Reflex blinks: Punti di Fuga

 

                     Invisibili prigioni tra-fugano incerte libertà

 

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REFLEX BLINK OCCURS IN RESPONSE TO AN EXTERNAL STIMULUS, SUCH AS CONTACT WITH THE CORNEA OR OBJECTS THAT APPEAR RAPIDLY IN FRONT OF THE EYE. A REFLEX BLINK IS NOT NECESSARILY A CONSCIOUS BLINK EITHER; HOWEVER IT DOES HAPPEN FASTER THAN A SPONTANEOUS BLINK.
PICS BY: CRISALIDE77 & ROSPO

 

 

Trilobiti 237# il tempo di essere liberi

…Perché quando compro qualcosa non la compro con i soldi, ma con il tempo della mia vita che è servito per guadagnarli.
E il tempo della vita è un bene nei confronti del quale bisogna essere avari. Bisogna conservarlo per le cose che ci piacciono e ci motivano. Questo tempo per se stessi io lo chiamo libertà.
E se vuoi essere libero devi essere sobrio nei consumi. L’alternativa è farti schiavizzare dal lavoro per permetterti consumi cospicui, che però ti tolgono il tempo per vivere.”

José Pepe Mujica

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Trilobiti 229# RIBELLI!

I ribelli che ho sempre amato sono inguaribili utopisti, animati da un’utopia con la minuscola:
non quella dei grandi ideali con cui cambiare il mondo e affermare la società perfetta – rischiando così di contribuire al peggiore degli incubi, cioè un sistema orwellianamente totalitario-, ma l’utopia dell’istintivo, insopprimibile bisogno di ribellarsi.
E anche quando la sconfitta appare ormai ineluttabile, quando la realtà vorrebbe imporre loro l’accettazione di un compromesso per “salvare il salvabile”, continuano a battersi per quella che Victor Serge definiva “l’evasione impossibile”. Essere consci che in questo mondo non c’è possibilità di evadere non è bastato a convincerli ad arrendersi.
I ribelli di cui ho voluto ricostruire la vicenda umana, prima ancora che “politica”, e soprattutto le imprese ignorate o mistificate dalla Storia- la maiuscola sottintende che sono sempre i vincitori a scriverla – , hanno in comune che sono sempre stati considerati eretici da quanti si ritenevano “veri rivoluzionari”, o comunque depositari della “linea giusta”, quella che avrebbe condotto alla presa del potere, con l’inevitabile deriva fratricida. Ma allora, perché ribellarsi, e magari partecipare a un’insurrezione “popolare”, se si è coscienti che – come amava ripetere l’irriducibile utopista Germàn List Arzubide – “La cosa peggiore che possa accadere a un rivoluzionario è vincere una rivoluzione”? Inutile cercare una risposta razionale, quando a rispondere possono essere soltanto il cuore e le viscere. Forse perché senza l’utopia – per dirla con Fabrizio De Andrè – saremmo orrendi “cinghiali laureati in matematica”, o perché vale la pena continuare a camminare verso l’orizzonte pur sapendo che è “irraggiungibile” come ci ricorda Eduardo Galeno, e questo non giustifica chi rimane seduto a osservare cinicamente il mondo, magari accontentandosi di credere che sia ” il migliore dei mondi possibili”.
I miei ribelli, quelli che ho sempre amato, non si sono rassegnati e non si sono arresi.

tratto da RIBELLI! di Pino Cacucci

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Trilobiti 223# Mistero di strada

“…Le dicevo che le masse muoiono per niente, anche se la loro morte, lo riconosco, li rende parte di una visione estetica che a volte la storia possiede. Pensi alle migliaia di persone che morirono a Barcellona per difendere la causa repubblicana. Cos’hanno ottenuto? Una monarchia, il che in fondo era un grande trionfo, dopo quarant’anni di dittatura. Ma questa monarchia, con grande sensibilità sociale, non li aiuta nemmeno a cercare i loro morti. E’ riuscita, certo, a far sì che le masse ottenessero una seconda vittoria: i cosiddetti governi di sinistra. Però, amico mio, il primo governo di sinistra comprese anche che c’era un mercato – naturalmente, superiore a lui – e stracciò le norme sacrosante della sicurezza sul lavoro pur di non perdere il mercato. Il secondo governo di sinistra, schiavo di multinazionali, ha ridotto i costi di licenziamento per le aziende. Mi dica lei che cazzo ci hanno guadagnato i morti. Gli unici ad avere ragione sono i realisti, come me, per esempio. Vede: io pensai tanto tempo fa che una seconda morte non mi sarebbe costata nulla, e in effetti non mi è costata nulla. D’altra parte, non vedo quali libertà individuali abbiano ottenuto le masse. Le loro libertà individuali sono zero, nessuna”.
Escolano lo guardava senza riuscire a capire.
“No, non mi guardi così, e rifletta su quanto ha perduto. Ha ottenuto qualcosa, come per esempio i matrimoni tra omosessuali, ma non credo che lei, dopo la separazione da sua moglie, abbia intenzione di sposarsi con un uomo. Ha perso il diritto di fumare. Cazzo, pure quello di fumare. Ha perso il diritto di parlare per strada con una prostituta, anche se solo per dirle che ora è. Per non parlare della povera prostituta, figlia del popolo redento, che dovrà comunicare con i clienti attraverso l’alfabeto Morse.
Come cittadino pacifico, avrà una serie di limiti che nemmeno la dittatura le imponeva. I veri dittatori sono coloro che impongono i regolamenti, glielo dico io, ma contro di loro non si fanno le rivoluzioni. Al contrario, a volte li si applaude e, naturalmente, li si paga”.

Tratto da Mistero di strada di Francisco Gonzàles Ledesma

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30 Giorni di film – Giorno Quindici

Son già passate due settimane da quando è iniziata questa carrellata cinematografica e devo dire che ci sto provando gusto.

GIORNO QUINDICI – UN FILM AL QUALE VORRESTI SOMIGLIASSE LA TUA VITA

Su questo film non ho dubbi, è sicuramente: INTO THE WILD.
Possibilmente cambierei il finale, perché non vorrei morire così giovane :-), ma per il resto è stato un viaggio meraviglioso, uno spogliarsi delle cose inutili, guardarsi dentro davvero, avere a che fare con se stessi negli strati più profondi del proprio essere, nella più dura delle solitudini, essere liberi dentro e fuori e godere della natura nelle sue forme più vere.
Film del 2007, scritto e diretto da Sean Penn, che tra l’altro è un attore che io adoro.
Il film è tratto dal romanzo di Jon Krakauer che racconta la vera storia di Christopher McCandless, che era un giovane proveniente dal West Virginia che subito dopo la laurea abbandona la famiglia e intraprende un lungo viaggio di due anni attraverso gli Stati Uniti, fino a raggiungere le terre sconfinate dell’Alaska.
Stupendi paesaggi, meravigliosa colonna sonora di Eddie Vedder.
Non aggiungo altro, non credo ce ne sia bisogno.

+into the wild