Marilù

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Alcune barche restano nel porto per paura
che le correnti le trascinino via, altre arrugginiscono in porto senza aver mai acceso il motore, il loro viaggio è finito ancora prima di iniziare.
Poi c’è Marilù una barca salpata da un porto che non conosciamo, diretta a un porto che ignoriamo, sembra una piccola barca qualunque ma in lei dimora un invito rivolto a tutti quelli che hanno la fortuna di incrociarla: navigate senza paura nel mare della vita!
Cristian

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Ευχαριστώ (Efharisto)

Il più delle volte quando mi parli, non ho la benchè minima idea di cosa tu stia dicendo, ma ti sorrido, e non lo faccio per farti capire che ho fatto un corso serale di greco moderno nel frattempo, e che quindi sto capendo ogni tua parola, ma ti sorrido, perchè penso sia poco gentile strabuzzare gli occhi ogni volta che apri bocca, e allora indosso uno dei pochi sorrisi rimasti incastrati in qualche versione precedente di me, e spero soltanto che quando ti dico grazie, non ti stia ringraziando di mandarmi affanculo, anche se è lì che generalmente vorrei andare.

Senza sangue

Oggi è successa una cosa strana. Non si dovrebbe mai mischiare il lavoro con quello che si ha dentro. C’è una donna che viene da me per imparare l’inglese. Ormai è un anno che ci vediamo regolarmente ogni mercoledì. Stamattina è la prima volta che mi ha chiesto: sei innamorata?  La prima cosa che ho pensato, è stata, ma proprio ora me lo chiede? Ecco. Sinceramente non le ho mai parlato di me. Della mia vita privata. ed oggi se n’è uscita con questa domanda. Ed io cosa ho risposto? Non ho avuto tempo per mettere la maschera. Non ho avuto tempo e neanche mi è balenato per la testa di farlo. Perché mai? da cosa dobbiamo difenderci? dall’amore che proviamo? dal fatto che gli altri sappiano che lo proviamo? da quello che non riceviamo dagli altri? Da cosa? Fanculo, le ho risposto senza esitazione: SI’.

E lei mi ha chiesto giustamente, di chi..che storia avessi e tutto il resto. Ora se vi dicessi che ho vuotato il sacco, voi cosa pensereste? Miss anima blindata sta perdendo colpi. Ne parla addirittura con un’alunna. E va bene, confesso. Le ho detto tutto. E la sua reazione è stata inaspettata. Sapete cosa mi ha detto? “Io non pensavo fossi così FORTE”. Forte io? perché non ho dato testate nel muro e non mi sono data fuoco? perché per mesi non ho detto parola di questa storia a nessuno?  Questa è la mia forza? Essermi persa. Ma come mi vedono gli altri? e come diavolo sono davvero io? Ma questa chiusura a tripla mandata è stata una cosa buona? quando poi è bastato un singolo gesto per far crollare tutto. Non che avessi certezze. Non che avessi un percorso prestabilito. Il mio unico andare è stato.: Svegliati la mattina, lavora, fai le cose che devi fare, ritagliati il tempo per piangere ed urlare da sola, tra una cosa e l’altra, e poi ritorna ad essere operativa, abbraccia la finzione e fai credere al mondo che è tutto a posto. Che sei ancora umana, viva, vibrante, che hai ancora un sacco da dare agli altri, tante cose da fare e da vivere. Certo. Questo è stato il mio unico piano di reazione al disastro. Piano fallimentare, visto che oggi mi sono resa conto che sono davvero un’ottima attrice, ma che dentro son sempre piena di macerie. Ma che persona sono adesso? Dio solo sa quanto io sia stanca. Di non dormire. Di non riuscire a sciogliere questo nodo che mi soffoca. Di ostinarmi a non essere più me. E la frase ricorrente è stata: devi pensare a te, salvaguardare te. Ma quale me? cosa è rimasto di me da poter ancora lottare per salvarlo? Non mi conoscono gli altri perché in realtà, non mi conosco io. A volte penso che non si possono salvare tutte le persone. Che anche se auspichiamo ad un mondo fatto di ” tutti vissero felici e contenti”, la realtà è ben altra cosa. Ci sono persone che non si salvano. Anche se ci sono mani tese per aiutarle. A volte l’unico aiuto che vorremmo, lo desideriamo da chi ci ha buttato di sotto. Mi viene in mente Senza sangue di Baricco: Capiva solo che nulla è più forte di quell’istinto a tornare dove ci hanno spezzato, e a replicare quell’istante per anni.
Solo pensando che chi ci ha salvati una volta lo possa poi fare per sempre.
In un lungo inferno identico a quello da cui veniamo.
Ma d’improvviso clemente.
E senza sangue.

Visto che non riesco più a leggere, ho il blocco della lettrice, temo che tra non molto sarò a corto di citazioni. Buon pomeriggio a chi è passato di qui.

 

Dicono di me

Sentirsi dire: “sei arida e non dai nulla agli altri”, dovrebbe ferirmi? scuotermi? Farmi prendere coscienza del fatto che sto scivolando via, da qualche parte che neanche conosco.

Dovrebbe,  sì, ma non accade.

I dati continuano a viaggiare veloci, ma non arrivano da nessuna parte. Penso proprio tu abbia ragione a dirmi queste cose. Non sono mai stata dolce con me, e in questo periodo lo sono ancor meno. Penso al mio amico che piange al telefono e mi dice che sta male. Penso a me che lo sento, lo sento forte il male ma non riesco a dirlo. Penso al fatto che qualcuno mi ha detto, di piangere, tanto poi ti senti meglio. Di sfogarmi con qualcuno. La mia buddità mi ha spinto a rimanere in silenzio per mesi, rincucciata in questo sentire senza aria. Poi per forza di cose è uscito fuori tutto. Risultato: mi sento peggio di prima. Gli altri oltre ad ascoltare, non sanno cosa fare, cosa dirmi. Alcuni addirittura scappano via. Da me, da quel che sono. Qualcuno ancora resiste, ancora c’è,  sì..ma io no. Io non ci sono. Per questo per mesi non ho più scritto qui,  perché mi sento patetica anche solo a pensarle certe cose, perché penso poi che piangersi addosso non cambia un cazzo di niente,  non scrivo qui, ma non scrivo più in assoluto da nessuna parte, non leggo più, non riesco a guardare un film fino alla fine, non accendo più lo stereo. Nulla. Mi chiedo chi io sia adesso. Chi io sia diventata. Quanto un dolore possa spegnere una persona, quanto la possa trasfigurare nell’anima. Quanto son stata presuntuosa e stupida a pensare di conoscere me e addirittura un’altra persona oltre me. Prima ero convinta di conoscere due cose. Ora non conosco neppure quelle due. Mesi fa ho pensato di chiudere il blog, di salutare tutti e ringraziare chi c’è stato, chi ha detto una parola, ha condiviso, commentato. Ho pensato di farlo, ma non l’ho fatto, eppure forse sarebbe la cosa giusta. Visto i risultati di questo post. Devo chiedere scusa a tante persone, per come sono adesso, per come mi sento.  Come se riaccendersi alla vita, fosse semplice come premere un pulsante. Così non è. Purtroppo.