Trilobiti 233# il Potere

“Il Potere è degradante per chi lo subisce, per chi lo esercita e per chi lo amministra! Il Potere è la lebbra del mondo!
E la faccia umana, che guarda in alto e dovrebbe rispecchiare lo splendore dei cieli, tutte le facce umane invece dalla prima all’ultima sono deturpate da una simile fisionomia lebbrosa!
Una pietra, un chilo di merda saranno sempre più rispettabili di un uomo, finché il genere umano sarà impestato dal Potere…”

Elsa Morante – La storia

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Trilobiti 232# Si deve essere leggeri

Prendete la vita con leggerezza, che leggerezza non è superficialità, ma planare sulle cose dall’alto, non avere macigni sul cuore…
La leggerezza per me si associa con la precisione e la determinazione, non con la vaghezza e l’abbandono al caso. Paul Valéry ha detto: Il faut être léger comme l’oiseau, et non comme la plume (Si deve essere leggeri come l’uccello che vola, e non come la piuma).

Italo Calvino – Lezioni americane

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Trilobiti 230# la deriva dei continenti

Uomini e donne cercano l’amore dell’Altro così da potersi lasciare alle spalle il vecchio sé, spaccato e logoro come una pelle di serpente dopo la muta, e tirarne fuori uno nuovo, pulito, lucente e scintillante di promesse e talenti mai avuti prima. Quando cerchi di conquistare l’amore di qualcuno che ti somiglia per sesso, carattere, cultura o tipo fisico, lo fai perchè ami proprio quegli aspetti di te, ma quando cerchi l’amore di qualcuno diverso da te, è di te stesso che vuoi liberarti.

Russel Banks – La deriva dei continenti

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Trilobiti 229# RIBELLI!

I ribelli che ho sempre amato sono inguaribili utopisti, animati da un’utopia con la minuscola:
non quella dei grandi ideali con cui cambiare il mondo e affermare la società perfetta – rischiando così di contribuire al peggiore degli incubi, cioè un sistema orwellianamente totalitario-, ma l’utopia dell’istintivo, insopprimibile bisogno di ribellarsi.
E anche quando la sconfitta appare ormai ineluttabile, quando la realtà vorrebbe imporre loro l’accettazione di un compromesso per “salvare il salvabile”, continuano a battersi per quella che Victor Serge definiva “l’evasione impossibile”. Essere consci che in questo mondo non c’è possibilità di evadere non è bastato a convincerli ad arrendersi.
I ribelli di cui ho voluto ricostruire la vicenda umana, prima ancora che “politica”, e soprattutto le imprese ignorate o mistificate dalla Storia- la maiuscola sottintende che sono sempre i vincitori a scriverla – , hanno in comune che sono sempre stati considerati eretici da quanti si ritenevano “veri rivoluzionari”, o comunque depositari della “linea giusta”, quella che avrebbe condotto alla presa del potere, con l’inevitabile deriva fratricida. Ma allora, perché ribellarsi, e magari partecipare a un’insurrezione “popolare”, se si è coscienti che – come amava ripetere l’irriducibile utopista Germàn List Arzubide – “La cosa peggiore che possa accadere a un rivoluzionario è vincere una rivoluzione”? Inutile cercare una risposta razionale, quando a rispondere possono essere soltanto il cuore e le viscere. Forse perché senza l’utopia – per dirla con Fabrizio De Andrè – saremmo orrendi “cinghiali laureati in matematica”, o perché vale la pena continuare a camminare verso l’orizzonte pur sapendo che è “irraggiungibile” come ci ricorda Eduardo Galeno, e questo non giustifica chi rimane seduto a osservare cinicamente il mondo, magari accontentandosi di credere che sia ” il migliore dei mondi possibili”.
I miei ribelli, quelli che ho sempre amato, non si sono rassegnati e non si sono arresi.

tratto da RIBELLI! di Pino Cacucci

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Trilobiti 228# La Linea d’ombra

Poi, quando la tovaglia venne sgomberata, narrai al capitano Giles tutta la storia, fin dal momento in cui avevo assunto il comando, con tutti i suoi aspetti professionali ed emotivi, mentre egli pazientemente fumava il grosso sigaro che gli avevo offerto.
Quindi osservò con pacata saggezza:
«Dovete avere addosso una stanchezza considerevole».
«No» risposi. «Non stanchezza. Vi dirò invece come mi sento, capitano Giles. Mi sento vecchio. E credo di esserlo. Tutti voi qua a terra mi sembrate un mucchio di giovincelli bizzosi che non hanno mai avuto preoccupazioni in vita loro».
Non sorrise. Il suo contegno era insopportabilmente esemplare. Dichiarò:
«Passerà. Ma sembrate più vecchio, questo è vero».
«Ahah» dissi.
«No, no. La verità è che nella vita non bisogna dare troppo peso a niente, né al bene né al male».
«La vita a media andatura» dissi con cattiveria. «Non tutti ne sono capaci».
«Tra poco sarete contento di riuscire ad andare avanti, anche solo a quell’andatura» replicò con la sua aria di consapevole virtù. «Poi c’è un’altra cosa: un uomo dovrebbe far fronte alla cattiva sorte, ai suoi errori, alla sua coscienza, e a questo genere di cose. Perbacco, con cos’altro c’è da combattere?».
Rimasi in silenzio. Non so cosa egli vedesse nel mio volto, ma bruscamente chiese:
«Perbacco, siete un pusillanime?».
«Lo sa solo Iddio, capitano Giles» fu la mia sincera risposta.
«Questo è giusto» disse con calma. «Tra poco imparerete a non essere un pusillanime. Un uomo deve imparare tutto, ed è questo che tanti di quei giovincelli non capiscono».

Joseph Conrad – La linea d’ombra

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Trilobiti 227# L’uomo in bilico

Mi sento come una sorta di bomba a mano cui sia stata tolta la spolletta. So che esploderò e continuo ad anticipare quel momento, con una disperazione devota che grida “Boom!”, ma sempre prematuramente.
In questo senso Goethe aveva ragione: una vita che continua vuol dire aspettative. La morte abolisce la scelta. Più la scelta è limitata, più vicina è la morte. La più grande crudeltà consiste nel …ridurre le aspettative senza eliminare del tutto la vita. Una condanna all’ergastolo è così. E questo vuol dire essere i cittadini in alcune nazioni. La soluzione migliore sarebbe vivere come se le normali aspettative non fossero state eliminate, non alla giornata, ciecamente. Ma questo richiede un’immensa padronanza di sé.

Saul Bellow – L’uomo in bilico –

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Trilobiti 226# mangia solo ciò che nuota

Un giorno, mentre gioca a golf, al povero Erning viene un infarto. All’ospedale, il dottore gli dice:
“Mr Isip, da ora in poi potrà mangiare soltanto cose che nuotano.”
Diverse settimane dopo, Erning non si presenta al secondo appuntamento. Il dottore, preoccupato, decide di andarlo a trovare a casa, visto che vivono entrambi a Valle Verde. Il dottore suona il campanello e una cameriera apre il cancello.
Cameriera: “Si, signore?”.
Dottore: “Dov’è Mr Isip?”.
Cameriera: “In piscina, signore”.
Dottore: “Benissimo! E cosa sta facendo?”.
Cameriera: “Sta insegnando al maiale a nuotare”.

Miguel Syjuco -Ilustrado-

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