Io sono

Quello che c’è fuori ce l’hai dentro.

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Quello che non c’è

Non so se vi è mai capitato di credere in qualcosa, in qualcuno e di scoprire dopo tempo, che non avevate capito un bel niente. E di ritrovarvi a guardare ad una persona, a dei fatti, ad un vissuto, ad un sentimento e sentirvi dei perfetti idioti senza speranza. Perchè quella persona non era affatto quella che vi aveva fatto credere di essere (per anni). Che quel che provava non esisteva e che quindi forse mai era esistito (forse, ma ormai non so più nulla). Ci son persone che non pensano alle conseguenze delle loro azioni, ma che vanno avanti come dei caterpillar e non si interessano minimamente se con le loro azioni, con le bugie, con le omissioni, con le vigliaccate ti stanno distruggendo, facendo letteralmente a pezzi. Perchè quello che so io è che il disgregamento di qualcuno parte proprio da dentro, uno ti punta al cuore e spara. Se forse si è reso conto di non aver preso bene la mira, allora ritorna indietro e ritenta, corregge il tiro e stavolta ci riesce. Bum!
Ti fa fuori e si lancia con trepidazione in una nuova vita, dove tu non esisti più, nel caso ve lo foste dimenticati, io sono morta. E no, devo ammettere che alcuni proprio non ci pensano al fatto che il loro agire vuol dire distruggere la vita di qualcun altro. Ma in fondo che se ne fregano? tanto loro stanno vivendo adesso il loro momento splendido, e neanche ci pensano al fatto che hanno ucciso qualcuno. Se ci penso oggi e ci ripenso domani, il risultato non cambia, i fatti sono fatti e il nastro non si può riavvolgere. Forse se fossi stata più attenta, meno partecipe, meno coinvolta, meno Marilù, forse a quest’ora non sarei morta. Ma questo non è un film, è vita vera ed io non sono brava a prevedere a manipolare, a fare la stratega. E soprattutto non sono brava a non essere me. Sono come sono e adesso anche se non sono, so di poter dire ad alta voce: vaffanculo! A tutti quelli che non ci pensano prima di sparare.

Il Vocaboletano – #10 -‘Nziria

Siamo già arrivati al decimo appuntamento col nostro corso di napoletano! E spero vivamente stiate facendo tutti dei progressi e che vi stiate esercitando ogni giorno, perchè son certa che questo corso possa tornarvi utile in qualsiasi situazione di vita quotidiana, magari anche inaspettata, anche perchè non dovete sfoggiare la vostra conoscenza del napoletano solo se vi trovate in campania, ma potete usufruirne anche altrove, per esempio nel villaggio di Kandovan nella zona orientale dell’Azerbaijan, insomma il mio consiglio è: “sparatevi le pose” in ogni dove!

La parola che ho scelto per voi questa settimana è ‘Nziria.

Chi di voi non ha mai preso una ‘nziria per qualcosa o per qualcuno? soprattutto quando eravate bambini?

Possiamo tradurre ‘nziria con la parola “capriccio”, anche se dobbiamo dare le giuste sfumature a questo vocabolo ed ora le analizzeremo tutte. Questo termine, dunque, vuole indicare testardaggine, cocciutaggine, ostinazione nel volere qualcosa e si usa in riferimento soprattutto ai bambini, o a persone immature, a chiunque faccia storie per nulla, nel qual caso: e pigliat’ a ‘nziria.
Le origini di questa parola sono da ricercare nel latino “insidiae“, derivazione di insidēre ossia: star sopra, star fermo su (e quindi impuntarsi), composto di “in” e “sidere”, ovvero stare seduto (sulle proprie posizioni).

Indica, soprattutto nei bambini, un particolare e tipico stato d’animo manifestato con atteggiamento ostinato, lamentele e capricci prolungati, pianti insistenti e apparentemente immotivati. Si dice “piglià ‘a ‘nziria“, “tené ‘a ‘nziria“.
Molte volte si manifesta nei neonati quando si avvicinina l’ora del sonno, in cui iniziano a piagnucolare insistentemente e questa si chiama: ‘nziria ‘e suonno, che si placa solo con il riposo.

