Un saluto all’uomo che mi regalò una rosa

Ieri è morto il mio vicino di casa. Colui che mi regalò quella rosa rossa un giorno che stavo passando davanti casa sua.

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Non lo vedevo da tanto, era ormai allettato da qualche anno. L’ho rivisto ieri, sul letto quando ormai c’era solo il suo corpo e l’anima era già volata via. Ho visto però sua moglie in questi anni e dall’espressione del suo viso capivo che le cose non stavano andando bene. Vivere nel quartiere dove sono nata mi porta a ricordare tanti aneddoti che mi legano alle famiglie dei miei vicini di casa. E poi ci lega tutti il periodo del terremoto del 1980, quando abbiamo vissuto nello stesso capannone per mesi. Quando ero piccola giocavo sempre nella strada davanti casa, ero quella bimba con le ginocchia sempre sbucciate, scorazzavo su una bici blu e rientravo solo quando le urla di mia madre si facevano insistenti. Ora non ci sono più bimbi che giocano nella strada, ci sono troppe auto. Il mio vicino era un tipo silenzioso ma aveva sempre un sorriso da donarti. Voglio ricordarlo con gli occhi sorridenti e quella rosa rossa in mano che mi regalò. Buon viaggio!

He’s got his ticket…

Give me one reason

Eccoci, in un caldo, afoso venerdì di agosto. Quanto adoro questa canzone e quanto adoro lei! Per anni non sono riuscita ad ascoltarla, perchè mi ricordava mia cugina in un letto d’ospedale che aveva le cuffiette e consumava tutti i suoi brani nell’attesa di stare meglio. Non è mai stata più meglio, quella è stata l’ultima volta che l’ho vista, abbiamo proprio parlato di Tracy Chapman e di quanto le sarebbe piaciuto andare ad un suo concerto. Non c’è nessuno che ti avverte che le persone a cui tieni stanno per andare via, che magari quella è l’ultima occasione che hai per poter dire o fare qualcosa. Ma niente, non lo puoi sapere. Ed io quel giorno ero ignara del fatto che di lì a poco non l’avrei più rivista, se non nella bara nella sala mortuaria dell’ospedale. Ci penso a lei, penso a come sarebbe adesso se fosse ancora viva. Se sarebbe riuscita a realizzare il suo sogno di diventare una giornalista. Penso ai suoi occhi grandi ed espressivi e ai sui lunghi capelli biondi, al suo sorriso timido, che a volte sembrava malinconico, che penso assomigli al mio. Il tempo quando qualcuno muore si ferma. Lei rimarrà sempre quella ragazza di 17 ed io la ricorderò sempre così com’era. A volte quando mi sembra di non riuscire a fare qualcosa, penso che devo insistere e riuscire a farlo anche per lei. Non volevo fare un post triste, non che mi ponga un obiettivo umorale quando scrivo quì. Sono nella mia postazione, sola. Collega sempre in ritardo. Vorrei in realtà essere sempre sola e non sentire il telefono che squilla in continuazione, chi ti chiede quel documento, chi ti chiede di fare questo o altro. Sono svogliata in questi giorni, mi sono posta l’obiettivo di non lavorare tutto il mese di agosto di pomeriggio. Di non accettare quindi nessun lavoro extra, perchè a giugno, a luglio, ho dovuto chiudere più lavori contemporaneamente e ad un certo punto mi sono resa conto di stare come al solito chiedendo troppo a me stessa. Ora sono stanca, sia fisicamente che mentalmente e sono stufa anche di capire certi atteggiamenti e certe pretese della gente. Non mi tiro indietro, sono sempre la stessa e questo ho imparato a mie spese che non è un bene. Ho l’anima ammaccata e il cuore piegato. Ripensando alla frase di King di Cuore in Atlantide :”Il più delle volte i cuori non si spezzano. Il più delle volte si piegano soltanto”.

