Diario di un’aspirante suicida

Il tempo metereologico di oggi è lo specchio perfetto di quel che sento. Luce senza luce, freddo autunnale, terra bagnata da pioggia passata, le foglie sugli alberi ondeggiano sapendo che tra non molto gli toccherà morire, per poi rinascere ancora, sempre che qualche buon intenzionato non abbia abbattuto l’albero che le accoglieva o non abbia deciso, per qualche ignota ragione, di recidere i rami dove un tempo  le foglie danzavano. L’albero di noci è lì, che mi guarda e mi rimprovera, perchè lui sa.

Muto spettatore della mia vita, rimane lì immobile negli anni, mi vede crescere, andare via e tornare, mi vede sbagliare, piangere e morire, mi vede affannarmi per un pezzetto di vita serena, solo un piccolo pezzo, mi basterebbe, se non fosse che c’è qualcosa che non riesco ancora a comprendere, io sento che c’è qualcosa che non funziona. E mi sento a disagio.  E sì, che ancora sbaglio a soffermarmi su queste cose, e sì, che imparo e dimentico, inciampo e zoppico e mi fermo nel mio altroquando, e mi perdo. Ma è proprio così importante ritrovarsi? Per poi fare cosa? Per poi andare dove? Per poi stare in quale maledetto o benedetto modo?

Non so rispondere, se qualcuno si soffermasse a guardarmi in questo periodo, scorgerebbe qualche indizio inquietante, forse. Ma nessuno si sofferma, lo faccio ora io.

Sto leggendo i diari di due donne che si son suicidate. Punto zero.

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Reflex Blinks: Libri

 

 

 

 

Defunti ceppi incartano umane follie

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REFLEX BLINK OCCURS IN RESPONSE TO AN EXTERNAL STIMULUS, SUCH AS CONTACT WITH THE CORNEA OR OBJECTS THAT APPEAR RAPIDLY IN FRONT OF THE EYE. A REFLEX BLINK IS NOT NECESSARILY A CONSCIOUS BLINK EITHER; HOWEVER IT DOES HAPPEN FASTER THAN A SPONTANEOUS BLINK.
PICS BY: CRISALIDE77 & ROSPO

 

 

Dubbio

“Se non lui, chi?, si chiese il Dubbio.
A chi altri poteva andare a raccontare quello che era
successo, quello che aveva visto, quello che…
Lui solo.
Ma dormiva, la finestra di casa sua era buia.
Per forza, così a occhio saranno state le tre,
tre e mezza.
Tuttavia il Dubbio sentì che non poteva fare altrimenti.
Scrutò per bene la fila di campanelli.
Poi presa la mira, calcò l’indice destro sul bottone
e udì in sottofondo il dlin dlon del citofono
che avrebbe svegliato il dottor Lonati.”

Tratto da Viva più che mai di Andrea Vitali
Trilobiti #255

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Il posto delle fragole

Non fatevi ingannare dal titolo del post, non voglio parlarvi del film di Ingmar Bergman, che se non avete visto, vi consiglio però di guardare. Ma il discorso che vi sto per raccontare, mi ha fatto pensare proprio a quel film, voi direte ma perchè? Non lo so,  ma la mente è complessa, fa dei giri strani, che neanche io riesco a spiegarmi, ma poi,  comunque conduce lei e da qualche parte ti porta, e a me mi ha portata proprio nel posto delle fragole.

L’altro giorno nel bel mezzo di un discorso in cui si parlava di libri, te ne sei uscita con: “Lo sai che ho trovato un posto molto bello dove andare a leggere in tranquillità? ”

Ed io: “dove?”

E tu: “al cimitero!” (e non posso purtroppo descrivervi a parole, l’entusiasmo con il quale mi ha fatto questa confidenza). Ma ha continuato dicendo: ” Ci sono delle panchine molto tranquille dove nessuno ti da fastidio, ci sono alberi intorno e c’è un silenzio (non ha detto tombale, ma io l’ho pensato, ingiustamente, ma l’ho pensato) “! Devi assolutamente andarci anche tu! Se vuoi, la prossima volta che ci vado, ti passo a prendere e ci andiamo insieme, ti va?”

Io non ho detto nulla,  ho solo fatto un cenno di assenso  con la testa ed un sorriso (almeno credo che quello fosse un sorriso), ma non ho aggiunto parole, forse,  perchè non c’era nulla da aggiungere. Ha detto tutto lei. Insomma, c’è solo da provare. E’ un pò come quando ti consigliano di andare in un locale dove fanno un mojito strepitoso, voi non ci andreste?

Io sì! E questa proposta l’ho presa come se mi avesse detto: andiamo al posto delle fragole?

 

Rapacità e follia

“Perchè arriva il momento, Michael”, e qui si chinò
innanzi puntadogli addosso la siringa, “arriva il
momento in cui rapacità e follia diventano praticamente
indistinguibili l’una dall’altra.
Si potrebbe quasi dire che diventano una e una sola cosa.
E poi arriva un altro momento in cui anche tollerare la
rapacità, e viverci fianco a fianco, o addirittura
prendersene carico, diventa una sorta di follia.”

tratto da La famiglia di Winshaw di Jonathan Coe

Trilobiti #254

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