La tua amica fra i castagni

L’oggetto della tua ultima mail era: alla mia amica fra i castagni, mi è piaciuta molto questa immagine, infatti oggi sono proprio lì, tra i castagni. L’autunno rimane la mia stagione preferita,  è per questo che quest’anno sono andata in ferie proprio in autunno. Adesso sono in ufficio, in un paese sulle montagne. La location di oggi è tutt’altro che il mare dei giorni scorsi,  ci sono monti dietro di me, alberi, castagni per la maggiore, mucche in pascolo. La particolarità del lavoro che sto facendo da un anno a questa parte è che non sono mai nello stesso posto, e quando le persone apprendono questa cosa, mi dicono: che bello, così non ti annoi di sicuro! Ecco, la mia reazione a questa affermazione è una testata immaginaria, una testata rompinaso, sento proprio lo schiocco e vedo il sangue a fiotti. Perchè mie cari amici ottimisti, (avrei un altro aggettivo sulla punta dei polpastrelli per definirvi, ma mi fermo per non urtare la vostra sensibilità), non avere una sede fissa di lavoro è stancante e stressante ad un livello inimmaginabile. Stamattina nonostante mi fossi svegliata alle 6:00, ho fatto tardi, al punto da non riuscire a trovare gli occhiali da vista, e pur di non perdere il treno, sono uscita senza. Solo che ora, dopo ore al pc e tra le scartoffie, mi sento come se avessi assunto un trip, vedo le lettere staccarsi e riagganciarsi a casaccio, diventano onde, stelle marine, rami spezzati e cardini di una porta. La sera che son tornata dall’Olanda, di cui se vorrete vi racconterò quando mi sarò riappropriata degli occhiali, ho visto un film: Sole cuore amore. Una storia tristissima. Parla di una donna che pur di lavorare, per poter mantenere la sua famiglia numerosa, visto che il marito era senza lavoro, accetta di lavorare in un bar lontanissimo da dove lei abitava, e visto che si muoveva coi mezzi pubblici, doveva partire la mattina all’alba e rientrava la sera tardi, alla fine della storia, muore su una panchina nella stazione di una metro, per il troppo stress e la troppa stanchezza, le viene un infarto. Lo so, se volevate vederlo, ora non lo vedrete di sicuro, visto che vi ho detto tutto. Il punto è che ultimamente penso spesso che farò la fine della protagonista di quel film, mi troveranno morta in qualche stazione ferroviaria o in stato confusionale in qualche vicolo del centro storico, quando non ricorderò più in che sede dovevo andare quel determinato giorno e dove è la strada di casa. Sto perdendo colpi alla grande, mi è capitato ben tre volte nel giro di poco tempo, di non scendere dal bus alla fermata a cui dovevo scendere, ma di accorgermi che il bus era andato avanti  per chilometri, solo quando all’improvviso ho visto che il paesaggio intorno mi era completamente sconosciuto. Ecco..sono sulla buona strada per interpretare la protagonista di quel film, non si sa mai, potrei sempre vincere il David di Donatello, almeno avrei un adone sul comodino a cui potermi rivolgere ogni volta che mi sento ugly Marilù.

il Fragile Settimo Giorno

Hey voi? se siete riusciti a trovare in questo schifo di mondo la possibilità di sopravvivere senza  adattarvi e senza scendere a compromessi, alzate il culo dalla poltrona e filate. Se invece come me siete ancora alla ricerca della giusta ubicazione, beh…statemi a sentire..

IMG_20171024_194342.jpg

Psicologia nel reparto biscotti del supermercato

Ieri mentre sceglievo i biscotti per la colazione ho intavolato una conversazione livello mattone di tufo bagnato sui testicoli, con la mia amica erborista.
Lei che ha un doppio nome, il cui primo inizia per A., era lì con me e voleva per forza farmi prendere dei biscotti ai frutti di bosco, che per quanto io ami i frutti di bosco, posso sinceramente dire che quando li mettono nei dolci, perdono tutto il loro fascino attrattivo e diventano per me come un lecca lecca al polistirolo, mi son persa, cosa volevo dirvi? ah sì, A. mi ha detto con tono perentorio: Sei tu la tua peggior nemica! Lo sai?
In effetti mi sono sentita un pò come quando quel frate nel film Non ci resta che piangere urla a Troisi: Ricordati che devi morire!
E Troisi risponde: va bene, ora me lo segno!

