Un saluto all’uomo che mi regalò una rosa

Ieri è morto il mio vicino di casa. Colui che mi regalò quella rosa rossa un giorno che stavo passando davanti casa sua.

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Non lo vedevo da tanto, era ormai allettato da qualche anno. L’ho rivisto ieri, sul letto quando ormai c’era solo il suo corpo e l’anima era già volata via. Ho visto però sua moglie in questi anni e dall’espressione del suo viso capivo che le cose non stavano andando bene. Vivere nel quartiere dove sono nata mi porta a ricordare tanti aneddoti che mi legano alle famiglie dei miei vicini di casa. E poi ci lega tutti il periodo del terremoto del 1980, quando abbiamo vissuto nello stesso capannone per mesi. Quando ero piccola giocavo sempre nella strada davanti casa, ero quella bimba con le ginocchia sempre sbucciate, scorazzavo su una bici blu e rientravo solo quando le urla di mia madre si facevano insistenti. Ora non ci sono più bimbi che giocano nella strada, ci sono troppe auto. Il mio vicino era un tipo silenzioso ma aveva sempre un sorriso da donarti. Voglio ricordarlo con gli occhi sorridenti e quella rosa rossa in mano che mi regalò. Buon viaggio!

He’s got his ticket…

Frame of Mind

Mercoledì che trasuda riflessioni. In questo periodo ho difficoltà a farmi capire dagli altri. La comunicazione è diventata un terreno impervio per me. Rimango in silenzio, per molto tempo, perchè non credo di essere capita quando parlo e neanche quando scrivo. Cerco di raccogliere dei sassolini levigati durante il percorso, per non dimenticarmi che in realtà tutto passa, forse anche le persone e lo strappo che hanno causato alla nostra anima. Cerco sempre di essere me con gli altri, ma il più delle volte credo che agli altri non frega un’emerita cippa di avere un qualsiasi rapporto o legame con la sottoscritta e credo che se accettassi questa cosa, starei molto meglio. Mi sembra sempre di non essere compresa o di essere fraintesa. Ritorna il problema di dover mantenere un profilo basso, ma in realtà non so proprio cosa voglia dire. Sono troppo e troppe cose tutte insieme. Ma che cazzo vuol dire? Io sono così, e molto probabilmente ho un carattere di merda. Cerco di rimanere fedele a me stessa, per quel che di me rimane. L’essenza, forse. Con gli anni, le tormente e i vari crolli interiori hanno fatto sì che rimanesse intatta solo una parte, piccola e fiammeggiante. Il resto è andato a farsi fottere con i rapporti logoranti, a cui io ho dato molto carburante. Avrei dovuto fermarmi quando sentivo lo scricchiolio e non arrivare al disfacimento totale. Invece non mi fermo mai, sono una sorta di kamikaze, credo sempre che le cose possano mettersi per il meglio, come quella volta che lui è tornato e pensavo fosse tornato per me, non per redimersi e trovare se stesso e fare pace con la sua coscienza del cazzo. Perchè poi mentre tu sei stato disintegrato, gli altri fanno i cazzi loro e vanno avanti come caterpillar nella loro splendida vita e tu rimani come un luogo di passaggio a cui han fatto sosta per pisciare. Certa gente neanche lo immagina il danno che fa agli altri. Pensano che magari son stati buoni e ti hanno fatto del bene per anni e su quel “bene” possono poi camparci anche dopo per tutta la loro esistenza, ma tu intanto sei fottuto, perchè hai iniziato a dubitare anche di quello che sei, visto che poi, se sei te e vuoi bene come tu sai fare, il prezzo che paghi è il disastro. Gli errori li commettiamo tutti, io per prima, sono una campionessa di reazioni a cazzo e di chiusure blindate. Ma poi cerco sempre il meglio, perchè sono sempre convinta che ci sia un meglio, anche nelle persone più buie. Adesso sono stanca. Avrei voglia di stare sdraiata su un prato con lo sguardo all’insù e non sentire il peso che invece mi porta in basso. Avrei voglia di piangere senza dover spiegare perchè sto piangendo, ma liberarmi un poco, slegare quei nodi che mi inchiodano. Ho scritto troppe parolacce in questo post e mi scuso. Non lo rileggo ma so che è così. Sono arrabbiata con me. Tanto per cambiare. Vorrei potermela prendere qualche volta con qualcun altro e non sempre con me, ma poi mi rendo conto che gli errori sono i miei e che anche quando voglio bene a qualcuno, è una mia scelta o è solo una scelta del mio cuore, e quindi il problema rimane mio. Potrei fare come fanno in tanti, rimanere a debita distanza e non permettere al cuore di affezionarsi. Potrei rimanere nel mio piccolo angolo e smetterla di parlare, di dare, di capire, di accogliere.