Buon proseguimento di giornata!

M.

You oughta know

Appena arrivata in ufficio. Sono sola, la mia collega arriverà come al solito con oltre mezz’ora di ritardo ed io avrò il tempo per scrivere senza interruzioni. Ho intitolato questo post come la canzone che ho cantato a squarciagola stamattina in auto. Per me è terapeutica questa canzone. Finestrini chiusi, aria condizionata accesa e decibel a go go. Siamo nel 1995, avevo 18 anni e quell’ estate l’ho trascorsa in Inghilterra. Il college a Wimbledon, conigli e gatti che scorazzavano per casa, le serate/concerto al Camden Palace, quelle lungo il Tamigi a bere birre ghiacciate, le notti nel sacco a pelo a dormire nel parco, i bagni nella fontana in una piazza e le cazziate dei poliziotti, il viaggio in metro con i vestiti zuppi, i primi stage diving che abbia mai visto, le corse per non perdere le metro, i sandwich con le salse all’aglio, i pub che erano dei veri pub e sentivi l’odore del legno del bancone avvolgerti insieme alla schiuma della birra, i mercatini colorati, la musica del walkman, all’epoca non c’erano i cellulari ed io chiamavo a casa dalla cabina telefonica, avevo i capelli fucsia e in testa un basco a scacchi bianco e nero, ed ero innamorata di uno stronzo che mi avrebbe spezzato il cuore, ma io ancora non lo sapevo e godevo dei batticuore che mi provocava quell’innamoramento. Forse il primo vero amore se non consideriamo il timido con la vespa bourdeaux e ovviamente il ragazzo dark che veniva dal lago. Se ripercorro il testo della canzone ci ritrovo molto della mia vita. Ma questa è un’altra storia da rispolverare, forse in un altro momento o anche mai. Oggi ho parcheggiato la macchina al sole, quando tornerò a riprenderla lo sterzo si sarà liquefatto. Mentre percorrevo la strada per raggiungere l’ufficio ho dovuto dribblare non so quante merde di cane, da prenderne una ad una e da spiaccicare dritto in faccia ai proprietari dei cuccioli che non hanno colpa di avere dei padroni incivili. Ho incontrato la cartolaia che ho conosciuto appena mi son trasferita in questo nuovo ufficio e mi ha accolta con un sorriso al rossetto rubino che mi ha aperto il cuore. La prima volta che sono entrata nella sua cartoleria ero andata a comprare dei quaderni e lei mi ha raccontato che questa cartoleria è attiva dagli anni ’80 e che nei decenni si sono alternate generazioni di padri e figli, lei ha i capelli color d’argento ed un sorriso davvero accogliente. Le chiesi quel giorno se avesse carta da lettera. Mi ha detto che non pensava ci fossero persone che scrivono ancora le lettere su carta ed è rimasta stupita della mia richiesta, ovviamente ho comprato buste e fogli di ogni genere, visto che ormai non se ne trovano più. Ma che poi a chi devo scriverle ste lettere?

Intanto ovviamente la mia collega è arrivata e si è messa a parlare di erbe officinali e di arte.

Buon giovedì a chi è in onda!

Waiting for Fall

Suona male, aspettare l’autunno quando siamo in piena estate? Che suoni male o meno, io odio il caldo e quindi voglio che finisca il prima possibile. Il clima influenza il mio stato d’animo? Direi di sì. Mi sono svegliata come se non fossi mai andata a dormire. Ieri sera Dalì non ne voleva sapere di dormire, mi ha fatta penare non poco per farlo calmare, poi stanotte l’afa ha fatto il resto. Stamattina quando ho messo in moto l’auto l’affittuario delle vacanze mi ha detto: “Marilù non mi sembri convinta di andare a lavoro?” In effetti penso di avere un’espressione del viso dove si legge tutto, sottopensieri e substrati del sottosuolo interiore. Sono trasparente, ma di questo non mi meraviglio. Non sono mai stata brava a simulare nulla. E di sicuro questo non mi ha reso le cose semplici in certe situazioni. Ho un formicolio che parte dalle estremità delle dita e pian piano sale fino al polso, penso che tra poco le mani smetteranno di scrivere. Il calcio è al minimo storico nel mio organismo e sembra non voler risalire affatto.

