Schegge bagnate

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E anche questo novembre sta scivolando via tra giorni di pioggia, lenzuola umide mosse dal vento, alberi nudi e foglie scricchiolanti, panchine solitarie e vuoti d’anima,  anche se quelli persistono ad ogni stagione.  Dai cumignoli dei camini si inerpica verso il cielo un fumo carico di ricordi,   che riporta in superficie da un lontano passato, immagini di caldarroste e di famiglia. Quando ero piccola, passavo molto tempo a casa di una delle mie zie preferite, e ricordo che lei usava per riscaldarsi il braciere, quello che noi in dialetto chiamiamo a “vrasera” e che si è scoperto più tardi essere nociva per la salute, ma mi fa ridere questa cosa, perchè viviamo in posti saturi di smog, non sappiamo cosa mangiamo e siamo bombardati da onde elettromagnetiche e da altre cose anche peggiori, e invece se la vanno a prendere con la vrasera, che adesso risulterebbe anche demodè oltre che nociva, ma nei miei ricordi occupa sempre un posto accogliente. Certi pezzi di passato rimangono talmente vividi nella mente, che sembra quasi di averli vissuti ieri. Però come sono strani i ricordi! Due delle mie amiche più care, che conosco da quando andavamo all’asilo mi dimostrano che quel che ci rimane dentro è soggettivo e condizionato da vari aspetti, infatti  quando ripercorriamo avvenimenti dell’infanzia, mi rendo conto che ognuna di noi si ricorda un pezzo diverso di quel periodo della nostra vita, e che molto probabilmente i ricordi persistono a seconda della nostra esperienza, della nostra sensibilità. Io per esempio mi ricordo che all’asilo col proiettore ci facevano vedere dei cartoni, in particolar modo ricordo quello della gallina dalle uova d’oro. Invece una delle mie amiche, si ricorda che ci facevano sparecchiare la tavola e riordinare. Io ricordo pure che al refettorio c’era una bimba che vomitava sempre e che suor Aurelia portava la segatura per raccogliere il vomito. Loro questo non lo ricordano. Ricordo anche che avevo sempre le ginocchia sbucciate e che tutte quelle recite che ci facevano fare con quei vestiti da Rossella O’ hara, non mi piacevano affatto, evidentemente il germoglio della dark era già in me.

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il Fragile Settimo Giorno

Hey voi? se siete riusciti a trovare in questo schifo di mondo la possibilità di sopravvivere senza  adattarvi e senza scendere a compromessi, alzate il culo dalla poltrona e filate. Se invece come me siete ancora alla ricerca della giusta ubicazione, beh…statemi a sentire..

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Come potremmo dimenticare

Come potremmo dimenticare quegli antichi miti
che stanno all’origine di tutti i popoli, i miti dei draghi
che nell’attimo estremo si tramutano in principesse?
Forse tutti i draghi della nostra vita sono principesse
che attendono solo di vederci una volta belli e coraggiosi.
Forse tutto l’orrore non è in fondo altro che l’inerme,
che ci chiede aiuto.
E allora tu non devi spaventarti se davanti a te sorge una tristezza,
grande quanto non ne hai mai vedute prima;
se una inquietudine, come luce e ombra di nuvole,
scivola sulle tue mani e su tutto il tuo agire.
Devi pensare che qualcosa accade in te,
che la vita non ti ha dimenticato,
che ti tiene in mano e non ti lascerà cadere.

Poems (58): “Lettere a un giovane poeta” di Rainer Maria Rilke

Trilobiti #256

p.s. questa è per te e per chi la sente. Io ormai non credo più a nulla e a nessuno, ma spero sempre che per gli altri ci sia un mondo migliore, una vita migliore, un pò di luce. Non è che ho abbandonato i Trilobiti, ma non leggo più e se non leggo, ho poco da condividere di altre voci, però oggi mentre riordinavo un pò di scartoffie, mi sono imbattuta in un foglio su cui c’era scritta proprio questa poesia, e l’avevo ricopiata io, chissà in quale altra vita e per quale strana ragione. Ma visto che nulla accade per caso, ho pensato di appoggiarla quì, nel caso qualcuno di voi volesse inciamparci dentro.

Della felicità, delle troie e di altri pensieri

Ripercorrere certi sentieri in determinati momenti, non è proprio una genialata.
Tipo quando uno ti dice: ti ricordi quando facemmo questa determinata cosa? e come eravamo felici?
A me non viene in mente che eravamo felici, ma che eravamo giovani. E che avevamo altri pensieri in testa, altre desideri, altre speranze. Che poi non me lo ricordo quando son stata felice l’ultima volta, perchè forse dopo quella volta, il dolore ha inabissato tutto, anche la capacità di ricordare con chiarezza. Ora non è che voglio fare la lagna e lamentarmi delle cose che sono andate a puttane. Anche perchè non è che poi si risolve un cazzo a lamentarsi. No, voglio solo dire che a volte un vaffanculo diretto e ben assestato, bisogna pur dirlo a qualcuno, a qualcuno che se lo merita. Ma io non l’ho fatto! Che la diplomazia, l’educazione, il riguardo per certa gente, non sono meritati. Ma io lo capisco sempre troppo tardi, sempre quando gli altri hanno banchettato con quel che di te resta, al tavolo della tua morte. E sì, ma di che sto parlando? ah di nulla. A parte che sono stanca, piena di pensieri, ho le lamette nello stomaco e poi? E poi vorrei dire al tipo che non si è fermato allo stop e che per uno sputo di niente non mi ha scaraventata nella fontana in mezzo alla rotatoria, che quando mi ha dato della Troia, sicuramente non si è ricordato che chiama allo stesso modo anche la sua compagna durante i loro amplessi, e che lei accoglie con immensa gioia questo appellativo. Allora mi rivolgo a te,uomo o presunto tale, che non ti sei fermato allo stop: Non ti sembra quindi che dovresti fare un distinguo tra me, una perfetta sconosciuta e la tua amatissima compagna? Giusto per non offendere nessuno, soprattutto lei.
Ecco. Non aggiungo altro.

