Diario di un’aspirante suicida

Il tempo metereologico di oggi è lo specchio perfetto di quel che sento. Luce senza luce, freddo autunnale, terra bagnata da pioggia passata, le foglie sugli alberi ondeggiano sapendo che tra non molto gli toccherà morire, per poi rinascere ancora, sempre che qualche buon intenzionato non abbia abbattuto l’albero che le accoglieva o non abbia deciso, per qualche ignota ragione, di recidere i rami dove un tempo  le foglie danzavano. L’albero di noci è lì, che mi guarda e mi rimprovera, perchè lui sa.

Muto spettatore della mia vita, rimane lì immobile negli anni, mi vede crescere, andare via e tornare, mi vede sbagliare, piangere e morire, mi vede affannarmi per un pezzetto di vita serena, solo un piccolo pezzo, mi basterebbe, se non fosse che c’è qualcosa che non riesco ancora a comprendere, io sento che c’è qualcosa che non funziona. E mi sento a disagio.  E sì, che ancora sbaglio a soffermarmi su queste cose, e sì, che imparo e dimentico, inciampo e zoppico e mi fermo nel mio altroquando, e mi perdo. Ma è proprio così importante ritrovarsi? Per poi fare cosa? Per poi andare dove? Per poi stare in quale maledetto o benedetto modo?

Non so rispondere, se qualcuno si soffermasse a guardarmi in questo periodo, scorgerebbe qualche indizio inquietante, forse. Ma nessuno si sofferma, lo faccio ora io.

Sto leggendo i diari di due donne che si son suicidate. Punto zero.

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Serve pensare?

Il ventilatore nel suo movimento vorticoso fa muovere i fogli sparpagliati sul letto, ho appena consegnato un lavoro e non ho voglia di riordinare.

L’estate non mi piace, ma forse non è un mistero per chi mi conosce davvero, ma c’è qualcuno che mi conosce davvero? Non credo. Siamo un campo troppo vasto per poter essere davvero conosciuti da qualcuno e la vita mi ha insegnato che in realtà conosciamo ben poco di chi ci sta vicino, di chi amiamo, forse conosciamo solo quello che ci assomiglia, quello che capiamo o quello che vogliamo cogliere dell’altro. Ma ci serve conoscere l’altro?  Il telefono squilla, ma non rispondo, non ho voglia di parlare, di rispondere a domande, di ascoltare. Ultimamente è diventato difficile offrire il servizio di sfogatoio agli altri, ho troppi demoni che si muovono dentro e non riesco a sentire neppure la mia voce.

Il titolo di questo post è una domanda che mi hai fatto tu, dopo che io ti avevo detto che ero pensierosa.

“Serve pensare?” ti sei messo d’accordo con Osho, perchè lo stesso giorno in cui tu mi hai fatto questa domanda, mi è arrivata in posta una riflessione di Osho, da cui estraggo queste parole :

“La vita e’ un mistero non accessibile a coloro
che vogliono sempre analizzare,selezionare.
E’ invece un mistero accessibile a coloro innocenti,
che sono disposti ad innamorarsene, e  danzare con lei.”

Ecco la risposta a tutto,  sono fottuta proprio fottuta! Non c’è proprio scampo per una come me. Io non ti ho saputo rispondere, ti ho solo scritto: “già.” che stava a significare: hai ragione, non serve pensare, ma io continuo a farlo sbagliando, again and again and again.
Ora è proprio A forest che mi risuona dentro, allora accendo lo stereo e metto su il cd dei Cure, e canto a squarciagola come se volessi che queste parole arrivassero a quella me che è morta e sepolta da anni. Questa canzone sa di inverno, sa di Giulio, dei baci rubati e mordicchiati, delle anime vibranti che eravamo io e lui. Sa di un inverno che non c’è più.

Reflex blinks: Rullo di tamburi

 

 

 

 Aspiranti monaci tendono inaspettati timpani

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Reflex blinks: scritte

Indelebili tratti de-scrivono umane vicende

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Reflex blinks: Occhi

Sonnolenti battiti di ciglia racchiudono fragili esistenze

 

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Marilù

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Alcune barche restano nel porto per paura
che le correnti le trascinino via, altre arrugginiscono in porto senza aver mai acceso il motore, il loro viaggio è finito ancora prima di iniziare.
Poi c’è Marilù una barca salpata da un porto che non conosciamo, diretta a un porto che ignoriamo, sembra una piccola barca qualunque ma in lei dimora un invito rivolto a tutti quelli che hanno la fortuna di incrociarla: navigate senza paura nel mare della vita!
Cristian