Sonata in Do di Petto

Sono in ufficio, e mi sto ritagliando il mio piccolo spazio per oggi. Gli altri colleghi sono tutti euforici per scadenze varie di progetti, io vorrei solo essere il più lontano possibile da quì, magari su una montagna, da sola. Ieri penso di aver raggiunto l’apice dell’incazzatura. Almeno di questo periodo, perchè ho fatto di molto, ma molto peggio. A volte quando urlo durante qualche litigio, mi capita dopo di aver così male alla gola, da accorgermi solo in quel momento di quanto male ho fatto a me stessa a perdere le staffe e non solo a me ovviamente. Si litiga sempre con qualcuno, certo quel qualcuno potrei essere anche io, cosa che accade spesso. Solo che se litigo con me stessa, non urlo, rimango in silenzio o piango. Ieri ho dato un Do di petto, ma non solo ieri, mi capita a periodi, arrivano momenti in cui la mia buddhità evapora come se non fosse mai esistita. Non mi piaccio quando accade. Questa parte di me non mi piace affatto. Ho una lista chilometrica di cose che non mi piacciono di me ed elencarle tutte non cambierebbe la realtà dei fatti. Al posto della mia esibizione nella sonata in Do di petto, avrei preferito cantare l’ave Verum al duomo ed usare la mia voce per qualcosa di bello. Non mi sopporto quando perdo le staffe. In passato ho fatto delle cose di cui non vado fiera, guidata dalla rabbia, ma poi con gli anni ho iniziato a lasciar andare, a lasciar correre certe cose, a lasciarle completamente scivolare via, a non sbottare per una pressione o per un’ingiustizia o per un dolore. Ho incassato tanto in dolore e delusione, ma so anche che non è che abbiamo un serbatoio interiore che ci avverte che siamo pieni e che quindi altra merda non ne possiamo più ricevere, quella non ha limiti purtroppo, certa gente è nata proprio per generare merda e per gettarla nella vita degli altri. Io non sono un agnellino, ma cerco almeno di non maltrattare le persone gratuitamente, di non calpestarle, di non ferirle, di non usarle. In questi giorni ho parlato pochissimo. Come se avessi perso le parole, che si sono assottigliate fino a trasformarsi in muto silenzio. Quando divento così silenziosa, c’è sicuramente qualcosa che non va. C’è una parte di me impigliata da qualche parte e tutto il resto di me si muove nel quotidiano come sempre. Le persone pronte ad ascoltarci sono poche o anzi, forse nel mio caso non ce ne sono. Allora è meglio tacere.

Mattina di un sabato d’estate

Ci sono giorni in cui parto dal presupposto che non voglio arrabbiarmi. Allora anche se magari ho passato una notte a dir poco di merda, cerco di aggiustare il tiro con il resto. Mentre sono in bagno a lavarmi il viso con la coda dell’occhio intravedo Dalì che sta facendo pipì sul tappeto. E va bene, non importa, il tappeto si lava. Poi scendo di sotto e cerco di dare una svolta alla piega negativa che sta prendendo la giornata, facendo una colazione memorabile in un posto che io adoro. A volte d’estate faccio colazione sotto il chiosco in giardino. Quello era il chiosco dove da bambina giocavo con Buddha infliggendogli i peggiori travestimenti, ignorando chi fosse e me ne scuso ampiamente. Mi porto dietro un vassoio con una grande tazza di latte freddo, biscotti e caffè. Mentre faccio colazione, arriva Thor, il siberian husky di mia cugina Lucy e inizia a fissarmi con quei favolosi occhioni di ghiaccio nella speranza che gli molli qualche biscotto. Ovviamente lo faccio, ma nel frattempo arriva il piccolo invidiosetto di Dalì e inizia a lamentarsi, perchè anche lui recrimina un biscotto, anche se solitamente di mattina sgranocchia fette biscottate come se fosse una marmotta. E così la piega inizia a distendersi e facciamo amorevolmente colazione tutti e tre insieme, io, Thor e Dalì. Dopo poco arriva Biobà, lo sento col megafono avvicinarsi e decantare: ‘e perl ‘e zuccr, (perle di zucchero) ossia l’anguria, ‘e parcuoc pò vin, ossia le pesche da mettere nel vino rosso e così via…allora corro su a vestirmi, perche’ ovviamente sono ancora in pigiama, e vado a rendermi un minimo decente per poter fare la spesa alla fornitissima ape car di Biobà, se posso trovare una pecca al mio adorato Biobà, è la sua insistenza a farmi provare la frutta prima che io la compri, lo so che è un favore che mi fa, perchè vuole assicurarsi di accontentarmi, ma a volte mi sono appena svegliata e l’ultima cosa che voglio è mangiare una mela o un’arancia. Lui è sempre pronto col suo coltello per sbucciarti un frutto e porgertelo come se fossi alla corte di un re, solo che siamo davanti casa mia e il mio offritore di frutta preferito ha una testa di cavallo tatuata sul braccio.