Louder than love

Avete presente quando vi risuona nella testa e sulla bocca una canzone? E ve la portate avanti per qualche giorno, come se lei avesse scelto di farvi compagnia insinuandosi in voi senza chiedervi il permesso e voi glielo lasciate fare, la accogliete e le date forza.
La canzone che ho in testa in questi giorni è Hunger strike dei Temple of the dog.

E ricordo esattamente il momento in cui acquistai il cd contenente questo brano, ero a Roma in gita scolastica con la mia classe del liceo e al posto di comprare un souvenir, mi fiondai in un negozio di dischi che era per me ENORME, abituata ai bugigattoli dove di solito compro cd. Ero talmente entusiasta di questo acquisto, che non vedevo l’ora di tornare a casa per poterlo ascoltare nella penombra della mia stanza. Oggi verso l’ora di pranzo, un mio amico mi dice: è morto Chris Cornell.
Io sono rimasta basita. Lo so, muoiono continuamente persone, persone a cui noi teniamo e altre di cui non sappiamo nemmeno il nome, ma io questo nome lo conosco bene, perchè ho amato per anni la sua musica, la sua voce e quindi questa notizia è arrivata come una doccia fredda. Ho detto una parolaccia, farfugliato più che altro, perchè intanto le parole di hunger strike continuavano a risuonarmi dentro.
Fuori c’è il sole ma vi assicuro che questa giornata ha preso una brutta piega, non solo per questo evento, ma per altre cose intorno degne di nota. Cerco di non pensarci mentre un altro pezzo della mia vita si stacca, per non tornare più.
Buon viaggio Chris!

Pasqua e dintorni, tristezza inclusa

Mi sembra ora di aver tolto le palline dall’albero di Natale e già mi ritrovo casa piena di pastiere e di casatielli. Prima ero solita fare l’albero di Pasqua,  ossia appendevo pulcini e uova colorate vicino ai rami di nocciolo che allestivo in casa in un tripudio di colori primaverili, ma da pochi anni a questa parte ho pensato che era meglio lasciar perdere, perchè è stato in questo periodo che sono morta ed è stato in questo periodo che son successe le cose peggiori (almeno negli ultimi anni) e se tra queste  cose dobbiamo annoverare il giorno della mia nascita, allora lo facciamo.  Io sono nata il 28 marzo, e in questo stesso giorno Virginia Woolf decise di porre fine alla sua vita, calandosi nel fiume Ouse. E’  capitato spesso negli anni che il mio compleanno coincidesse con Pasqua e dintorni. L’anno scorso per esempio era il giorno di pasquetta ed io avevo la febbre a 39 e dopo pochi giorni è successa una cosa molto brutta, non a me, ma ad una persona a cui tengo tantissimo e questo fatto si è trascinato poi per mesi e mesi ancora. Vero è che adesso dal 2014 posso anche dire che non aspetto Pasqua con piacere, ma che anzi, spero passi presto, come tante altre cose che invece non son passate affatto, e forse mai passeranno, ma che continuano a logorarmi dentro lentamente. Non voleva essere un post triste, ma mi rendo conto che il mio tono potrebbe sembrare tale. Volevo dirvi che mentre fuori è primavera, dentro è pieno inverno, ho un anno in un più e non mi ritengo più matura o più responsabile, o più realizzata o più felice dell’anno precedente. Anzi..posso ben dire che il cielo è basso sui pensieri e sull’anima e che le nuvole son dense e risucchianti. Ma potevo dire a tutti quelli che mi hanno fatto gli auguri che in realtà non c’era un cazzo di niente da festeggiare? meno male che esiste il prosecco ghiacciato e che qualcuno conserva ancora un sorriso spensierato. Qualcuno c’è che ancora crede. Che crede in Dio e in lui trova conforto, che crede nell’amore o nella persona che ha scelto per la vita. Che crede nella vita o in qualunque cosa in cui possa trovare vita. Io credo in quelle persone che credono, ma io non sono più una di quelle che crede. Una volta lo ero. Ero una  convinta credente nella vita. Adesso…meglio lasciar perdere, il discorso si sta inoltrando in un posto che è meglio evitare, almeno oggi. Voglio mostrarvi quel che contrasta tutto il mio dire e il mio sentire.

Rimanendo in tema di Pasqua, di vita, di cibo, di primavera…di me.

Il pergolato di glicine che mi ricorda quello a casa dei nonni materni

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Casatielli dolci e salati

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Pastiere a go go

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Almo e Frida sono ufficialmente usciti dal letargo

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Il giorno del mio compleanno, anche il calendario sembra mandarmi messaggi

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