Devo solo imparare a farlo. E’ una parola, però riuscirci davvero.

Buon mercoledì a tutti.

Where is my mind?

E’ più di un anno che non scrivo. Non che non avessi nulla da raccontare, ma non riuscivo a farlo. A volte la vita corre veloce e nel correre si trascina via anche parti di te, in questo caso, di me. Però qualche volta faccio capolino in blog amici o come è capitato ieri, inciampo nelle parole di qualcuno di cui non avevo mai letto nulla prima ed ecco che ritorna la voglia di scrivere. Ed eccomi quì.

Son successe tante cose in questo anno, alcune dolorosissime, sono macigni che mi ancorano al suolo e mi tolgono il fiato, la voce. Ci sono dolori che non si possono descrivere a parole, sono lì, ti assediano, ti scavano dentro fino a svuotarti completamente, ti denudano e ti bloccano da qualche parte, dentro di te e senza accorgertene smetti di ricordare come ha avuto inizio, come hai fatto a fare delle cose mentre tutto accadeva e come hai gestito, affrontato giorni, mesi, ricacciando indietro le lacrime per non far pesare anche il tuo stato d’animo a chi già stava soffrendo.

Son successe anche cose belle in questo lungo tempo, inaspettate, intense, che mi hanno fatta ricordare che riesco ancora a provare quel che chiamano sentimenti, e che la brace si rianima e l’anima ritorna ad essere fiammeggiante. E’ passato un anno e sembrano esserne passati dieci. Durante questo anno ho perso amici, che mi auguro ritroverò in un’altra vita, ma so che non è così. Ho perso il sonno, ma questo non l’ho mai avuto. Ho ritrovato la musica, chiusa a doppia mandata nel sottoscala pieno di ragnatele, adesso piano piano si sta facendo strada per uscire dalla mia testa. Ho adottato Dalì, che è diventato parte integrante della mia vita, è famiglia. Ho vibrato nei tuoi abbracci ed ho pianto quando il treno mi ha portata lontana da te. Ho cambiato ufficio, per l’ennesima volta, altri scatoloni, altro trasloco, nuovi colleghi di lavoro. Ho letto pochissimo, ma ho una gran voglia consumare pagine e pagine di fumetti e di dissipare la pila della vergogna, come la chiama la mia ex alunna L.

Non so se riuscirò a raccontarvi tutto, ma vorrei provare a fare un piccolo passo alla volta. Per me già essere quì è un grande passo. Spero di ritrovarvi tutti.

Se io fossi…Sherlock Holmes

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 Oggi svuotando il contenuto della mia borsa sul letto, perchè ero alla ricerca di una penna, mi è venuto in mente un programma televisivo che trasmettevano anni fa, in cui un concorrente si trasformava in detective che doveva trovare il proprietario di un oggetto smarrito, un oggetto comune, come una valigia, un’agenda, una giacca. Tramite questo oggetto, si può sapere quasi tutto del suo proprietario: età, sesso, che lavoro fa, se è sposato e altro, fino a rintracciare, grazie all’intuito, il proprietario dell’oggetto smarrito, che alla fine diventa il protagonista invisibile del programma. L’unico aiuto che concorrente aveva, era il telefono con relativi elenchi telefonici di tutta Italia.
Chissà dagli oggetti usciti fuori dalla mia borsa cosa si capirebbe di me!? P.s. uno degli oggetti mancanti è sicuramente il cellulare, quello mi è servito per fare la foto.