Oggi una mia carissima amica compie 43 anni, vorrei farle gli auguri anche quì, anche se non legge il blog, perchè non sa che scrivo su un blog. Vorrei dirle che le voglio bene e che anche se non ci vediamo spesso, rimane sempre una delle sorelle che non ho mai avuto. Ti stringo sull’anima M.V.

Nel caso voleste approfondimenti sulla mia infanzia con Buddha e sul mio fruttivendolo di fiducia, vi rimando sotto al post agli articoli in cui ne parlo. Buon sabato a tutti!

Alien on board

A me non piace molto guidare. Ci sono arrivata tardi a guidare l’auto. E immagino che l’ho fatto solo perchè vivo in un posto dove se non hai l’auto, sei fottuto! I mezzi di trasporto funzionano malissimo da me e quindi per raggiungere i paesi vicini o la città, devi per forza avere un mezzo alternativo. Ai tempi delle medie imparai a portare il Sì blu della Piaggio, non so se qualcuno di voi se lo ricorda, per poterlo fare dovete essere nati almeno negli anni 70. Era di mia cugina Lucy, che quando prese la patente decise di darlo a me. Son rimasta a piedi non so quante volte, perchè finiva la miscela e non c’era nessuna spia ad indicartelo, te ne accorgevi solo quando il motorino si spegneva e allora dovevi iniziare a pedalare o a portarlo a mano. Per accenderlo dovevi pedalare velocemente e poi partiva, lo adoravo! All’epoca il casco non esisteva e nemmeno il patentino. Imparavi a guidare da autodidatta, idem per i segnali stradali e le regole da seguire. Eppure non ho mai fatto incidenti. Son caduta una sola volta da quel motorino, quando stavano facendo dei lavori stradali sul ponte vicino casa mia, io ero seduta dietro e guidava mia cugina, era sera e non c’erano nemmeno i lampioni stradali ed io feci un gesto automatico senza pensarci: misi la freccia allungando la mano, perchè ovviamente gli indicatori di direzione non c’erano sul motorino e dovevi metterli a mano, anzi a braccio, come si fa quando vai in bici, ricordo che per terra c’erano delle palle nere di ferro con sopra delle fiamme, immagino servissero per farti capire che c’erano dei lavori in corso, ed io allungando il braccio non vidi minimamente il segnale stradale che era stato posto proprio per quei lavori e lo colpii col braccio tirando il segnale per terra e cadendo ovviamente anche io dal motorino. Ricordo che rimasi a terra a ridere a crepapelle e che mia cugina che invece era rimasta seduta sul sì, mi guardò incredula prima di scoppiare a ridere anche lei. Ho fatto la gavetta su quel motorino per qualche anno fino ad arrivare ad avere il mio Mbk Evolis 50, col quale ho avuto il mio primo incidente serio (vi risparmio i particolari, ma è stato davvero un incidente brutto) e poi lo scooter che ho adesso che è un Liberty 150. A me è sempre piaciuta la vespa, ma poi non so per quale ragione non ho mai pensato di prenderne una. Per quanto riguarda l’auto, la uso per venirci a lavoro e poco altro. Da quando è iniziato il covid ho dovuto per forza prendere la macchina, perchè i treni son stati soppressi, e i bus al posto di aumentare son diminuiti. Se torno indietro nel tempo, posso vedere i semi di questa mio approccio non positivo verso le automobili da quando ero bambina ed ero l’unica del mio gruppo di amici a cui non piaceva andare nelle autoscontro, da noi chiamate “nduz nduz”. Dietro la mia auto c’è uno sticker che dice” Alien on board”, mi fu regalato da un amico tempo fa. Quell’aliena sono io. Giusto per essere chiari sul tema. Non è l’auto in sè che non mi piace, a volte è anche piacevole guidare con un bel sottofondo musicale, ma sono le cose di contorno che mi infastidiscono, in primis gli altri guidatori, tipo la gente che infrange continuamente il codice stradale, che suona il clacson, perchè è esaurita e non perchè ce ne sia davvero la necessità, poi c’è il problema del parcheggio, devi fare mille giri e al milionesimo giro, quando sei riuscito a trovare un posto, comunque sempre in Culonia, sei ormai esausto e di pessimo umore. Lo scooter è tutt’altra cosa, lo preferirò alla macchina anche quando sarò una vecchia decrepita, semmai arriverò ad esserlo. Sentire tutto con tutti i sensi senza avere intorno l’impalcatura dell’abitacolo, è qualcosa di indescrivibile. Ho sempre pensato che mentre sei tu a portare lo scooter, l’auto porta te. Forse è per questo che mi piace di più lo scooter, perchè sono io a portarlo davvero, con l’andamento del corpo nelle curve, diventa un tutt’uno con la persona che lo porta. Poi ovviamente c’è da dire che se ti becca un acquazzone improvviso mentre sei sullo scooter, tutta la poesia di poco fa, va a farsi fottere, insieme al tipo che vi sfreccia con l’auto accanto passando in una pozzanghera che vi colpisce come energia e vi fa maledire tutto e tutti.

