Where is my mind?

E’ più di un anno che non scrivo. Non che non avessi nulla da raccontare, ma non riuscivo a farlo. A volte la vita corre veloce e nel correre si trascina via anche parti di te, in questo caso, di me. Però qualche volta faccio capolino in blog amici o come è capitato ieri, inciampo nelle parole di qualcuno di cui non avevo mai letto nulla prima ed ecco che ritorna la voglia di scrivere. Ed eccomi quì.

Son successe tante cose in questo anno, alcune dolorosissime, sono macigni che mi ancorano al suolo e mi tolgono il fiato, la voce. Ci sono dolori che non si possono descrivere a parole, sono lì, ti assediano, ti scavano dentro fino a svuotarti completamente, ti denudano e ti bloccano da qualche parte, dentro di te e senza accorgertene smetti di ricordare come ha avuto inizio, come hai fatto a fare delle cose mentre tutto accadeva e come hai gestito, affrontato giorni, mesi, ricacciando indietro le lacrime per non far pesare anche il tuo stato d’animo a chi già stava soffrendo.

Son successe anche cose belle in questo lungo tempo, inaspettate, intense, che mi hanno fatta ricordare che riesco ancora a provare quel che chiamano sentimenti, e che la brace si rianima e l’anima ritorna ad essere fiammeggiante. E’ passato un anno e sembrano esserne passati dieci. Durante questo anno ho perso amici, che mi auguro ritroverò in un’altra vita, ma so che non è così. Ho perso il sonno, ma questo non l’ho mai avuto. Ho ritrovato la musica, chiusa a doppia mandata nel sottoscala pieno di ragnatele, adesso piano piano si sta facendo strada per uscire dalla mia testa. Ho adottato Dalì, che è diventato parte integrante della mia vita, è famiglia. Ho vibrato nei tuoi abbracci ed ho pianto quando il treno mi ha portata lontana da te. Ho cambiato ufficio, per l’ennesima volta, altri scatoloni, altro trasloco, nuovi colleghi di lavoro. Ho letto pochissimo, ma ho una gran voglia consumare pagine e pagine di fumetti e di dissipare la pila della vergogna, come la chiama la mia ex alunna L.

Non so se riuscirò a raccontarvi tutto, ma vorrei provare a fare un piccolo passo alla volta. Per me già essere quì è un grande passo. Spero di ritrovarvi tutti.

Trilobiti 193# il mestiere di scrivere

Se le parole sono appesantite dall’emozione incontrollata dello scrittore, o se sono imprecise e inaccurate per qualche altro motivo, fatalmente occhi del lettore scivoleranno sopra di esse e non si sarà ottenuto un bel niente.

tratto da Il mestiere di scrivere di Raymond Carver

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Trilobiti 158# E poi perchè scrivere?

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Bene, sospirò Mathilde. Con il dito seguì un Lepadogaster a due macchie che nuotava sotto la lastra di vetro.
Doveva nutrirli, i pesci.
Cosa contava di fare, con Charles e le sue carezze?
Non era forse ora di tornasene in mare? Visto che stamattina non aveva voglia di seguire nessuno?
Che cosa aveva raccolto in tre mesi sulla superficie della crosta terrestre?
Uno sbirro che avrebbe dovuto fare la puttana,
un cieco cattivo come la peste e carezzoso,
un bizantinista cerchiatore,
una vecchia assassina.
Un buon bottino, in fondo.
Niente di cui lamentarsi.
Avrebbe dovuto scriverlo. Sarebbe stato più divertente che scrivere sui pettorali dei pesci.
-Sì, ma cosa? – disse ad alta voce alzandosi di colpo.
-Scrivere cosa? E perchè poi. scrivere?
Per raccontare la vita, risposte a se stessa.

tratto da L’uomo dei cerchi azzurri di Fred Vargas