Il vocaboletano – #4- ‘o canzo

Siamo arrivati al quarto appuntamento con la consueta rubrica di napoletano tenuta da me e dal mio gatto-socio Gintoki.   Potrete trovarla in formato tascabile dal vostro edicolante di fiducia,  ed anche in versione digitale con tanto di pronuncia, sia mia che del vostro fidato  felino.   Tra non molto sarete già in grado di aggirarvi per Spaccanapoli senza destare nessun sospetto sulle vostre reali origini.

Il vocabolo di oggi è ” ‘o canzo”. Canzo oltre ad essere un comune situato nella provincia di Como, è anche una parola del nostro dialetto.

Questo termine mi è stato offerto su un piatto d’argento da un impiegato di un ente pubblico a cui mi ero rivolta pochi giorni fa, per avere un documento, ossia un timbro su un foglio. Mentre il tipo era impegnato in una telefonata privata, io ho messo a punto una serie di espressioni facciali molto convincenti, infatti alla fine della sua telefonata mi ha detto: Marilù ( e non è che mi conoscesse, ma aveva in mano la mia carta d’identità),  damme o’ canzo!

E poi, nel dubbio che io potessi avere degli antenati vichinghi, ha anche aggiunto la traduzione: mi devi dare il canzo, tu lo sai che cos’è il canzo? o’ tiemp Marilù! ossia il tempo.

Io ho sorriso, perchè oltre al nome, sul documento c’è scritto anche che sono italiana, e nella fattispecie campana, ma per questo simpatico impiegato, io dovrei ignorare il nostro dialetto ed essere stata cresciuta da genitori nordici, magari proprio nel comune di Canzo.

Ma passiamo al termine canzo.

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Si riferisce al termine “tempo” e dovrebbe derivare dal francese “chance”, possibilità, occasione, opportunità.

Dammi l’opportunità, dammi il destro, dammi il tempo di…, ed è espressione usata in risposta risentita verso chi importuna qualcuno con pressanti reiterate richieste e sollecitazioni affinchè l’importunato faccia celermente qualcosa, svolga un compito assegnatogli, un esempio pratico? ( io che guardo in cagnesco l’impiegato che se ne frega altamente del fatto che tra meno di un’ora se non consegnerò il documento che deve timbrarmi, l’ufficio in cui devo recarmi chiuderà e il tutto slitterà ad un’altra data da definirsi, in quale settimana, di quale mese non si sa!)

E quindi chi, in procinto di operare alcunché, si vedesse cosí inopportunamente sollecitato, potrebbe rispondere infastidito con la frase: damme ‘o canzo!, che significherebbe: E non importunarmi! Vedi che mi sto accingendo al da farsi, lasciami il tempo necessario; non pressarmi, non sollecitarmi fastidiosamente: dammi l’opportunità di, accordami il tempo di…, consentimi di…
Da canzo deriva il verbo denominale canzare/canzà usato quasi sempre in forma riflessiva e molto spesso nell’imperativo negativo: Nun te canzà! :Non permetterti di…
Non deriva,  invece, dalla voce canzo il verbo scanzare/scanzà e scanzarsi che nel significato di evitare, schivare,sfuggire ed al riflessivo tirarsi da parte, spostarsi, liberarsi da un impiccio.

Vi ringrazio per avermi  dato il canzo di spiegarvi bene il vocabolo di questa settimana.

Buona serata a tutti!