Non so come mi sia venuta l’idea di questo post, vi lascio due immagini prese però dal web, uno è l’adesivo che ho sull’auto e l’altro di un sì identico a quello che portavo, uno scasso totale. Buon venerdì a tutti!

il motorino della foto era in un annuncio di vendita, quello di mia cugina Lucy è diventato parte della vallata dietro casa ormai, ma vi assicuro che è identico a quello della foto.

Waiting for Fall

Suona male, aspettare l’autunno quando siamo in piena estate? Che suoni male o meno, io odio il caldo e quindi voglio che finisca il prima possibile. Il clima influenza il mio stato d’animo? Direi di sì. Mi sono svegliata come se non fossi mai andata a dormire. Ieri sera Dalì non ne voleva sapere di dormire, mi ha fatta penare non poco per farlo calmare, poi stanotte l’afa ha fatto il resto. Stamattina quando ho messo in moto l’auto l’affittuario delle vacanze mi ha detto: “Marilù non mi sembri convinta di andare a lavoro?” In effetti penso di avere un’espressione del viso dove si legge tutto, sottopensieri e substrati del sottosuolo interiore. Sono trasparente, ma di questo non mi meraviglio. Non sono mai stata brava a simulare nulla. E di sicuro questo non mi ha reso le cose semplici in certe situazioni. Ho un formicolio che parte dalle estremità delle dita e pian piano sale fino al polso, penso che tra poco le mani smetteranno di scrivere. Il calcio è al minimo storico nel mio organismo e sembra non voler risalire affatto.

La cosa bella di questo periodo è che in ufficio siamo solo in due. Ancora fino alla prossima settimana. Un’altra cosa che apprezzo è la mancanza di traffico per arrivare a lavoro e il fatto che riesco a trovare un posto nel parcheggio anche all’ombra degli alberi, cosa impossibile quando ricomincia la scuola e per parcheggiare devi praticamente fare fuori qualcuno a colpi di crick.

Finite le cose belle.