Dell’insonnia, del vento e dei Pronto senza risposta

Quelli che ti telefonano da numero sconosciuto e poi riagganciano, non li capisco proprio.
Il mio primo “Pronto”, ha sempre un tono positivo/curioso, al secondo “Pronto”, ho già il sospetto che l’interlocutore abbia qualche problema di linea, o nello specifico con la sottoscritta, e si potrebbe trattare di una sorta di mancanza , o di verifica del fatto che nonostante io sia morta, risponde ancora la mia voce al telefono, o è solo un folle di turno che ha fatto un numero a caso, ed evidentemente la sequenza dei miei numeri gli piace proprio tanto. Al terzo “Pronto”, il tono della mia voce è totalmente cambiato, sono spazientita, e anche irritata, perchè se mi devi dire qualcosa, vorrei che me la dicessi, anche se ho la sensazione che non si tratta di cose piacevoli. Se invece vuoi solo sentire me, che dico solo quell’instancabile mantra che è una successione infinita di “Pronto”, allora davvero mi sfugge il senso di questa cosa. Ma chissà quante cose sfuggono alla mia comprensione ogni giorno e quante volte farei meglio a vestirmi di leggerezza e fregarmene di tante cose. Oggi mentre soffiava un pò di vento, ho pensato che il vento non è solo. Non so il perchè di questo mio pensiero, ma ho sempre creduto che il vento si sentisse solo. Invece oggi ho avuto una sorta di illuminazione a riguardo. Ho pensato che lui sfiora un sacco di cose, le scuote, le sconquassa, le scompiglia, le accarezza, le fa cadere, le sposta, e son persone, prati, case, cose diverse, e lui non le sceglie, non c’è discriminazione nel suo passaggio, son tutti uguali per lui. Siamo tutti allo stesso livello.
E la cosa più bella è che lui non è solo, come io ho sempre creduto in passato. Se l’insonnia mi fa questo effetto, forse sarà meglio che inizi a pensare seriamente a farmi flebo di camomilla e melissa.

Incontrovertibile

Oggi pensavo a questa parola, incontrovertibile, al suo significato. ” che non può essere messo in discussione”

Ci sono cose che non possono essere messe in discussione? Persone, sentimenti, decisioni, scelte. Ce ne sono a milioni. E quando succede che qualcuno mette in discussione tutta la tua vita, per una sua scelta. Come la mettiamo?  Sto imparando a mie spese,  che la mia rigidità mentale e sentimentale nei confronti di certe cose mi sta portando a perdere la ragione.  E mi capita ora, troppo spesso, che a volte mi devo fermare, il respiro non c’è, ho fame d’aria, devo respirare profondamente, riacciuffare il respiro e ripetere a me stessa come un mantra: ” Stai calma, stai calma, stai calma, stai calma, così il respiro inizia ritornare ad essere regolare e i pensieri si distendono e la presa al collo si allenta. Stamattina il sorriso di G. mi ha destata per un attimo dal tepore emotivo che mi corrode l’anima.  Fuori vento e pioggia. Cielo nero come il colore del fondo di certi posti che ho dentro. Spero di riacquistare la memoria. Perché inizio a sentirmi persa davvero. Come se avessi dimenticato, chi sono, cosa desidero, cosa mi fa stare bene, cosa vuol dire davvero vivere.  E’ che non esiste un manuale per ritrovarsi. Esisto io. E questo è un fatto. Esistono gli altri. E questo è un altro fatto.  Gli altri che ti parlano, ti sfiorano, rimangono immobili, o scivolano via.Esiste tutta la storia del reagire, trovare la forza, andare avanti, superare, essere forte, vivere, rinascere e via cantando. Esisto io che tremo e piango, io che non mi ricordo neanche chi cazzo sono. Mi sembra di continuare a sbagliare, qualsiasi cosa io faccia o non faccia, mi sento inadeguata, sospesa, deludente, una pietra, incapace di poter dare qualcosa a chiunque.  Lo so, come dice Fabry, dovrei imparare a staccare quello che sento da quello che sono, perchè in realtà non siamo ciò che sentiamo. Ma io continuo ad essere quello che sento. E questo è un vicolo cieco. Chiudo questo post con una frase di una canzone: “La mente è debole per chi distintamente come noi, nuota in un mare che non c’è.”

Trilobiti 231# Overdose

Overdose

Dio, la mia testa!
Stamattina
già cinque caffè
e tanta nicotina
Dammi due cachet

E lo stomaco! Ci ho proprio
un chiodo nel duodeno
saranno le tre grappe
o i Campari a digiuno?
(Il Martini? ma via
ne ho preso solo uno!)

Piuttosto è la Vodka
che m’ha un po’ agitato
per fortuna col Valium
mi sono calmato
(ma, credi a me
il massimo è il Tavor
con Gin e Fernet)

Adesso però
devo star su
fino a domattina
mi sparo due caffè
Optalidon e Aspirina
e se proprio crollo
un’Anfetamina

Ah, sí le sigarette
io quando lavoro
devo aver lí sul tavolo
una stecca di Marlboro
se no, non riesco

Forza, partiamo!
Due whiskini ghiacciati
e scriviamo un bel pezzo
su quei poveri drogati

(Ahi, la mia testa,
presto altri due cachet)
Dunque: perché lo fanno?
Perché?
Perché?

tratta da PRIMA O POI L’AMORE ARRIVA di Stefano Benni

benni