Altre ipotesi circa l’origine del termine vedrebbero la sua derivazione dall’unione di “in” ed “ira”, quindi “andare in ira” = ‘nziria’. Qualcuno sostiene anche una discendenza dal greco “sun-eris” col significato di “dissidio”. Ma l’idea più probabile sembra essere quella che vede la discendenza semantica dal latino.
Altri modi di definire la ‘nziria sono zirria o zirra e colui che ne è affetto è ‘nziriuso o zirruso.

In riferimento agli adulti, ‘nziria indica una situazione in cui dal capriccio iniziale, si passa ad uno stato d’animo irrequieto e frenetico, come se nulla riuscisse a darti pace, si batte sempre sullo stesso punto, si protesta, si brontola,si mettono in atto una serie di moine incessanti per riuscire nell’intento desiderato, una sorta di cocciutaggine spinta fino all’estremo, un’insoddisfazione che non trova via di uscita, una provocazione continua, un desiderio intenso ma inopportuno. Un atteggiamento che infastidisce, e talvolta sfinisce, non solo la persona che mette in atto il “capriccio” ma anche chi gli sta intorno.
Vi lascio con una canzone degli Almamegretta che si intitola proprio ‘nziria.
Così potrete sentire il Raiz come pronuncia questo vocabolo.
Nel ritornello lui canta:

“te ress pure ll’anema si sta ‘nziria ‘ncuorp putisse aquieta’
ma nun mor maje, chesta ‘nziria nun mor maje, cresce semp chiù assaje
ma nun mor maje…”

Vi do appuntamento al prossimo mercoledì dando la voce al gottosocio Gintoki.

Del karma e dei lanciatori di sassi

La vita è strana, gira e rigira e il karma prima o poi ti riacciuffa e si esemplifica nelle sue vesti più sfavillanti. Azioni e conseguenze, il principio di causa-effetto, tutto ritorna prima o poi, i conti si pagano, anche a distanza di anni, anche quando ci eravamo totalmente dimenticati delle nostre azioni e del peso che esse avevano avuto in una determinata situazione e sulle persone intorno a noi.

Il cattivo tempo di questo inverno a fatto volare via un pò di tegole dal tetto, creando infiltrazioni che hanno iniziato a far deteriorare il soffitto di alcune stanze. Il tipo che è venuto a riparare il tetto è la risposta al mio karma. Per farvi comprendere questo discorso, dobbiamo andare indietro negli anni, all’epoca io ero una bimba che aveva poco più di 7/8 anni, ed ero una LANCIATRICE DI SASSI, ed ero anche molto brava in questa arte. Ai tempi delle superiori e dell’università, ogni volta che partecipavo ad una manifestazione a favore della Palestina libera, nella mia testa inciampavo nei lanciatori di pietre palestinesi e pensavo:  anche io ero una di loro. La differenza era che loro lo facevano per una giusta causa. Io no. Io ero una disturbatrice, facevo parte di un gruppo di bambini, anche essi disturbatori e forse anche disturbati in qualche parte dell’anima e della testa, e avevamo come obiettivo una casa specifica. Un capanno davanti ad una casa, capanno fatto di lamiere, capanno contenente gli attrezzi da lavoro per il campo. Ed ogni sacrosanto giorno, appena faceva buio, ci appostavamo dietro muretti, su balconi, e iniziavamo il lancio spietato contro il capanno. Il rumore che veniva fuori da questa sassaiola, era infernale. E puntualmente il proprietario di casa usciva fuori con un fucile, e ci minacciava urlando che ci avrebbe fatto saltare la testa con una fucilata, ovviamente lo diceva in dialetto e con un tono molto convincente. Io trovavo questa cosa divertentissima, se devo dirla tutta, il momento prima di lanciare le pietre, ero euforica ed eccitata, piena di adrenalina. Mi rendo conto solo adesso, che ero un’idiota, e me ne sono resa conto ancora di più, quando ho visto chi era il tipo che è venuto a ripararmi il tetto. Indovinate un pò? Era uno dei due figli del signore che ci minacciava col fucile, ergo io avevo tempestato casa sua di sassi innumerevoli volte e ora scherzo del destino, è proprio lui a riparare il mio tetto. Ditemi voi se questo non è karma..

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Bè a proposito di karma, non potevo non mettere questa colonna sonora dei Radiohead.

Trust

there’s no-one left in the world
that I can hold onto
there is really no-one left at all
there is only you
and if you leave me now
you leave all that we were
undone
there is really no-one left
you are the only one

and still the hardest part for you
to put your trust in me
I love you more than I can say
why won’t you just believe?