L’otite e il mal di gola non mi mollano. Amici non ne vedo manco nel cannocchiale, inizio a pensare di non averne affatto. Ma io sono una buona amica? Non lo so, inizio a pensare di no. Uno dei miei più cari amici durante il lockdown si è fidanzato e da allora: puff! Scomparso completamente. L’anno prossimo si sposerà e mi ha chiesto di fare da testimone al suo matrimonio. Ecco, questa dovrebbe essere una cosa che mi rende felice. In effetti sono felice per lui, che si sposi e abbia forse trovato quello che cercava. Dico forse, perchè conoscendolo penso che non farà il grande passo per amore ma solo per paura di rimanere da solo. Mi sento una vera stronza a pensare questa cosa, ma lo penso davvero e lui lo sa e penso che questa consapevolezza lo abbia ovviamente fatto allontanare da me. Mettiamoci anche un’altra cosa però. Anni fa, mi si ruppe il cellulare ed io andai nel centro di telefonia dove lo avevo comprato per comprarne un altro. La commessa del negozio era proprio la futura sposa del mio amico ed era la prima volta che la vedevo e ovviamente ignoravo che sarebbe diventata la compagna di un mio amico a distanza di anni. Comunque la tipa fu molto scortese con me e si rifiutò di passarmi i numeri da una sim all’altra. Dopo questo evento, ho ovviamente cambiato negozio di telefonia e lei si è guadagnata un posto eccelso nella mia lista nera. Quando il mio amico mi disse che la stava frequentando, io ovviamente gli raccontai il fatto e lui mi ha detto che per un semplice avvenimento non posso giudicare una persona e che se l’avessi conosciuta avrei cambiato idea. Il punto è che in realtà non mi importa un fico secco di conoscerla, ma comunque le rare volte in cui ho avuto occasione di incontrarla in quest’ultimo anno mi sono mostrata cordiale anche se non penso diventeremo mai amiche. Quest’anno lei ha organizzato una festa a sorpresa per il compleanno di S., ha invitato anche l’ultimo degli ultimi, tranne me. Non me la legherò al dito questa cosa, ma evidentemente non nutre molta simpatia nei miei confronti e non fa nulla per nasconderlo ed io me ne farò una ragione anche se so che il prezzo che dovrò pagare sarà proprio l’amicizia con S.

Il suo allontanamento mi sembra una risposta a tutto.

Non so come mi sia venuta in mente questa cosa, ma sto cercando di recuperare il tempo perduto ed ho pescato nel sacchetto, un pò come facevo con le rune per sapere cosa mi aspettasse, ed oggi sul sassolino c’era questo racconto quì.

Ve l ho mai detto che adoro i sassi?

Vi lascio con una canzone a me molto cara che non ascoltavo da tanto ma che mi è balzata alla mente in questo istante. Le solite cose alla Marilù.

Alla prossima…e che sia presto!

Un venerdì di inizio agosto

Sono in ufficio, ho l’otite, di nuovo. Più di un mese fa sono andata sott’acqua sotto i 3 metri e da allora ho iniziato ad avere problemi all’orecchio destro. Sentivo pochissimo, poi perdite di sangue, acufemi…e poi dopo due settimane di cure e di paura è ritornato l’udito. Ora sto usando i tappi di silicone per andare sott’acqua, sembro la sorella di Shrek con sti due cosi arancioni che escono dalle orecchie, solo che per Shrek quelle sono proprio le orecchie e sono verdi!

Qualcuno mi chiese allora: “Ma perchè non puoi fare il bagno senza andare sott’acqua?” Ed io mi misi a ridere. Non esiste per me una nuotata senza andare sott’acqua. Preferisco non farlo affatto il bagno. Solo che evidentemente devo stare più attenta. Siamo solo 3 in ufficio, gli altri tutti in ferie. Io sono l’unica che andrà in ferie a settembre. Non penso che andrò da nessuna parte, ma è tutto da vedere. Si deciderà a settembre stesso. Per me già non venire in ufficio, sarà una vacanza. Ho voglia di fumare. Mi rollerei anche la noce moscata, non che non l’abbia fumata, già fatto, ai tempi dell’università insieme alla mia pazza compagna di stanza, quella con cui facevamo le strisce di alcol sul balcone e le davamo fuoco. Due dementi in pratica! Non so come funziona questa cosa, ma ogni tanto arriva sta voglia improvvisa di fumare, anche dopo mesi e mesi di totale astinenza, ma il più delle volte non l’assecondo.

Quì fa un caldo assurdo, lo so, è il 6 agosto, ma non sopporto questo clima. Il condizionatore in ufficio è rotto, in realtà non ha mai funzionato da quando sono quì, immagino che lo faranno aggiustare quando ormai sarà finita l’estate. In compenso c’è un fantastico pavimento con il mondo disegnato, solo che l’Africa è stata tagliata fuori, e quando sono entrata la prima volta quì dentro, i miei colleghi erano tutti entusiasti per questo pavimento supersonico ed io ero l’unica con un’espressione imbronciata e delusa, ma credo di essermene accorta solo io e di esserci rimasta male solo io.

