Frame of Mind

Mercoledì che trasuda riflessioni. In questo periodo ho difficoltà a farmi capire dagli altri. La comunicazione è diventata un terreno impervio per me. Rimango in silenzio, per molto tempo, perchè non credo di essere capita quando parlo e neanche quando scrivo. Cerco di raccogliere dei sassolini levigati durante il percorso, per non dimenticarmi che in realtà tutto passa, forse anche le persone e lo strappo che hanno causato alla nostra anima. Cerco sempre di essere me con gli altri, ma il più delle volte credo che agli altri non frega un’emerita cippa di avere un qualsiasi rapporto o legame con la sottoscritta e credo che se accettassi questa cosa, starei molto meglio. Mi sembra sempre di non essere compresa o di essere fraintesa. Ritorna il problema di dover mantenere un profilo basso, ma in realtà non so proprio cosa voglia dire. Sono troppo e troppe cose tutte insieme. Ma che cazzo vuol dire? Io sono così, e molto probabilmente ho un carattere di merda. Cerco di rimanere fedele a me stessa, per quel che di me rimane. L’essenza, forse. Con gli anni, le tormente e i vari crolli interiori hanno fatto sì che rimanesse intatta solo una parte, piccola e fiammeggiante. Il resto è andato a farsi fottere con i rapporti logoranti, a cui io ho dato molto carburante. Avrei dovuto fermarmi quando sentivo lo scricchiolio e non arrivare al disfacimento totale. Invece non mi fermo mai, sono una sorta di kamikaze, credo sempre che le cose possano mettersi per il meglio, come quella volta che lui è tornato e pensavo fosse tornato per me, non per redimersi e trovare se stesso e fare pace con la sua coscienza del cazzo. Perchè poi mentre tu sei stato disintegrato, gli altri fanno i cazzi loro e vanno avanti come caterpillar nella loro splendida vita e tu rimani come un luogo di passaggio a cui han fatto sosta per pisciare. Certa gente neanche lo immagina il danno che fa agli altri. Pensano che magari son stati buoni e ti hanno fatto del bene per anni e su quel “bene” possono poi camparci anche dopo per tutta la loro esistenza, ma tu intanto sei fottuto, perchè hai iniziato a dubitare anche di quello che sei, visto che poi, se sei te e vuoi bene come tu sai fare, il prezzo che paghi è il disastro. Gli errori li commettiamo tutti, io per prima, sono una campionessa di reazioni a cazzo e di chiusure blindate. Ma poi cerco sempre il meglio, perchè sono sempre convinta che ci sia un meglio, anche nelle persone più buie. Adesso sono stanca. Avrei voglia di stare sdraiata su un prato con lo sguardo all’insù e non sentire il peso che invece mi porta in basso. Avrei voglia di piangere senza dover spiegare perchè sto piangendo, ma liberarmi un poco, slegare quei nodi che mi inchiodano. Ho scritto troppe parolacce in questo post e mi scuso. Non lo rileggo ma so che è così. Sono arrabbiata con me. Tanto per cambiare. Vorrei potermela prendere qualche volta con qualcun altro e non sempre con me, ma poi mi rendo conto che gli errori sono i miei e che anche quando voglio bene a qualcuno, è una mia scelta o è solo una scelta del mio cuore, e quindi il problema rimane mio. Potrei fare come fanno in tanti, rimanere a debita distanza e non permettere al cuore di affezionarsi. Potrei rimanere nel mio piccolo angolo e smetterla di parlare, di dare, di capire, di accogliere.

Devo solo imparare a farlo. E’ una parola, però riuscirci davvero.

Buon mercoledì a tutti.

Il Vocaboletano -20#- Pucundrìa

Buonasera linguisti! Siamo già arrivati alla ventesima parola di vocaboletano! Non potevo non farvi conoscere questo nuovo termine che è: a’ pucundrìa! per la traccia audio cliccate quì.
Veniamo al significato! Son certa che state pensando che il significato sia IPOCONDRIA, poichè la pronuncia è quasi simile al nostro termine ipocondria, ma in realtà vuol dire tutt’altra cosa.
Se si dice di qualcuno che “ten’ a’ pucundrìa”, vuol dire che sta soffrendo di una forte nostalgia, che è affatto da un senso di malinconia, che non può essere neanche definito tale, un misto di tristezza, che non è solo tristezza, di noia, di insoddisfazione, di mal di vivere, di solitudine, metteteci dentro tutti questi aspetti e viene fuori ‘a pucundrìa.
Io stessa l’ho provata molte volte, uno stato d’animo senza contorni, ma molto, molto profondo.
Pino Daniele ha scritto una canzone sulla pucundrìa.

Appocundria me scoppia / ogne minuto mpietto /pecché passanno forte / haje sconcecato ‘o lietto /appocundria ‘e chi è sazio / e dice ca è diuno /appocundria ‘e nisciuno… / Appocundria ‘e nisciuno.” Per sentire l’audio cliccate quì.
Qualcuno per spiegare questo vocabolo, lo ha accostato alla Saudade portoghese o alla Sehnsucht tedesca, ma a’ pucundrìa, rimane pucundrìa, e forse a spiegarla le si vogliono disegnare quei contorni che in realtà non ha, e proprio non avendoli la fanno essere quella che è: pucundrìa e basta!