 

C’è tempo

Ieri ho rivisto l’imperatore, dopo settimane di assenza..si è seduto proprio d’avanti a me, avrei potuto sfiorargli i capelli d’argento.  Ovviamente non l’ho fatto, lui non sa neppure il mio nome, ma mi sorride, mi accoglie in un cortile soleggiato ogni volta che lo fa. Avete presente le persone che sorridono prima con gli occhi che con le labbra? Ecco, lui è uno che fa così. I suoi gesti, lenti, precisi, naturali si susseguono seguiti dal mio sguardo,  c’è da ipnotizzarsi dietro quei movimenti. Lo so, rischio di sembrare una matta…ma chi non lo è, in misura e in modo diverso, chi non è matto? Il mio imperatore aveva in mano Nemesi di Philip Roth, anche lui guardava cosa stessi leggendo io, un fumetto ovviamente, non riesco a leggere altro ultimamente. Sono stanca, svogliata, confusa, disordinata nei pensieri, nel modo di vivere. Ieri mentre mi allontanavo da Napoli, avevo le cuffiette nelle orecchie e l’ipod casualmente ha scelto “C’è tempo “di Fossati. Ora ditemi che è un caso, ma non credo lo sia. Le lacrime hanno iniziato a salire..per poi uscire fuori.  Mi rendo conto di risultare paranoica. Penso sempre a quello, il mio doc si metterebbe a ridere e mi direbbe: allontanati dai pensieri negativi e considera il pensiero come parte al di fuori di te. Ed io gli dico: caro mio doc..se avessi saputo fare quest’esercizio che tu con tanta pazienza stai cercando di insegnarmi, allora non sarei stata un anno a disintegrarmi così. Perché in effetti, non me la passo bene. Tra una cazziata di un amico, e un silenzio di qualche altro, me la devo cavare da sola al di là di qualsiasi bel discorso, pianto o delirio. E stare con me, sola con me, è un bel giro sulle montagne russe, ma ad andare sempre così veloce, mi gira la testa, mi viene voglia di scendere, di fermare tutto. La signora madre natura, chiamiamola così, mi ha detto che le faccio paura. Ecco, su questo punto devo spendere due parole. Sapete cosa le fa paura? La mia calma.  E’ qui mi verrebbe da ridere. Chiedilo al mio doc se sono calma? Gli ansiolitici li prendo perché altrimenti davvero non so come farei a contenere il macigno che si sposta dal petto, alla testa e così via. Ho anche la dermatite da stress! mai avuta in vita mia. Ad agosto dell’anno scorso mi è spuntata. E allora questa calma da dove diavolo viene? C’è da scavare, per saperlo, ma a me sembra di non avere più le mani per farlo.  Non lo so, proprio da dove provenga,  ripenso sempre al mio mantra preferito: devi crollare Marilù! Se ti vuoi salvare, devi crollare fino alla fine. Ma io mi voglio salvare? E’ che non ho voglia di chiedermelo. Oggi niente domande a me, a voi, a nessuno. Non lo so se c’è tempo.. ma so che quando ho riascoltato la canzone ieri, in ogni sua parola, mi sembrava  mi fosse venuta incontro. Soprattutto nel punto:

“C’è un tempo bellissimo tutto sudato
una stagione ribelle
l’istante in cui scocca l’unica freccia
che arriva alla volta celeste
e trafigge le stelle
è un giorno che tutta la gente
si tende la mano
è il medesimo istante per tutti
che sarà benedetto, io credo
da molto lontano
è il tempo che è finalmente
o quando ci si capisce
un tempo in cui mi vedrai
accanto a te nuovamente
mano alla mano
che buffi saremo
se non ci avranno nemmeno
avvisato. ”

Questa è per voi, è già passata da qui, ma adesso è diverso. E’ tutto diverso, lo sono io, lo siete voi, lo è il tempo che ha cambiato le cose..e quello che verrà dopo, spero possa essere quello che abbiamo sognato e desiderato.

Buona serata a chi passa di qui.

 

Trilobiti 237# il tempo di essere liberi

…Perché quando compro qualcosa non la compro con i soldi, ma con il tempo della mia vita che è servito per guadagnarli.
E il tempo della vita è un bene nei confronti del quale bisogna essere avari. Bisogna conservarlo per le cose che ci piacciono e ci motivano. Questo tempo per se stessi io lo chiamo libertà.
E se vuoi essere libero devi essere sobrio nei consumi. L’alternativa è farti schiavizzare dal lavoro per permetterti consumi cospicui, che però ti tolgono il tempo per vivere.”