Ieri finalmente ho riabbracciato mio fratello. Questo sì che è un bel regalo. Ormai le uniche persone che vedo sono i colleghi di lavoro, il benzinaio figo, la commessa del supermercato sudamericana, l’edicolante scoglionata, perchè non andrà in vacanza, il tabaccaio incazzato, perchè la gente non rispetta le norme per il covid e chi più? mia cugina e mia zia che abitano a fianco. Amici col lanternino. Già prima non è che facessi questa vita mondana, ma ora ho superato il limite dell’orsaggine. Anche perchè le conversazioni migliori le ho col mio cane. Sto guardando un pò di film, ho riacceso il kindle che ormai era morto e defunto, ho stracciato una mia ex alunna a scala 40, a cui non giocavo da più di 20 anni e lei penso che si sia pentita di avermi chiesto di giocare, dopo le prime 5 partite. Io pensavo di aver dimenticato anche come si giocasse, ho trascorso quella serata a ridere come una matta per questa cosa.

Per oggi direi che basta. Inizio a preparare lo zaino e me ne ritorno a casa.

Passo e chiudo amigos!

Kaiten-sushi o Sti cazzi?

Ho sempre trovato triste il fatto di dover aprire quelle finestrelle trasparenti e prendere in tutta fretta un uramaki o un nigiri prima che il nastro trasportatore se li risucchiasse nel suo ingranaggio di catena di montaggio. Per questa ragione in tutti questi anni di ristoranti giapponesi, mi son sempre rifiutata di sedermi davanti a quel rullo e mangiare giapponese. Però visto che sono sempre in quella fase “lascia andare”, non me la sono sentita di fare una questione con mr rafting su quale posto scegliere per mangiare un boccone ed ho lasciato a lui la scelta, e devo dire che si è anche meravigliato del fatto che lo lasciassi scegliere senza battere ciglio.

Ho indossato le mie fossette migliori, (quelle di cui parla così bene la Dickinson in una sua poesia),  prese in prestito da una versione di me che risale all’epoca del liceo, e mi sono armata delle migliori intenzioni per poter trascorrere una serata tranquilla. Appena entriamo nel ristorante, ci accoglie una cameriera, che io ingenuamente pensavo non dovesse esserci visto che alla fine ci si serve da soli. La sorridente ragazza ci ha indicato i posti liberi e ci ha chiesto cosa volessimo bere.  Appena mi sono seduta mi son resa conto che la persona con cui avrei cenato ce l’avrei avuta di fianco e non di fronte, in pratica avrei parlato tutta la serata con un nastro trasportatore che avrebbe trasformato ogni piatto in scorrimento in un’espressione facciale. Il mio rifiuto storico di andare in un posto così, si riferiva al fatto che a me non piace la fretta, non quando si mangia, non quando si fuma, o si sorseggia un bicchiere di vino, non quando si fa l’amore ( in questo caso si può fare uno strappo alla regola, dipende dalla situazione) ,  ma in pratica odio la fretta,  ed è per questo mi veniva l’orticaria al solo pensare di dover agguantare quella ciotola di ramen di fretta prima che potesse scomparire o essere afferrata da qualcun altro durante l’eterno girare del rullo-sushi, che dopo innumerevoli giri ha iniziato ad avere su di me l’effetto di un trip, un pò come la carta da parati di quel pub vicino al convento dove spesso andavo ai tempi del gruppo politico e dove vado a volte anche adesso con una mia amica dei tempi dell’esercito delle 12 scimmie. Alla fine della cena, ho accumulato una pila di piattini che la Loren di C’era una volta mi avrebbe fatto un baffo a confronto,  e mi son sentita piena-triste-inutile come se avessi appena scoperto che in realtà i Nirvana avessero avuto l’ispirazione per comporre Never mind mentre si facevano una ballata in una discoteca a suon di trombette techno. Morale della serata: Marilù stasera andiamo al kaiten-sushi? Veramente io proporrei di andare al ristorante Sti cazzi, è proprio dietro casa e mi dicono che si mangia da Dio!

20 Bucks: posacenere cercasi

Il cellulare vibra, è un sms del mio vicino di caso: “Hai per caso un posacenere in più?”

Io: “se guardi bene in cucina, dovrebbe essercene uno,  (che è grande come una minivasca), non puoi proprio non notarlo.”

Nel caso fosse stato usato da folletti invisibili per solcare i mari della loro noia, allora potresti usare un bicchiere, lo riempi d’acqua a metà, e magia: diventa posacenere! Ma dove sono finiti i gusci delle noci di cocco che diventano raccoglitori di anelli, di tempera, di cicche di sigarette? io li uso ancora! Altrimenti ci sarebbero quei negozietti che si chiamavano un tempo TUTTO A MILLE LIRE, ed oggi son diventati TUTTO A 90 CENTESIMI, dove entri per comprare una cosa e torni a casa che hai comprato tante cose, magari che non ti servono ad una cippa, e ti accorgi che hai dimenticato di prendere proprio il posacenere che ti mancava solo quando inizi a posizionare i nuovi acquisti.

