p.s. la posta ancora mi funziona: crisalide77@hotmail.com
nel caso, lì ancora mi potrete trovare.

Liebster Award again!

liebsteraward

Ancora Liebster Award per il mio blog!
vorrei ringraziare Russell1981 per avermi donato la seconda nomination in questa categoria e cogliere l’occasione per dirvi di fare un salto nel suo blog, perché merita davvero di essere approfondito.

Rispondo alle domande che mi ha posto Russell:

1.Dove ti trovi in questo momento?
Nella mia stanza da letto, alla scrivania, con una tazza di cappuccino fumante a fianco, samì che ronfa ai miei piedi e fuori la pioggia che lotta coi vetri della finestra.

2.Com’è andata la tua giornata finora?
Direi abbastanza bene, sto in quella fase in cui mi devo ancora riprendere da una serata un po’ fuori dalle righe.

3.Gli amici che frequenti sono a conoscenza del fatto che sei un/una blogger?
Non frequento molte persone, e tra quelle che frequento, alcuni sono a conoscenza del blog e altri no.

4.Hai degli animali domestici?
E sì, Samì..
e faccio la zia anche di Thor quando è necessario.
Sono due cani, totalmente diversi ma adorabili entrambi.

5.Qual’è il posto più bello che hai visitato o quello che funge da tuo rifugio?
ma..il più bello che ho visitato a livello di natura un’isola della Grecia.
Il mio rifugio è dentro me, quindi dovrei risponderti, la mia anima incasinata.

6.Dove ti vedi tra dieci anni?
E chi lo sa, non riesco a vedermi neanche tra un mese, quindi non riesco davvero ad immaginare dove sarò tra 10, spero in un posto pieno di natura, poca gente e tanti stimoli intorno.

7.Qual’è il tuo film preferito?
Il cielo sopra Berlino.

8.Quali rimpianti/rimorsi hai?
Di non aver continuato a suonare il pianoforte, di aver ferito una persona, più di una persona.

9.Voltando lo sguardo al passato, qual’è il tuo anno preferito?
Il ’95.

10.Per quale motivo proprio quell’anno?
una vita d’avanti..son successe tante cose importanti per me.

ma non si possono rivolgere le stesse domande all’autore delle domande? 🙂

Per la terza nomination al Liebster award invece ringrazio Deborahdonato il cui blog è davvero molto interessante e fuori dal comune, e fa appassionare ai libri e alla lettura ancora di più, coloro che sono già affetti dalla sindrome libresca. Per chi quindi non conosco il suo blog, è il momento giusto per farci un salto.
Mi accingo a rispondere alle sue domande:

1. Perché scrivi?
Perché non posso farne a meno, perché mi aiuta ad essere più me stessa e meno fuori controllo.

2. Se possedessi una bacchetta magica come quale scrittore vorresti scrivere?
che domanda difficile! ci sono vari scrittori, difficile sceglierne uno solo, ma dico Dumas.

3. Se fossi una musica, saresti…
una musica, quella del violoncello.
una canzone: Grace di Jeff Buckley insieme alla Donna cannone di De Gregori.

4. Descrivi la tua casa in quattro parole.
Accogliente, piena, fuori dal tempo, casa che sa di casa. Ho usato più di 4 parole!

5. Quanto tempo alla settimana dedichi al tuo blog?
quasi tutti i giorni.

6. Cosa deve avere un blog per essere perfetto?
deve essere autentico, parlare di sé o di parti di sé, ma in maniera sincera.

7. Dai un aggettivo al tuo blog.
vibrante.

8. Cosa cerchi?
me stessa, sempre.

9. La prima cosa che fai la mattina al risveglio.
do una carezza a Samì, il mio cane.

10. Una parola che non diresti mai.
“solare”, viene messa ovunque, usata impropriamente e quindi deturpata.

Nomino tutti i blog che mi seguono e anche quelli che non mi seguono ma vogliono impossessarsi di questo premio perché credono vivamente di meritarlo.
Buona giornata a tutti!!!

Due anni di blog

Buon anniversario blogghesco a me!
Esordisco col dire che sono in ritardo di tre giorni, perché in realtà ho iniziato a scrivere in questo blog il 21 novembre 2011.
Quel novembre mi ha messo duramente alla prova, avevo il cuore spezzato, l’anima sofferente, oscillavo tra la sfiducia, la rabbia, il dolore, la paura di aver perso una persona alla quale ero legata profondamente, l’ostinazione a non volermi rassegnare a questa perdita.
Son passati mesi, settimane, intanto ci sono state canzoni, foto, racconti, incroci di stati d’animo, di pensieri, di sorrisi con altri bloggers e ho camminato fuori e dentro di me.
E’iniziata la risalita, ho dovuto rivalutare tante cose, buttare via qualcosa, cambiarne qualcun altra, anche di me.
Questo blog è una parte di me, c’è dentro un po’ di malinconia, di lamentele, di ironia e di tutto quello che mi piace e che mi accompagna tutti i giorni, grazie per averlo condiviso con me.
Ringrazio anche tutte le persone che ho perso durante questo cammino, quelle che sono andate vie senza neanche salutare, quelle che mi hanno scritto una parola proprio quando avevo bisogno di leggerla, quelli che mi hanno fatta ridere, quelli che mi hanno fatto riflettere, emozionare, vibrare, e quelli che ci sono sempre, anche adesso.
Un saluto speciale va a te, con il quale ho iniziato questo blog, con il quale ho lasciato quello di splinder, non dovrei dirtelo, ma sei sempre dentro di me.

Buon blog a tutti!

Super sweet blogging award

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Innanzitutto ringrazio Ian Saiin per avermi dato questo premio, poi vorrei anche scusarmi per il fatto che con la mia calma buddistica, ci ho messo solo sette mesi per rispondere :-).

Le regole:
1. Visita il blogger che ti ha nominato (fatto)
2. Ringrazialo nel tuo blog e crea un link al suo (fatto)
3. Rispondi alle domande “Super Dolci” (più sotto)
4. Nomina una “dozzina di panini” a cui dare il premio (io ho seguito l’esempio di Ian e ne ho nominati solo tre.
crea un link del loro blog nel post e avvisali postando un commento nel loro blog;

Ecco le domande Super Dolci!

1. Biscotti o torta?
La vedo dura, essendo una golosa della peggior specie, comunque alla fine cedo sulla torta.
2. Cioccolato o Vaniglia?
Cioccolato, senza ombra di dubbio, Cleopatra faceva il bagno nel latte d’asina, io lo farei nel cioccolato!
3. Quale è il tuo spuntino dolce preferito?
fetta di crostata con qualsiasi tipo di marmellata.
4. Quando hai maggior voglia di cose dolci?
quasi sempre. Per me una domenica senza dolce, non è domenica!
5. Se tu avessi un soprannome “dolce”, quale sarebbe?
paradossalmente qualcuno mi chiamava Grimilde, e questo dovrebbe farvi capire che forse tanto dolce non sono, però se avessi un soprannome dolce, di sicuro sarebbe quello che ho: ossia Lilù, che per me è superdolce!

i Super Sweet Blog Award vanno a:

1- mt in versi e prosa
2- Samanta Gianbarresi
3- Frammenti di Sabrina S.