Dell’insonnia, del vento e dei Pronto senza risposta

Quelli che ti telefonano da numero sconosciuto e poi riagganciano, non li capisco proprio.
Il mio primo “Pronto”, ha sempre un tono positivo/curioso, al secondo “Pronto”, ho già il sospetto che l’interlocutore abbia qualche problema di linea, o nello specifico con la sottoscritta, e si potrebbe trattare di una sorta di mancanza , o di verifica del fatto che nonostante io sia morta, risponde ancora la mia voce al telefono, o è solo un folle di turno che ha fatto un numero a caso, ed evidentemente la sequenza dei miei numeri gli piace proprio tanto. Al terzo “Pronto”, il tono della mia voce è totalmente cambiato, sono spazientita, e anche irritata, perchè se mi devi dire qualcosa, vorrei che me la dicessi, anche se ho la sensazione che non si tratta di cose piacevoli. Se invece vuoi solo sentire me, che dico solo quell’instancabile mantra che è una successione infinita di “Pronto”, allora davvero mi sfugge il senso di questa cosa. Ma chissà quante cose sfuggono alla mia comprensione ogni giorno e quante volte farei meglio a vestirmi di leggerezza e fregarmene di tante cose. Oggi mentre soffiava un pò di vento, ho pensato che il vento non è solo. Non so il perchè di questo mio pensiero, ma ho sempre creduto che il vento si sentisse solo. Invece oggi ho avuto una sorta di illuminazione a riguardo. Ho pensato che lui sfiora un sacco di cose, le scuote, le sconquassa, le scompiglia, le accarezza, le fa cadere, le sposta, e son persone, prati, case, cose diverse, e lui non le sceglie, non c’è discriminazione nel suo passaggio, son tutti uguali per lui. Siamo tutti allo stesso livello.
E la cosa più bella è che lui non è solo, come io ho sempre creduto in passato. Se l’insonnia mi fa questo effetto, forse sarà meglio che inizi a pensare seriamente a farmi flebo di camomilla e melissa.

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Dei call center e di altri demoni

Mentre ero alle prese con la preparazione del pranzo: c’erano ben due tegami sui fornelli, ha squillato il telefono fisso.
Ed ovviamente era un’operatrice di un call center, e la tipa inizia a parlare a mitraglietta, ma io davvero faccio fatica a capire dove vuole andare a parare stavolta, di solito dopo due frasi viene fuori il fatidico nome, ma ora di che prodotto si tratta? Di una compagnia telefonica che mi offre una linea adsl superveloce? anzi no, si tratta della fibra ottica, ormai l’adsl è già diventato demodè. Oppure si tratta dei prodotti erboristici dei frati benedettini di non so quale monte sperduto? delle cassate siciliane? delle mozzarelle di bufala? del pesce surgelato? di un weekend di vacanza dopo aver giustamente partecipato ad una presentazione di materassi ortopedici? Ma no, nulla di tutto questo! La ragazza, gentilissima, mi fa una serie di domande su cosa cucino, su che tipo d’olio uso, su cosa condisco con quest’olio, su che sapore abbia questo olio, su dove lo compro, se pizzica in gola, sul suo colore, la consistenza,(ed io penso: adesso mi chiede anche se lo riciclo o lo getto nel water!”, ma mentre le domande si susseguono ed io rispondo a tutto, ma proprio a tutto, inizio a capire..che di OLIO si tratta. Sono lenta, lo so, capisco sempre un attimo dopo,  ma poi piano piano ci arrivo pure io. E so anche di essere stata scelta come migliore ascoltatrice di operatori di call center dell’anno, e adesso mi hanno chiamata per comunicarmi che presto mi regaleranno un mese di soggiorno in una capanna in Patagonia, dove finalmente nessuno mi potrà più telefonare, dove finalmente potrò godermi il silenzio e potrò disintossicarmi dallo stress causato dagli operatori dei call center. So che questo ambito premio è mio, e me lo sono strameritato,  perchè non chiudo mai il telefono in faccia agli operatori, anche se sono sgarbati, li faccio parlare lungamente, mi faccio spiegare cose di cui non mi frega una cippa, ma questo è un particolare da non prendere in considerazione, mi rendo conto di essere semplicemente EDUCATA, ma aggiungerei anche una cogliona, se proprio devo dirla tutta. E me lo merito davvero, dopo migliaia di telefonate e di gentilezza profusa verso innumerevoli sconosciuti che mi hanno parlato dei più disparati prodotti, con i loro accenti sempre diversi, i loro toni pseudo-convincenti, immagino che anche loro il più delle volte, se non proprio sempre, si stavano chiedendo: ma che cazzo sto dicendo?
Ritornando alla dolce Alina, che io immagino bionda, con lunghi capelli lisci raccolti dietro la nuca e dagli occhi risucchiati da un terso cielo di maggio, ecco che inaspettatamente inizia a parlarmi della sua vita. Ed io che ero seduta sul bracciolo del divano, non riuscivo proprio a fare a meno di ascoltarla, anche se pensavo: brava, continua a stare lì impalata mentre  si stanno carbonizzando i due spicchi d’aglio nell’olio, così adesso potrai anche spiegarle che odore ha l’aglio bruciato nell’olio che sei solita usare!

Ma lei mi racconta che ha 26 anni e che è già sposata, e lo sottolinea, come se fosse una cosa impossibile da credere, e continua dicendomi che ha già una figlia di 3 anni, e ride. Perchè ride?  questo lo sa soltanto lei.
Ed io penso: complimenti! ma perchè me lo stai dicendo? E lei incalza e oltretutto continua a chiamarmi Maria, ma io son certa di averle detto che mi chiamo Marilù, ma sorvoliamo, anche se ogni due frasi, se ne esce con: “Signora Maria”, ed io inizio a sentirmi a disagio. ma chi diavolo è questa signora Maria? e poi inizia a dirmi quanto le manca la sua famiglia che vive altrove, dall’accento immagino in un paese dell’est, e che sua madre si chiama proprio come me, ossia come la falsa me, visto che non so chi sia questa signora Maria. E mi chiede se mi piace il mio paese ed io le dico di no, per niente! E lei non se lo aspetta e mi chiede se ci sono monumenti da visitare,ed io mi metto a ridere e le dico: no Alina, ti assicuro che non c’è nulla da visitare quì, uno sgarrupo totale!

Al culmine della conversazione mi rendo conto che ormai l’aglio è andato, e che se non voglio che prenda fuoco l’intera cucina, devo proprio dire  ad Alina che il premio può spedirmelo per posta, anche se mi perderò i suoi fantastici occhi color cielo di maggio terso, ma non si può proprio avere tutto dalla vita, no?