Mare dentro

ma mere

E’ lo specchio del mio dentro di questo periodo. Agitato, sommerso, risucchiante, tempestoso. E tu che pensavi che il mare non mi piacesse…quante cose non hai conosciuto di me. Adesso ci passo quasi ogni giorno a salutarlo il mare, come un amico lontano, che si ritrae e poi avanza, dispettoso e inaspettato, sempre diverso, non è mai lo stesso, mai. Un pò come siamo noi umani, sempre diversi da come ci vedono gli altri, a volte irriconoscibili anche a noi stessi. Come la me di adesso.

 

 

Duro al banco e pareciate al colpo

Lui che remava fra Zante e Malamoco
mani piagate e lo sguardo distante
lei che sfioriva con poco per poco
persi i profumi del mar di levante

Ricorda quei sorrisi e frasi argute
voci lievi scivolano sulle onde
brusche parole -non sono mai mute-
travolgono i giudizi sulle bionde

E quello che dice è quasi sussurro
un filo di fumo smarrito nel vento
un antico prete vestito d’azzurro
lasciato solo a morire in convento
.

“duro al banco e pareciate al colpo” era un avvertimento dato ai rematori delle galere veneziane nel 16° secolo, per prepararli all’urto dello speronamento di un’altra nave.

duro al banco = rimani saldo al banco (di voga)

pareciate al colpo = preparati all’urto

Oggi è rimasto come modo per dire “tieni botta, non mollare”

G.M.Z.

Dell’estate, degli zoster e di Beckett

Il caldo di questi giorni non solo è sfiancante, ma mi fa vedere anche gli altri sotto una luce diversa. La gente in ogni dove, si lamenta del caldo. Lo faccio anche io, ma io l’ho sempre fatto, anche d’inverno, dico sempre che non voglio che arrivi l’estate. Quindi anche se vado controcorrente (perchè guai a dire ad alta voce che odi l’estate), un minimo di coerenza ce l’ ho, anche se a questo punto, non è che serva ad una cippa. Lo so, dovrei trasferirmi in un paese freddo e invece vivo al sud, cazzarola e mi sento pure dire da alcuni, ma che bello vivi vicino al mare? Sì, ma io al mare non ci vado, ma non per il mare, ma per la gente (quella ormai non la sopporto da nessuna parte, figuriamoci in un fazzoletto di sabbia) e soprattutto, perchè non sopporto il sole.  E il tipo nella sua bottega da restauratore, mi ha guardata stupito: ma come? ti vedo accaldata anche se sei venuta in scooter?  E bè, se devi metterti il casco, direi che è molto peggio andare in scooter che in auto, non mi capitava da anni che le gocce di sudore mi finivano negli occhi oscurandomi la vista, con la loro salinità, grazie al casco. Ho anche pensato di non indossarlo affatto e di beccarmi qualsiasi multa o testa rotta che possa arrivare da questo. Ma si può? Poi c’è questa rabbia che si insinua tra la gente e vedi che basta un nonnulla per far uscire lo zoster che è in ognuno di noi.  Eppure qualcuno ancora dice che l’estate è bella! Ma bello cosa? se non fai un cazzo dalla mattina alla sera e non devi lavorare forse puoi azzardarti a pronunciare questa frase. Altrimenti tra zanzare, le cui punture sembrano delle pustole della peste bubbonica, e l’insofferenza che si prova a non dormire di notte o a dormire male, perchè si boccheggia, e poi il giorno dopo, devi pure lavorare ed essere lucido, mettici pure che devi cambiarti non so quante volte in un giorno e che dopo aver fatto la doccia nel mentre che ti asciughi i capelli, sei già di nuovo zuppo e dovresti rifarti la doccia! Vogliamo trovare delle note positive? Che la gente non c’è. Che sicuramente ci sono svuotamenti di città e di paesuoli come il mio, e questo è un bene. Non sopporto più la maggior parte della gente. E soprattutto gli automobilisti. Ci sono auto ovunque. Questo sapete cosa vuol dire? che il grado di civiltà è andato a farsi fottere alla grande. La gente non fa manco due passi a piedi e per quanto riguarda i mezzi di trasporto. Vabbè, posso ben dire che funzionano meglio in Fantasilandia!  Sicuro! waiting for Godot è stato scritto anche perchè Beckett aveva previsto tutto questo. E io prevedo grandi peggioramenti nei prossimi anni, semmai ci sarò per vederli.