Questo per dire: ma ci è o ci fa il ragazzo?

20 Bucks è il soprannome che gli è stato dato da Rospo dopo che gli avevo raccontato questo: https://crisalide77.wordpress.com/2017/05/16/sfigamenti-vari/

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Diario di un’aspirante suicida

Il tempo metereologico di oggi è lo specchio perfetto di quel che sento. Luce senza luce, freddo autunnale, terra bagnata da pioggia passata, le foglie sugli alberi ondeggiano sapendo che tra non molto gli toccherà morire, per poi rinascere ancora, sempre che qualche buon intenzionato non abbia abbattuto l’albero che le accoglieva o non abbia deciso, per qualche ignota ragione, di recidere i rami dove un tempo  le foglie danzavano. L’albero di noci è lì, che mi guarda e mi rimprovera, perchè lui sa.

Muto spettatore della mia vita, rimane lì immobile negli anni, mi vede crescere, andare via e tornare, mi vede sbagliare, piangere e morire, mi vede affannarmi per un pezzetto di vita serena, solo un piccolo pezzo, mi basterebbe, se non fosse che c’è qualcosa che non riesco ancora a comprendere, io sento che c’è qualcosa che non funziona. E mi sento a disagio.  E sì, che ancora sbaglio a soffermarmi su queste cose, e sì, che imparo e dimentico, inciampo e zoppico e mi fermo nel mio altroquando, e mi perdo. Ma è proprio così importante ritrovarsi? Per poi fare cosa? Per poi andare dove? Per poi stare in quale maledetto o benedetto modo?

Non so rispondere, se qualcuno si soffermasse a guardarmi in questo periodo, scorgerebbe qualche indizio inquietante, forse. Ma nessuno si sofferma, lo faccio ora io.

Sto leggendo i diari di due donne che si son suicidate. Punto zero.

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Serve pensare?

Il ventilatore nel suo movimento vorticoso fa muovere i fogli sparpagliati sul letto, ho appena consegnato un lavoro e non ho voglia di riordinare.

L’estate non mi piace, ma forse non è un mistero per chi mi conosce davvero, ma c’è qualcuno che mi conosce davvero? Non credo. Siamo un campo troppo vasto per poter essere davvero conosciuti da qualcuno e la vita mi ha insegnato che in realtà conosciamo ben poco di chi ci sta vicino, di chi amiamo, forse conosciamo solo quello che ci assomiglia, quello che capiamo o quello che vogliamo cogliere dell’altro. Ma ci serve conoscere l’altro?  Il telefono squilla, ma non rispondo, non ho voglia di parlare, di rispondere a domande, di ascoltare. Ultimamente è diventato difficile offrire il servizio di sfogatoio agli altri, ho troppi demoni che si muovono dentro e non riesco a sentire neppure la mia voce.

Il titolo di questo post è una domanda che mi hai fatto tu, dopo che io ti avevo detto che ero pensierosa.

“Serve pensare?” ti sei messo d’accordo con Osho, perchè lo stesso giorno in cui tu mi hai fatto questa domanda, mi è arrivata in posta una riflessione di Osho, da cui estraggo queste parole :

“La vita e’ un mistero non accessibile a coloro
che vogliono sempre analizzare,selezionare.
E’ invece un mistero accessibile a coloro innocenti,
che sono disposti ad innamorarsene, e  danzare con lei.”

Ecco la risposta a tutto,  sono fottuta proprio fottuta! Non c’è proprio scampo per una come me. Io non ti ho saputo rispondere, ti ho solo scritto: “già.” che stava a significare: hai ragione, non serve pensare, ma io continuo a farlo sbagliando, again and again and again.
Ora è proprio A forest che mi risuona dentro, allora accendo lo stereo e metto su il cd dei Cure, e canto a squarciagola come se volessi che queste parole arrivassero a quella me che è morta e sepolta da anni. Questa canzone sa di inverno, sa di Giulio, dei baci rubati e mordicchiati, delle anime vibranti che eravamo io e lui. Sa di un inverno che non c’è più.