Trilobiti 44#: Casino totale

“Dove andiamo?”
“Ad ascolatare Ferré, ti va?”
Da Hassan, al Bar des Maraìchers à la Plaine, niente raì, né reggae, né rock. Canzoni francesi, e quasi sempre Brel, Brassens e Ferré. L’arabo si divertiva a prendere i clienti in contropiede. “Salve stranieri” disse, vedendoci entrare.
Qui, eravamo tutti l’amico straniero. Qualsiasi fosse il colore della pelle, dei capelli o degli occhi. Hassan si era fatto una bella clientela di giovani, liceali e studenti. Quelli che saltano i corsi, soprattutto i più importanti. Parlavano del futuro del mondo davanti a una birra, poi, dopo le sette di sera, decidevano di ricostruirlo. Non serviva a niente, ma era bello farlo. Ferré cantava:

Non siamo santi.
Per la beatitudine abbiamo solo un Cinzano.
Poveri orfani,
preghiamo per abitudine il nostro Pernod.

Non sapevo cosa bere. Avevo saltato l’ora del pastis. Dopo un’occhiata alle bottiglie, decisi per un Glenmorangie. Pérol prese una birra.
“Sei mai venuto qui?”. Scosse la testa. Mi guardava come se fossi malato. Dovevo essere un caso grave. “Dovresti uscire più spesso. Vedi, Pérol, ogni tanto, la sera, dovremmo farci dei giri insieme. Per non perdere di vista la realtà. Capisci? La si perde di vista facilmente, e badabum, non si sa più dove si è lasciata l’anima. Nel reparto amici, Nel reparto donne. Lato cortile, lato cucina. Nella scatola delle scarpe. Il tempo di girarti, e ti sei perso nel cassetto in basso, quello degli attrezzi”.

Jean-Claude Izzo – Casino totale