Pensiero delle 16:43

Vorrei fare due chiacchiere col signor Nietzsche per chiedergli come gli è venuta quella genialata che “tutto quello che non ti uccide, ti fortifica”.

 

 

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Trilobiti 233# il Potere

“Il Potere è degradante per chi lo subisce, per chi lo esercita e per chi lo amministra! Il Potere è la lebbra del mondo!
E la faccia umana, che guarda in alto e dovrebbe rispecchiare lo splendore dei cieli, tutte le facce umane invece dalla prima all’ultima sono deturpate da una simile fisionomia lebbrosa!
Una pietra, un chilo di merda saranno sempre più rispettabili di un uomo, finché il genere umano sarà impestato dal Potere…”

Elsa Morante – La storia

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Trilobiti 232# Si deve essere leggeri

Prendete la vita con leggerezza, che leggerezza non è superficialità, ma planare sulle cose dall’alto, non avere macigni sul cuore…
La leggerezza per me si associa con la precisione e la determinazione, non con la vaghezza e l’abbandono al caso. Paul Valéry ha detto: Il faut être léger comme l’oiseau, et non comme la plume (Si deve essere leggeri come l’uccello che vola, e non come la piuma).

Italo Calvino – Lezioni americane

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Trilobiti 229# RIBELLI!

I ribelli che ho sempre amato sono inguaribili utopisti, animati da un’utopia con la minuscola:
non quella dei grandi ideali con cui cambiare il mondo e affermare la società perfetta – rischiando così di contribuire al peggiore degli incubi, cioè un sistema orwellianamente totalitario-, ma l’utopia dell’istintivo, insopprimibile bisogno di ribellarsi.
E anche quando la sconfitta appare ormai ineluttabile, quando la realtà vorrebbe imporre loro l’accettazione di un compromesso per “salvare il salvabile”, continuano a battersi per quella che Victor Serge definiva “l’evasione impossibile”. Essere consci che in questo mondo non c’è possibilità di evadere non è bastato a convincerli ad arrendersi.
I ribelli di cui ho voluto ricostruire la vicenda umana, prima ancora che “politica”, e soprattutto le imprese ignorate o mistificate dalla Storia- la maiuscola sottintende che sono sempre i vincitori a scriverla – , hanno in comune che sono sempre stati considerati eretici da quanti si ritenevano “veri rivoluzionari”, o comunque depositari della “linea giusta”, quella che avrebbe condotto alla presa del potere, con l’inevitabile deriva fratricida. Ma allora, perché ribellarsi, e magari partecipare a un’insurrezione “popolare”, se si è coscienti che – come amava ripetere l’irriducibile utopista Germàn List Arzubide – “La cosa peggiore che possa accadere a un rivoluzionario è vincere una rivoluzione”? Inutile cercare una risposta razionale, quando a rispondere possono essere soltanto il cuore e le viscere. Forse perché senza l’utopia – per dirla con Fabrizio De Andrè – saremmo orrendi “cinghiali laureati in matematica”, o perché vale la pena continuare a camminare verso l’orizzonte pur sapendo che è “irraggiungibile” come ci ricorda Eduardo Galeno, e questo non giustifica chi rimane seduto a osservare cinicamente il mondo, magari accontentandosi di credere che sia ” il migliore dei mondi possibili”.
I miei ribelli, quelli che ho sempre amato, non si sono rassegnati e non si sono arresi.

tratto da RIBELLI! di Pino Cacucci

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Trilobiti 174# La città dei ladri

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Il talento è un’amante dittatoriale e bellissima. Quando girate con lei, tutti vi guardano e vi invidiano. Ma bussa alla vostra porta alle ore più impensate, sparicsce per lunghi periodi di tempo e non ha alcuna pazienza con gli altri aspetti della vostra vita: moglie, figli, amici. Lei sarà la settimana più elettrizzante della vostra intera esistenza, ma sapete che un giorno vi lascerà per sempre. Una sera, quando è ormai sparita da anni, la vedrete tra le braccia di un uomo più giovane, e lei farà finta di non riconoscervi.

David Benioff – La città dei ladri

Trilobiti 172# il sonno degli ingiusti

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Abbiamo dormito il sonno del giusto uno vicino all’altra. Ci ho riflettuto sopra un bel po’ e credo che il signor Hamil abbia torto quando dice così. Io credo che sono gli ingiusti quelli che dormono meglio, perché se ne fregano, mentre i giusti non possono chiudere occhio e si fanno il sangue marcio per tutto. Se no non sarebbero giusti.

Romain Gary – La vita davanti a sé

Trilobiti 170# Provare qualcosa per la prima volta

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Provare qualcosa per la prima volta: un primo pallone, un viaggio in un paese straniero. Una bella, energica fornicazione con una donna nuova. Il primo guadagno o l’emozione di vincere per la prima volta forte al poker o alle corse.
L’eccitante sensazione di solitudine che si prova facendo l’autostop in autostrada, controvento, aspettando che qualcuno si fermi e ti offra un passaggio, magari per una città a tre miglia di lì, magari per una nuova amicizia, magari per la morte.
Il profondo piacere che sentivo quando finalmente avevo scritto un buon articolo, fatto una brillante analisi o battuto bene a baseball. L’entusiasmo per una nuova filosofia di vita. O una nuova casa. O il mio primo bambino.
Questo è quanto vogliamo dalla vita e ora… sembra tutto finito e nè lo Zen nè la psicoanalisi sembrano in grado di ridarmelo.

tratto da L’uomo dei dadi di Luke Rhinehart