La cosa bella di questo periodo è che in ufficio siamo solo in due. Ancora fino alla prossima settimana. Un’altra cosa che apprezzo è la mancanza di traffico per arrivare a lavoro e il fatto che riesco a trovare un posto nel parcheggio anche all’ombra degli alberi, cosa impossibile quando ricomincia la scuola e per parcheggiare devi praticamente fare fuori qualcuno a colpi di crick.

Finite le cose belle.

L’otite e il mal di gola non mi mollano. Amici non ne vedo manco nel cannocchiale, inizio a pensare di non averne affatto. Ma io sono una buona amica? Non lo so, inizio a pensare di no. Uno dei miei più cari amici durante il lockdown si è fidanzato e da allora: puff! Scomparso completamente. L’anno prossimo si sposerà e mi ha chiesto di fare da testimone al suo matrimonio. Ecco, questa dovrebbe essere una cosa che mi rende felice. In effetti sono felice per lui, che si sposi e abbia forse trovato quello che cercava. Dico forse, perchè conoscendolo penso che non farà il grande passo per amore ma solo per paura di rimanere da solo. Mi sento una vera stronza a pensare questa cosa, ma lo penso davvero e lui lo sa e penso che questa consapevolezza lo abbia ovviamente fatto allontanare da me. Mettiamoci anche un’altra cosa però. Anni fa, mi si ruppe il cellulare ed io andai nel centro di telefonia dove lo avevo comprato per comprarne un altro. La commessa del negozio era proprio la futura sposa del mio amico ed era la prima volta che la vedevo e ovviamente ignoravo che sarebbe diventata la compagna di un mio amico a distanza di anni. Comunque la tipa fu molto scortese con me e si rifiutò di passarmi i numeri da una sim all’altra. Dopo questo evento, ho ovviamente cambiato negozio di telefonia e lei si è guadagnata un posto eccelso nella mia lista nera. Quando il mio amico mi disse che la stava frequentando, io ovviamente gli raccontai il fatto e lui mi ha detto che per un semplice avvenimento non posso giudicare una persona e che se l’avessi conosciuta avrei cambiato idea. Il punto è che in realtà non mi importa un fico secco di conoscerla, ma comunque le rare volte in cui ho avuto occasione di incontrarla in quest’ultimo anno mi sono mostrata cordiale anche se non penso diventeremo mai amiche. Quest’anno lei ha organizzato una festa a sorpresa per il compleanno di S., ha invitato anche l’ultimo degli ultimi, tranne me. Non me la legherò al dito questa cosa, ma evidentemente non nutre molta simpatia nei miei confronti e non fa nulla per nasconderlo ed io me ne farò una ragione anche se so che il prezzo che dovrò pagare sarà proprio l’amicizia con S.

Il suo allontanamento mi sembra una risposta a tutto.

Non so come mi sia venuta in mente questa cosa, ma sto cercando di recuperare il tempo perduto ed ho pescato nel sacchetto, un pò come facevo con le rune per sapere cosa mi aspettasse, ed oggi sul sassolino c’era questo racconto quì.

Ve l ho mai detto che adoro i sassi?

Vi lascio con una canzone a me molto cara che non ascoltavo da tanto ma che mi è balzata alla mente in questo istante. Le solite cose alla Marilù.

Alla prossima…e che sia presto!

Where is my mind?