José Pepe Mujica

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Trilbiti 210# il tempo è un bastardo

C’è ancora tutto: la piscina con le piastrelle portoghesi azzurre e gialle, l’acqua zampilla come una risata lungo un muro di pietra nera.
La casa è identica, però silenziosa.
Quel silenzio non ha senso.
Gas nervino?
Overdose collettiva?
Una retata?, mi domando, mentre seguiamo una domestica lungo una curva di stanze moquettate, con la piscina che ammicca da ogni finestra.
Cos’altro potrebbe aver messo fine alle feste che non finivano mai?
Niente di tutto questo. E’ che sono passati vent’anni.

tratto da Il tempo è un bastardo di Jennifer Egan

She’s got her ticket

Dodici anni fa.
Il telefono squilla, io rispondo e rimango immobile con la cornetta stretta nella mano e non riesco più a pensare, i pensieri si staccano come coralli da una collana, e non riesco a prenderne più nemmeno uno, sono sparsi per terra alla mia testa, alla mia anima che ha perso la voce, ho capito solo il tuo nome seguito dalla parola “coma”.
Poi non sento più la voce dell’interlocutore dall’altra parte, non è più una voce, non è più niente, penso a cosa sia successo e non ascolto più, creo nella mente immagini, mie, tutte sbagliate.
Il casco che si stacca, tu che cadi dallo scooter. Non so perché, io ho visto esattamente questa scena nella testa. Ma non è andata così. No.
Quando qualcuno muore, inizia a non contare più il come sia successo, ma solo il fatto che sia accaduto. Eppure io ci penso al come sia successo a te.
Penso che avremo potuto non farlo succedere.
Avrei voluto che qualcuno mi preparasse a tutto questo, avrei voluto saperlo prima che stava succedendo. Non siamo mai pronti per far rompere la diga del dolore, non siamo pronti ad accoglierlo, a farci invadere in ogni parte, a dare un senso alla morte. Ad accettare la perdita.
Io non ero pronta, no.
E’ da allora che non riesco ad ascoltare più Tracy Chapman.
Come se riascoltarla, potesse riportare quel flusso di dolore di nuovo in circolo.
Che stupida che sono, se ci penso, il vuoto è sempre lì, allo stesso posto e insieme al vuoto ci sei tu, che sei rimasta uguale a prima.
Per te gli anni non sono passati, continui ad avere 17 anni e ne avrai 17 anche tra vent’anni.
Mi viene in mente quell’ultima volta in cui ti ho vista, avevi gli occhi stanchi, ma vivi, pieni del fuoco della vita, i capelli biondi raccolti in una treccia. Ripenso al tuo sorriso mentre stringevi quel cd di Tracy Chapman e mi parlavi dei testi delle sue canzoni.
Chissà se hai saputo che al tuo funerale, proprio tuo fratello ha letto il testo di She’s got her ticket con la voce rotta dal pianto.
“lei ha il suo biglietto
penso che lo userà
penso che stia per volare via
nessuno dovrebbe provare a fermarla
e persuaderla con il loro potere
lei ha detto che ha preso una decisione…ma lei sa dove il biglietto la porta e lei troverà il suo posto al sole”.

Io spero che tu lo abbia trovato il tuo posto al sole. Ti voglio bene Maria.
Ovunque tu sia adesso, rimani in me con la stessa forza.

Trilobiti 176# Cosmopolis

DeLillo[5]

Perché oggi il tempo è un bene aziendale. Appartiene al sistema del libero mercato. Il presente è più difficile da trovare. Lo stanno risucchiando fuori dal mondo per fare posto a un futuro di mercati incontrollati ed enormi potenziali di investimento. Il futuro diventa insistente. Ecco perché presto accadrà qualcosa, forse oggi stesso, – disse la donna, guardandosi furtivamente le mani. – Per correggere l’accelerazione del tempo. Per riportare la natura alla normalità, più o meno.

Don DeLillo – Cosmopolis