Un saluto all’uomo che mi regalò una rosa

Ieri è morto il mio vicino di casa. Colui che mi regalò quella rosa rossa un giorno che stavo passando davanti casa sua.

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Non lo vedevo da tanto, era ormai allettato da qualche anno. L’ho rivisto ieri, sul letto quando ormai c’era solo il suo corpo e l’anima era già volata via. Ho visto però sua moglie in questi anni e dall’espressione del suo viso capivo che le cose non stavano andando bene. Vivere nel quartiere dove sono nata mi porta a ricordare tanti aneddoti che mi legano alle famiglie dei miei vicini di casa. E poi ci lega tutti il periodo del terremoto del 1980, quando abbiamo vissuto nello stesso capannone per mesi. Quando ero piccola giocavo sempre nella strada davanti casa, ero quella bimba con le ginocchia sempre sbucciate, scorazzavo su una bici blu e rientravo solo quando le urla di mia madre si facevano insistenti. Ora non ci sono più bimbi che giocano nella strada, ci sono troppe auto. Il mio vicino era un tipo silenzioso ma aveva sempre un sorriso da donarti. Voglio ricordarlo con gli occhi sorridenti e quella rosa rossa in mano che mi regalò. Buon viaggio!

He’s got his ticket…

il vino

A. è sicuramente il bestemmiatore della porta accanto che preferisco in assoluto.
Come dimenticare il nostro primo incontro avvenuto in pieno inverno.
Lui bussa alla porta, Samì abbaia con la bava alla bocca. Io apro e A. mi appare davanti con gli infradito ai piedi e una felpa col cappuccio tirato in testa.
Ma chi cazzo sei? penso io..ma non dico nulla. Lo guardo e aspetto che mi parli lui.
E lui..bè veramente volevo chiederti se potevi aprirmi questa bottiglia di vino e mi porge la bottiglia.
Ah, faccio io..va bene entra.
E lui: No, no..non vorrei che il cane mi aggredisse e poi non vorrei disturbare.
Ed io: ma no, ma hai visto quanto è grande il cane?
Su entra, che vado a cercare l’apribottiglia.
Cosa ho visto in questo frangente? solo due occhi spuntare dal cappuccio..due occhi come?
Boh..vabbè…dopo che mi avrà sgozzata, nessuno potrà chiedermi un identikit del killer del cappuccio e degli infradito.
A distanza di mesi, stasera A. è venuto di nuovo a chiedermi l’apribottiglia..ma stasera niente felpa col cappuccio, aveva una cresta punk e un sorriso timido.
Il bello è che quando lo sento bestemmiare e inveire contro i suoi compagni di casa, non riesco proprio a immaginare che sia lui a parlare in quel modo. Eppure la voce è la stessa.
Cosa ho capito stasera? che prima o poi gli regalo un apribottiglia e che domani gli chiederò cosa significa quella “R” che ha tatuata sul braccio.
Meno vino Marilù.
Dai, che ce la fai.
Buonanotte a chi legge..intanto fuori piove ed io preferisco non rileggere quello che ho scritto ed ascoltare Piero Ciampi.

Com’è bello il vino

Rosso rosso rosso,

Bianco è il mattino,

Sono dentro a un fosso.

E in mezzo all’acqua sporca

Godo queste stelle,

Questa vita è corta,

È scritto sulla pelle

I bestemmiatori della porta accanto #2

La prima volta che ho visto P., non abitava ancora qui, ossia non ci separava solo un muro.
Veniva ogni giorno a trovare V. a cui è legato da grande amicizia e ritornava a casa sua solo per dormire.
Occhi da cerbiatto e sorriso altrove, non riesco mai a capire quanta tristezza ci sia dietro quello sguardo aperto, ma a tratti semibuio, si intravedono spiragli di malinconia e crepe di rabbia e solitudine interiore.
La sua migliore amica è una maialina che si chiama Stella, a cui fa il bagnetto, come se fosse un bimbo e che qualche volta fa dormire accucciata accanto a lui nel suo letto.
Quando parla di lei, nel tono della sua voce c’è un affetto incredibile.
E’ lui che crede che Samì sia una cagnolina e che si è beccato anche un morso da lui, un giorno che ha avuto la fantastica di idea di accarezzarlo mentre ancora non lo aveva riconosciuto.
Da quel giorno mi son sempre sentita un po’ a disagio..il punto è che Samì apparentemente sembra un peluche, ma ha l’indole di una tigre e se avverte pericolo, scatta come un caimano.
Se fosse stato un cane di taglia grande, lo avrebbero già abbattuto, a causa dei danni che ha fatto in questi sette anni di vita canina.
Quando andai al concerto dei Cure lo scorso luglio, ricordo che P. mi chiese a quale concerto fossi andata e quando gli risposi che si trattava dei Cure, lui mi guardò con occhi persi ( ma chi diavolo sono?) ed io non ho potuto fare a meno di sentirmi vecchia.
In compenso in quella occasione, mi ha parlato per mezz’ora dei Muse, con entusiasmo inesauribile e contagioso.
A settembre dell’anno scorso, P. si è trasferito nell’appartamento accanto e lì ho constatato che:
quando si incazza, Raoul re di Hokuto a suo confronto è una mammoletta ciucciacalzini.
che è un grande scommettitore e la sua seconda casa è la Snai.
che durante una partita del Milan ad un goal di Pato ha sfasciato mezzo casa e già me lo son figurato a caduta d’angelo sul tavolo da pranzo.
Che mangia come un maiale, ma è magro come un chiodo.
che è iperattivo, non l’ho mai visto stare fermo più di 5 minuti.
che lo scorso inverno anche se pioveva, scendeva in cortile da solo a giocare a pallone.
che per lui la pausa tè dura come minimo un’ora.
che da due mesi esce ogni giorno alla stessa ora e quando rientra sta leccando un cono gelato.
che possiede una chitarra ma non l’ha mai suonata.
che canta di continuo singing in the rain e obladi oblada.
che si aggira con un asciugamano in vita in cortile come se stesse in procinto di fare una doccia.
Che altro dire? nonostante tutte queste piccole constatazioni, ho idea che di lui so ancora poco.
Ma questo è il bello dei vicini di casa: avere indizi fuorvianti e così l’immaginazione può prendere il volo.
Alla prossima!