E’ più di un anno che non scrivo. Non che non avessi nulla da raccontare, ma non riuscivo a farlo. A volte la vita corre veloce e nel correre si trascina via anche parti di te, in questo caso, di me. Però qualche volta faccio capolino in blog amici o come è capitato ieri, inciampo nelle parole di qualcuno di cui non avevo mai letto nulla prima ed ecco che ritorna la voglia di scrivere. Ed eccomi quì.

Son successe tante cose in questo anno, alcune dolorosissime, sono macigni che mi ancorano al suolo e mi tolgono il fiato, la voce. Ci sono dolori che non si possono descrivere a parole, sono lì, ti assediano, ti scavano dentro fino a svuotarti completamente, ti denudano e ti bloccano da qualche parte, dentro di te e senza accorgertene smetti di ricordare come ha avuto inizio, come hai fatto a fare delle cose mentre tutto accadeva e come hai gestito, affrontato giorni, mesi, ricacciando indietro le lacrime per non far pesare anche il tuo stato d’animo a chi già stava soffrendo.

Son successe anche cose belle in questo lungo tempo, inaspettate, intense, che mi hanno fatta ricordare che riesco ancora a provare quel che chiamano sentimenti, e che la brace si rianima e l’anima ritorna ad essere fiammeggiante. E’ passato un anno e sembrano esserne passati dieci. Durante questo anno ho perso amici, che mi auguro ritroverò in un’altra vita, ma so che non è così. Ho perso il sonno, ma questo non l’ho mai avuto. Ho ritrovato la musica, chiusa a doppia mandata nel sottoscala pieno di ragnatele, adesso piano piano si sta facendo strada per uscire dalla mia testa. Ho adottato Dalì, che è diventato parte integrante della mia vita, è famiglia. Ho vibrato nei tuoi abbracci ed ho pianto quando il treno mi ha portata lontana da te. Ho cambiato ufficio, per l’ennesima volta, altri scatoloni, altro trasloco, nuovi colleghi di lavoro. Ho letto pochissimo, ma ho una gran voglia consumare pagine e pagine di fumetti e di dissipare la pila della vergogna, come la chiama la mia ex alunna L.

Non so se riuscirò a raccontarvi tutto, ma vorrei provare a fare un piccolo passo alla volta. Per me già essere quì è un grande passo. Spero di ritrovarvi tutti.

Brace

Anime fiammeggianti attonite
Squarciato il velo della cecità
A mezzo cielo in vuoto
Denso d’inganno figurativo
Tra ciò che hanno distrutto
E ciò che non gli toccherà
Appare la bellezza mai assillante né oziosa
Languida quando è ora e forte e lieve e austera
L’aria serena e di sostanza sferzante
Anima fiammeggiante soffoca
Smaniosa d’aria non ce la fa
Giorni spremuti e notti
Attinti a un pozzo profondo millenni
Il somigliare agli altri non la salva
Anima fiammeggiante zoppica
Zoppica brace non sa se ce la fa
Un gioco antico un bel gioco
Pericoloso solo per sé
Appare la bellezza mai assillante né…

Is This Love

 

 I want to love you
I want to love you, and treat you right
I want to love you, every day and every night
I want to love you, and treat you right
I want to love you, every day and every night
We’ll be together, with a roof right over our heads
We’ll share the shelter, of my single bed
We’ll share the same room
Is this love, is this love, is this love

 

Can’t Stand Losing You

Per Damien

 

I can’t, I can’t, I can’t stand losing
I can’t, I can’t, I can’t stand losing
I can’t, I can’t, I can’t stand losing
I can’t, I can’t, I can’t stand losing
I can’t, I can’t, I can’t stand losing
I can’t, I can’t, I can’t stand losing
I can’t, I can’t, I can’t stand losing
I can’t, I can’t, I can’t stand losing
I can’t, I can’t, I can’t stand losing
I can’t, I can’t, I can’t stand losing
I can’t, I can’t, I can’t stand losing
I can’t, I can’t, I can’t stand losing
I can’t, I can’t, I can’t stand, can’t stand losing you