Reflex blinks: Rullo di tamburi

 

 

 

 Aspiranti monaci tendono inaspettati timpani

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REFLEX BLINK OCCURS IN RESPONSE TO AN EXTERNAL STIMULUS, SUCH AS CONTACT WITH THE CORNEA OR OBJECTS THAT APPEAR RAPIDLY IN FRONT OF THE EYE. A REFLEX BLINK IS NOT NECESSARILY A CONSCIOUS BLINK EITHER; HOWEVER IT DOES HAPPEN FASTER THAN A SPONTANEOUS BLINK.

Pics by Crisalide77 & Rospo

 

 

 

 

 

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Reflex blinks: scritte

Indelebili tratti de-scrivono umane vicende

REFLEX BLINK OCCURS IN RESPONSE TO AN EXTERNAL STIMULUS, SUCH AS CONTACT WITH THE CORNEA OR OBJECTS THAT APPEAR RAPIDLY IN FRONT OF THE EYE. A REFLEX BLINK IS NOT NECESSARILY A CONSCIOUS BLINK EITHER; HOWEVER IT DOES HAPPEN FASTER THAN A SPONTANEOUS BLINK.

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Reflex blinks: Occhi

Sonnolenti battiti di ciglia racchiudono fragili esistenze

 

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Quello che non c’è

Non so se vi è mai capitato di credere in qualcosa, in qualcuno e di scoprire dopo tempo, che non avevate capito un bel niente. E di ritrovarvi a guardare ad una persona, a dei fatti, ad un vissuto, ad un sentimento e sentirvi dei perfetti idioti senza speranza. Perchè quella persona non era affatto quella che vi aveva fatto credere di essere (per anni). Che quel che provava non esisteva e che quindi forse mai era esistito (forse, ma ormai non so più nulla). Ci son persone che non pensano alle conseguenze delle loro azioni, ma che vanno avanti come dei caterpillar e non si interessano minimamente se con le loro azioni, con le bugie, con le omissioni, con le vigliaccate ti stanno distruggendo, facendo letteralmente a pezzi. Perchè quello che so io è che il disgregamento di qualcuno parte proprio da dentro, uno ti punta al cuore e spara. Se forse si è reso conto di non aver preso bene la mira, allora ritorna indietro e ritenta, corregge il tiro e stavolta ci riesce. Bum!
Ti fa fuori e si lancia con trepidazione in una nuova vita, dove tu non esisti più, nel caso ve lo foste dimenticati, io sono morta. E no, devo ammettere che alcuni proprio non ci pensano al fatto che il loro agire vuol dire distruggere la vita di qualcun altro. Ma in fondo che se ne fregano? tanto loro stanno vivendo adesso il loro momento splendido, e neanche ci pensano al fatto che hanno ucciso qualcuno. Se ci penso oggi e ci ripenso domani, il risultato non cambia, i fatti sono fatti e il nastro non si può riavvolgere. Forse se fossi stata più attenta, meno partecipe, meno coinvolta, meno Marilù, forse a quest’ora non sarei morta. Ma questo non è un film, è vita vera ed io non sono brava a prevedere a manipolare, a fare la stratega. E soprattutto non sono brava a non essere me. Sono come sono e adesso anche se non sono, so di poter dire ad alta voce: vaffanculo! A tutti quelli che non ci pensano prima di sparare.

Sono morta e lo so.

Oggi non mi capisco, ho uno di quegli stati d’animo che danno fastidio principalmente a me, ma forse anche alle persone che mi sfiorano, e nel momento in cui ne sento l’odore, so già che è tardi. Che è arrivato e che non posso fare altro che arrendermi ad esso. Piegarmi.
Non capisco le persone. Credevo di aver capito qualcosa, ma ogni giorno la vita mi ricorda che non ho capito un cazzo di niente.
E se devo dirla tutta,non me la passo tanto bene. Ma mi ripeto: fai finta che va tutto bene.
Ma che senso ha tutto questo? Per chi? Per cosa?
Visto che bene non va ed è già tanto tempo che è così. Posso dirvi il giorno esatto in cui sono morta. Posso dirvi l’ora, che luce c’era intorno a me, le persone che ho intravisto un attimo prima di schiantare. Me lo ricordo bene il giorno in cui sono morta. E non riesco a scrollarmi da dentro nessuna sfumatura di quel giorno.
Ricordo ogni particolare di quella giornata, nei minimi dettagli. E ricordo che quando avevo 16 anni in una delle tante conversazioni col mio padre spirituale, lui di punto in bianco mi chiese: hai mai ucciso qualcuno? Ed io stavo guardando fuori dalla finestra, guardavo nel cortile un gruppo di ragazzi che giocava a palla a volo e a queste parole, mi ridestai di colpo e gli risposi: credo di no.
E lui mi guardò con sguardo serio e mi disse: puoi uccidere qualcuno anche nell’anima, non si uccide solo eliminando il corpo.
All’epoca queste parole rimasero ferme lì, in quell’aula del terzo piano, appoggiate a quel banco baciato dal sole e a quella ragazza che ancora non sapeva cosa sarebbe accaduto dopo e che a distanza di tempo, quelle parole avrebbero avuto un senso, sarebbero diventate carne. La mia. E che si può uccidere sì. Ma si può anche essere uccisi. Da un insospettabile.
Ma può succedere ve lo assicuro. E quando succede non si può fare nulla, se non accettare di non esserci più e di essere diventati qualcos altro, qualcun altro.
Forse.

Nel mio povero sangue qualche volta

Nel mio povero sangue qualche volta
fermentano gli oscuri desideri.

Vado per la città solo, la notte;
e l’odore dei fondaci, al ricordo,
vince l’odor dell’erba sotto il sole.

Rasento le miriadi degli esseri
sigillati in se stessi come tombe.
E batto a porte sconosciute; salgo
scale consunte da generazioni.
La femmina che aspetta sulla soglia
l’ubriaco che rece contro il muro
guardo con occhi di fraternità.
E certe volte subito trasalgono,
nell’andito malcerto in capo a cui
occhi di sangue paiono i fanali,
le mie nari che fiutano il Delitto.

Mi cresce dentro l’ansia di morire
senza avere il godibile goduto
senza avere il soffribile sofferto.

La volontà mi prende di gettare
come un ingombro inutile il mio nome.
Con a compagna la Perdizione
a cuor leggero andarmene pel mondo.

tratto dalla raccolta poetica Pianissimo di Camillo Sbarbaro

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Trilobiti #250