Louder than love

Avete presente quando vi risuona nella testa e sulla bocca una canzone? E ve la portate avanti per qualche giorno, come se lei avesse scelto di farvi compagnia insinuandosi in voi senza chiedervi il permesso e voi glielo lasciate fare, la accogliete e le date forza.
La canzone che ho in testa in questi giorni è Hunger strike dei Temple of the dog.

E ricordo esattamente il momento in cui acquistai il cd contenente questo brano, ero a Roma in gita scolastica con la mia classe del liceo e al posto di comprare un souvenir, mi fiondai in un negozio di dischi che era per me ENORME, abituata ai bugigattoli dove di solito compro cd. Ero talmente entusiasta di questo acquisto, che non vedevo l’ora di tornare a casa per poterlo ascoltare nella penombra della mia stanza. Oggi verso l’ora di pranzo, un mio amico mi dice: è morto Chris Cornell.
Io sono rimasta basita. Lo so, muoiono continuamente persone, persone a cui noi teniamo e altre di cui non sappiamo nemmeno il nome, ma io questo nome lo conosco bene, perchè ho amato per anni la sua musica, la sua voce e quindi questa notizia è arrivata come una doccia fredda. Ho detto una parolaccia, farfugliato più che altro, perchè intanto le parole di hunger strike continuavano a risuonarmi dentro.
Fuori c’è il sole ma vi assicuro che questa giornata ha preso una brutta piega, non solo per questo evento, ma per altre cose intorno degne di nota. Cerco di non pensarci mentre un altro pezzo della mia vita si stacca, per non tornare più.
Buon viaggio Chris!

Altro che primavera

Mi viene da dire: altro che primavera!
Mi sono scelta un bel mese in cui nascere, eppure non c’è un risveglio in questo periodo, anzi, direi che c’è un freddo polare dalle parti del sentire.
Il passaggio dall’inverno alla primavera al posto di farmi rinascere, mi sta buttando giù a tutta velocità.
Metteteci il male del settimo giorno e ci sta.
Metteteci il male anche del sesto giorno aggiunto al settimo e ci sta.
Metteteci che ha ripreso l’epistassi.
Metteteci che mi sento fiacca da morire.
Metteteci pure che sono triste, scoglionata e che le persone intorno non stanno meglio di me.
E che quelle che stanno meglio di me, non le sopporto per più di due minuti.
Metteteci che l’adolescente di turno mi ha detto: E mangia un’emozione!
come per dire: aripigliate sorè!
Vi basta?
Meno male che ci sono i Nirvana.
Metteteci pure che quando morì Kurt Cobain, si è spento un pezzo di anima.
Buona serata!
mi tuffo in una tazza di latte freddo!

Sentire in Karma police

“For a minute there, I lost myself, I lost myself”

Chissà perché proprio oggi sei tornato a farmi visita in quel posto dentro.
E’ dura sapere di averti perso davvero, di non poter tornare indietro per cambiare gli errori, per cercare di non farci sorprendere da quel sentimento, nato quasi per gioco, senza volerlo.
Chissà se tu ci pensi ancora a me…
chissà cosa senti, se qualche volta ti manco, se dentro di te ancora c’è un angolo dove mi puoi nascondere, dove puoi venirmi a trovare, come facevi prima.
Mi mancano tante cose di te, dalla tua risata, al parlare fitto di noi, della musica, del tuo basso, i libri, i film e il sentire..il sentire.
Fuori oggi niente pioggia, una sola lacrima è venuta fuori insieme a questi ricordi.
Spero comunque che tu un giorno possa passarmi il resto dei capitoli di quell’audiolibro che hai creato.
Sarebbe bello poterne sentire la fine, raccontata dalla tua voce.
Sarò anche una pazza senza speranza, ma a volte il mio ipod tira fuori tra i brani casuali, proprio la tua voce che mi parla e che io non voglio dimenticare, come tutto il resto di te.

Ask

Stasera son corsa ad ascoltarla, perché è da oggi pomeriggio che mi risuona dentro, nonostante sia da tanto che non la ascoltavo, mi trasmette sempre uno stato d’animo positivo questa canzone, mi ricorda Kostas, la sua perenne tosse da fumatore incallito, quando lo vedevo arrivare lungo il viale con lo zaino in spalla e il sorriso aperto, e poi il Palarock, l’odore dell’appartamento a fianco che era un misto di tabacco e di stantio, ricordi appesi ai muri, nascosti sotto la carta da parati a fiori anni ’70, confidenze sui davanzali assolati, le miriadi di bottiglie vuote sulla credenza in cucina, le pile di riviste scientifiche, mucchi di dischi in vinile e la fretta di crescere, le ore passate a parlare, a capire, a conoscerci, a volerci bene. La tua barba rassicurante, il tono della tua voce che spesso risento in me quando ho bisogno di risalire e di scrollarmi di dosso gli abissi.
Certe canzoni si portano dentro i legami che abbiamo avuto e che ancora abbiamo con chi ci ha lasciato un pezzo di sé, contagiandoci di vita per rimanerci dentro, in luoghi senza tempo, dimensioni interiori che sopravvivono nonostante la vita ci corrode.
Buonanotte a chi è nei paraggi.
Marilù

#6 TRE DI TRE

Buona sera a tutti!
Lo so, la maggior parte di voi è immersa nel clima natalizio, sarà a qualche cena, oppure a giocare al mercante in fiera o in qualche posto nuovo, immerso in un nuovo viaggio, ma nonostante tutto questo, potevo privarvi della rubrica del giovedì? 🙂
Rispetterò comunque questo appuntamento e chissà se il mio socio corvobianco riuscirà a venire al nostro consueto appuntamento.
Il tema di oggi è: TRE CANZONI CHE HANNO FATTO DA COLONNA SONORA ALLA TUA VITA.
La mia vita è piena di musica, come forse la vita di ognuno di voi, quindi scelgo tre canzoni per me importanti, ma non sono le uniche, sono solo quelle che in questo momento ho ripescato dalla Lilùsoundtrack.

1) A FOREST dei Cure.
Perché i Cure sono il gruppo musicale che più di tutti gli altri ha abbracciato gli anni più belli e complicati della mia vita ed A forest risuona in una parte di me costantemente.

2) LA DONNA CANNONE di De Gregori, perché mi commuovo sempre ad ascoltarla. Parla della mia fragilità, del bisogno di amore, delle paure che ho sempre avuto e che ancora ora fanno parte di me, anche se hanno un volto diverso da quello che avevano in passato.

3) Lulù & Marlene dei Litfiba, questa parla da sola..non c’è bisogno di aggiungere altro.