Ecco, io anche avrei voluto dirle che me lo sarei annotata. Ma poi ce n’è bisogno? Lo so già, ma vi capita mai che quando una cosa di cui eravate convinti, vi viene detta da qualcun altro, allora diventa VERA, vera davvero?
Ora a parte che il cassiere mi ha guardata come se fossi uscita da un’anguria in un campo innevato, perchè ogni volta che vado in quel determinato supermercato che è situato esattamente di fianco al negozio della mia amica erborista, mi capita di aspettare che lei chiuda il negozio e di fare un salto al supermercato a prendere qualche cibaria, solitamente per la colazione. Fosse per me, farei solo quella.
Fatto sta, che il cassiere ogni volta che vado lì, assiste sempre a conversazioni trascendentali tra me ed A. e questa cosa mi fa davvero sorridere.

Che te lo dico a fare

Oggi parlando con Gintoki, mi ha proprio citato questa frase e ci stava alla grande nel discorso che stava facendo e mi è venuta in mente una sfilza di volte in cui questa frase ci starebbe a pennello!
Inizio ora, ma penso che riprenderò questo post anche in futuro, futuro molto vicino.
Tra i momenti in cui potrei dire queste parole, mi viene in mente:
– il tipo che frequenti è di nuovo nella fase: follia andante, ed io: ma che te lo dico a fare!
oppure:
-ho perso una mattinata per andare dal gestore del gas e risolvere il casino che hanno fatto, ma l’ufficio è chiuso, ovviamente solo stamattina, ma che te lo dico a fare!
-Una delle mie migliori amiche mi dice che devo trovarmi un uomo e anche al più presto, perchè ormai sono vecchia, ma che te lo dico a fare!
-Ho i capelli che sembrano un cespuglio di more, ma che te lo dico a fare!
Dormo al massimo tre ore a notte, ma che te lo dico a fare!
-Ho smesso di prendere le benzodeazepine, perchè oltre a farmi dormire mi rallentavano qualsiasi processo mentale o sensazione o stimolo di qualsiasi gamma, ma che te lo dico a fare!
– Ho smesso di andare dal mio doc, perchè oltre al fatto di aver raggiunto una consapevolezza piena del disastro che ho dentro, sono consapevole anche che molto probabilmente le cose devono andare così e non le cambia lui o qualcun altro, ma vanno allo sfascio da sole, e che te lo dico a fare!
-La gente continua a dire un sacco di balle spaziali e tu continui a crederci, ma che te lo dico a fare!
-Mi hanno prenotato un aereo al posto del treno, pur sapendo che odio la trafila pre-volo, ma che te lo dico a fare!
-Nonostante non abbia più 15 anni, mi sento ancora in una fase adolescenziale in cui mi sento a disagio in questo mondo, fuori posto e a dirla tutta una disadattata totale, ma che te lo dico a fare!
– la maggior parte delle persone che frequento pensa che io sia felice, ma che te lo dico a fare!
Ho capito che potrei continuare all’infinito e che il mio sociogatto, o gattosocio ha messo in moto un meccanismo folle e aggiungo e che te lo dico a fare! Grazie Gin!

Il posto delle fragole

Non fatevi ingannare dal titolo del post, non voglio parlarvi del film di Ingmar Bergman, che se non avete visto, vi consiglio però di guardare. Ma il discorso che vi sto per raccontare, mi ha fatto pensare proprio a quel film, voi direte ma perchè? Non lo so,  ma la mente è complessa, fa dei giri strani, che neanche io riesco a spiegarmi, ma poi,  comunque conduce lei e da qualche parte ti porta, e a me mi ha portata proprio nel posto delle fragole.

L’altro giorno nel bel mezzo di un discorso in cui si parlava di libri, te ne sei uscita con: “Lo sai che ho trovato un posto molto bello dove andare a leggere in tranquillità? ”

Ed io: “dove?”

E tu: “al cimitero!” (e non posso purtroppo descrivervi a parole, l’entusiasmo con il quale mi ha fatto questa confidenza). Ma ha continuato dicendo: ” Ci sono delle panchine molto tranquille dove nessuno ti da fastidio, ci sono alberi intorno e c’è un silenzio (non ha detto tombale, ma io l’ho pensato, ingiustamente, ma l’ho pensato) “! Devi assolutamente andarci anche tu! Se vuoi, la prossima volta che ci vado, ti passo a prendere e ci andiamo insieme, ti va?”

Io non ho detto nulla,  ho solo fatto un cenno di assenso  con la testa ed un sorriso (almeno credo che quello fosse un sorriso), ma non ho aggiunto parole, forse,  perchè non c’era nulla da aggiungere. Ha detto tutto lei. Insomma, c’è solo da provare. E’ un pò come quando ti consigliano di andare in un locale dove fanno un mojito strepitoso, voi non ci andreste?

Io sì! E questa proposta l’ho presa come se mi avesse detto: andiamo al posto delle fragole?